Sotheby’s disperde a Parigi oltre duecento opere raccolte in più di cinquant’anni da Michel Périnet e Françoise Cailles. Tra i lotti, sei lavori di Francis Picabia, mobili Art Déco e rari gioielli di Lalique e Boivin.

Oltre duecento opere tra dipinti surrealisti, mobili Art Déco, gioielli e libri d’arte. La collezione Michel Périnet e Françoise Cailles sarà dispersa da Sotheby’s a Parigi attraverso tre aste in programma dall’1 al 4 dicembre 2026. Il nucleo riunisce sei lavori di Francis Picabia rimasti lontani dallo sguardo del pubblico per decenni, creazioni di René Lalique e René Boivin e arredi firmati, tra gli altri, da Jean Dunand, Eugène Printz e Joseph Csaky.

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Più che l’accostamento di nomi importanti, a rendere riconoscibile la raccolta è però il dialogo costruito dai due collezionisti nella loro casa di Saint-Germain-des-Prés. Surrealismo, Art Nouveau, Art Déco, gioielli e opere africane e oceaniche convivevano nelle stanze come parti di un unico ambiente, continuamente trasformato attraverso nuove acquisizioni. Non una collezione immobile, dunque, ma un organismo sottoposto a una selezione costante. Michel Périnet e Françoise Cailles potevano separarsi da un’opera per acquistarne un’altra ancora più rara, affinando per oltre cinquant’anni un insieme guidato dalla qualità, dalla provenienza e dalla curiosità per linguaggi molto diversi.

Chi erano Michel Périnet e Françoise Cailles

Nato a Parigi nel 1930, Michel Périnet lasciò la scuola a quattordici anni con il desiderio di diventare designer di gioielli. Si formò accanto agli artigiani e intraprese poi la carriera di antiquario. Fu tra i primi mercanti a sostenere l’Art Nouveau in un periodo in cui questo linguaggio era ancora largamente trascurato e contribuì alla riscoperta dell’opera di René Lalique. Nel mondo del collezionismo era conosciuto tanto per la qualità degli oggetti scelti quanto per la discrezione. Il suo interesse attraversava epoche e culture, dall’Art Déco all’arte africana e oceanica. Quest’ultima parte della raccolta è stata venduta a Parigi nel giugno 2021, raggiungendo, secondo Sotheby’s, il totale d’asta più alto mai registrato per una collezione del genere.

Françoise Cailles, nata nel 1939, è stata invece una delle maggiori studiose ed esperte francesi di gioielli. In un settore allora dominato dagli uomini, si impose grazie alle sue ricerche e in particolare agli studi dedicati a René Boivin, dei quali divenne un’autorità riconosciuta. Le sue pubblicazioni contribuirono a modificare la conoscenza della gioielleria francese del Novecento, portando l’attenzione sul disegno, sulla lavorazione e sull’identità degli atelier.

Francis Picabia, Femme à l’ombrelle (circa 1924-25)

I due si conobbero proprio grazie ai gioielli e si sposarono nel 1981. Da quel momento costruirono insieme una collezione nella quale confluirono le rispettive sensibilità: Périnet era attratto soprattutto dalle creazioni audaci, rare e monumentali; Cailles dalla perfezione artigianale, dalla delicatezza dell’esecuzione e dai dettagli capaci di rivelare il talento di un designer. «Entrare nella loro casa parigina era come accedere a un mondo interamente costruito da loro», ricorda Aurélie Vandevoorde, vicepresidente di Sotheby’s Parigi. Un luogo nel quale Art Nouveau, Art Déco e Surrealismo riuscivano a convivere senza trasformarsi in compartimenti separati.

I Picabia passati da Jacques Doucet e André Breton

Tra le opere centrali dell’asta figurano sei lavori di Francis Picabia, tre dei quali considerati tra i nuclei più importanti della raccolta e mai esposti pubblicamente da decenni. Femme à l’ombrelle, realizzata intorno al 1924-1925, appartenne ad André Breton. Il fondatore del Surrealismo l’acquistò dopo la celebre vendita del 1926 nella quale Marcel Duchamp disperse la propria collezione di opere di Picabia. Il dipinto fu successivamente esposto nella vetrina della Galerie Surréaliste di Parigi. Picabia occupava un posto particolare anche nella storia personale di Michel Périnet, che per un periodo aveva abitato nell’edificio di rue Danielle-Casanova progettato da Olga Picabia e conosciuto come immeuble-meuble, l’edificio-mobile.

