A Villa Adriana riaffiora un’iscrizione dedicata al fulgur submanium, rara testimonianza del rito romano del fulgur conditum che consacrava i luoghi colpiti dal fulmine, aprendo nuove letture sulla religiosità antica.

Una scoperta che illumina la religiosità romana a Villa Adriana

A Villa Adriana, nell’area del cosiddetto Anfiteatro, le recenti indagini archeologiche hanno riportato alla luce una testimonianza rarissima del rito del fulgur conditum, la pratica con cui i Romani consacravano i luoghi colpiti dal fulmine. Nell’ambito dello scavo condotto dal Dipartimento di Studi Umanistici (DISTUM) dell’Università di Urbino, su concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, è emersa una lastra marmorea con l’iscrizione FVLGVR SVBMANIVM, collegata al culto di Summano, divinità dei fulmini notturni.

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Area dello scavo nell’Anfiteatro di Villa Adriana con la struttura del fulgur conditum

Il fulgur conditum e il significato della lastra FVLGVR SVBMANIVM

La lastra, ancora in posizione originaria sul fronte di una piccola struttura quadrangolare in tufo legato da malta, misura circa 40 per 35 centimetri e reca in due righe di capitali la formula FVLGVR SVBMANIVM. Nella religione romana le folgori diurne erano attribuite a Giove, mentre quelle notturne a Summano: la caduta del fulmine segnava l’irruzione del divino nello spazio umano, rendendo il luogo religiosus e sottraendolo all’uso ordinario. Le tracce materiali colpite venivano raccolte e sepolte in un bidental, accompagnate da sacrifici e formule rituali: è a questa deposizione che rimanda l’espressione fulgur conditum.

Il complesso individuato dagli archeologi appare dunque connesso alla sacralizzazione del punto esatto raggiunto dalla folgore e potrebbe costituire il segnacolo o la delimitazione dello spazio sacro. La conservazione dell’iscrizione nel suo contesto originario rende il rinvenimento un unicum di grande valore per comprendere le pratiche rituali legate ai fenomeni atmosferici nell’antichità.

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Dalle grandi architetture ai riti nascosti della residenza imperiale

La scoperta, sottolineano i responsabili dello scavo, sposta l’attenzione dalle monumentali architetture di Villa Adriana alla dimensione più intima della religiosità romana. Il segno materiale della sacralizzazione di un luogo colpito dal fulmine permette di ricostruire nel dettaglio le procedure rituali e di leggere in modo nuovo la storia di questo settore della residenza imperiale. Il rapporto stratigrafico tra il fulgur conditum, la rasatura del palazzo individuato nell’area dell’Anfiteatro nel 2024 e il successivo seppellimento delle sue strutture potrà chiarire le trasformazioni dell’intera zona monumentale.

Veduta dell’area di ritrovamento con archeologi al lavoro a Villa Adriana

Il Ministero della Cultura e l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este evidenziano come le concessioni di scavo in corso, insieme alle indagini che prenderanno avvio nei prossimi mesi, stiano restituendo risultati inattesi e inediti. Dopo i celebri ritrovamenti del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, dove un fulmine in bronzo deposto con una freccia in selce ha riportato in primo piano il tema del fulgur conditum, la lastra di Villa Adriana aggiunge un tassello eccezionale a questo orizzonte religioso, offrendo una testimonianza ancora conservata nel suo contesto originario.

La sinergia tra Università di Urbino, Ministero e Istituto Villa Adriana e Villa d’Este continuerà a sostenere le indagini, anche attraverso laboratori dedicati e nuove tecnologie per l’imaging applicato all’archeologia. La ricerca conferma così la capacità dell’archeologia di restituire, a partire da poche ma eloquenti tracce materiali, pensieri, riti e forme della relazione con il divino nel mondo romano.

Foto: Ufficio Stampa

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