Altrettanto significativa è l’opera senza titolo realizzata da Picabia intorno al 1926-1927 e inserita in una cornice di metallo perforato di Pierre Legrain. Périnet la acquistò nel 1972 durante la dispersione della collezione di Jacques Doucet. Nella casa del celebre couturier e collezionista a Neuilly-sur-Seine, il lavoro era stato collocato accanto a Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso. Quella fu anche l’ultima residenza privata del capolavoro prima del suo ingresso al Museum of Modern Art di New York.

La raccolta comprende inoltre La Veuve joyeuse, realizzata nel 1921 e considerata una delle opere più radicali della stagione dadaista di Picabia. Il lavoro provocò scandalo quando venne presentato al Salon poco dopo la sua esecuzione, mettendo in discussione la stessa definizione tradizionale di opera d’arte.

Da Jean Dunand alla Fleur cubiste di Joseph Csaky

Nella residenza di Saint-Germain-des-Prés i dipinti dialogavano con mobili e oggetti scelti con la stessa attenzione riservata alle opere d’arte. La sezione Art Déco comprende lavori di Jacques-Émile Ruhlmann, Léon Indenbaum e Pierre Legrain, oltre a creazioni di Jean Dunand, Eugène Printz e Joseph Csaky. Tra i pezzi principali figura una rara libreria a cinque scomparti realizzata da Eugène Printz e Jean Dunand. Una versione a sette scomparti è conservata al Virginia Museum of Fine Arts. Costruito in legno di palma, il mobile possiede un sistema di elementi girevoli e decorazioni geometriche in rame. Le influenze cubiste e africaniste si incontrano nella struttura, trasformando un oggetto funzionale in un esercizio di ritmo, materiali e movimento.

Jean Dunand firma inoltre, insieme a Jean Lambert-Rucki, il paravento Forêt exotique, realizzato in legno laccato con finiture in argento e oro. L’opera fu presentata nel 1923 alla mostra Dunand-Goulden-Jouve-Schmied della Galerie Georges Petit e poi all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925, l’evento dal quale l’Art Déco prese il proprio nome.

Un altro pezzo unico è Fleur cubiste, scultura in granito e ametista realizzata nel 1923 da Joseph Csaky e appartenuta a Marcel Coard e Léonce Rosenberg. Csaky produsse pochissime sculture che non raffigurassero figure umane o animali stilizzate: la forma vegetale rende quindi il lavoro un caso eccezionale all’interno della sua produzione. Dalla collezione di Jacques Doucet proviene anche la Tête de jeune homme di Léon Indenbaum, accompagnata da una base interamente scolpita a bassorilievo. L’opera si trovava nello studio di Doucet in rue Saint-James, uno dei luoghi centrali dell’arte moderna nella Parigi degli anni Venti.

I gioielli di Lalique, Boivin e Cartier

La gioielleria rappresenta il punto di origine della storia condivisa di Michel Périnet e Françoise Cailles e forse anche la parte più intima della collezione. Per decenni i due studiarono, maneggiarono e sostennero alcune delle creazioni più importanti del settore, sviluppando la capacità di riconoscere tanto l’audacia del disegno quanto la qualità dell’esecuzione. La raccolta comprende pezzi unici e lavori particolarmente rari di René Lalique, René Boivin e Cartier. Tra le opere annunciate da Sotheby’s figurano un ornamento da corsetto di Lalique in smalto, crisoprasio e diamanti e una spilla a forma di leone articolato realizzata da Boivin intorno al 1950, in oro giallo e diamanti.

A Lalique bodice ornament in enamel, chrysoprase and diamonds

Sono gioielli scelti non soltanto per il prestigio della maison, ma per il ruolo ricoperto nella storia del design e per le soluzioni tecniche impiegate. La forza delle creazioni amate da Périnet incontra qui la precisione artigianale ricercata da Cailles, restituendo le due diverse ma complementari idee di bellezza che hanno guidato la collezione.

Quando si terranno le aste a Parigi

La collezione sarà dispersa da Sotheby’s a Parigi in tre appuntamenti. La vendita dedicata ai capolavori surrealisti e Art Déco si terrà l’1 dicembre 2026 alle 18. Il 2 dicembre, alle 14.30, seguirà l’asta riservata ai gioielli. La biblioteca d’arte di Michel Périnet e Françoise Cailles sarà invece proposta in una vendita online in chiusura il 4 dicembre alle 14. Con la dispersione della raccolta scomparirà l’unità costruita nelle stanze di Saint-Germain-des-Prés, ma torneranno sul mercato opere rimaste per decenni all’interno di un universo privato. Oggetti appartenenti a periodi e categorie differenti, scelti perché ciascuno potesse occupare un posto all’interno della stessa conversazione estetica.

Foto preview: Eugène Printz et Jean Dunand, Meuble bibliothèque © Eléa Lefèvre, Blok Design Group & Art Digital Studio, Sotheby’s.

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