I ladri hanno rimosso tutte le cinque tavole superstiti del capolavoro di Antonello da Messina. Due sono state abbandonate durante la fuga: ecco quali opere mancano ancora.

Nella sera di Ferragosto, un gruppo di ladri è entrato nel Museo regionale interdisciplinare di Messina e ha portato via sei tavole attribuite ad Antonello da Messina. Due sono state abbandonate durante la fuga, mentre quattro risultano ancora mancanti dal MuMe: tre pannelli del Polittico di San Gregorio e una piccola tavola dipinta su entrambi i lati.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

Aggiornamento del 31 agosto: che cosa è successo all’allarme

A oltre due settimane dal furto stanno emergendo nuovi particolari sulle modalità con cui i ladri sono entrati nel Museo regionale interdisciplinare di Messina. Le autorità investigative hanno fornito poche informazioni ufficiali. Parte della ricostruzione deriva quindi da fonti anonime citate dalla stampa e deve essere distinta dalle piste ancora da verificare.

Le telecamere avrebbero ripreso almeno due uomini mascherati, con caschi da motociclista, mentre compivano il furto in appena due o tre minuti. Dopo aver attraversato la recinzione esterna, i ladri avrebbero raggiunto una porta laterale che, secondo fonti investigative, potrebbe essere stata priva di allarme. Da lì avrebbero avuto accesso diretto alla teca contenente le cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e la piccola opera bifronte.

I punti da risolvere

Il sistema che proteggeva direttamente il polittico sarebbe invece entrato regolarmente in funzione quando le tavole sono state spostate. Secondo fonti di polizia citate dal TgLa7, un custode avrebbe sentito il segnale e lo avrebbe disattivato, interpretandolo come un falso allarme. La circostanza non equivale però alla prova di una complicità interna. L’ipotesi che i ladri abbiano ricevuto informazioni da qualcuno che conosceva il museo è al vaglio degli investigatori, ma non è stata confermata. Anche la notizia dell’iscrizione di un dipendente nel registro degli indagati è stata smentita da fonti di polizia.

Restano aperte diverse domande. Non è ancora chiaro come i ladri sapessero quale ingresso utilizzare e come siano riusciti a rimuovere sei tavole in così poco tempo. Sono inoltre soltanto piste investigative la presenza di complici all’esterno, una possibile fuga in motoscafo, il furto su commissione, una richiesta di riscatto o il coinvolgimento della criminalità organizzata. I due pannelli con San Gregorio Magno e San Benedetto furono ritrovati circa dieci minuti dopo il colpo, appoggiati con cura a un muretto all’esterno del museo. Al MuMe, del polittico rimangono oggi soltanto quei due santi laterali: due figure separate da uno spazio che prima era un’unica immagine.

Il furto delle opere di Antonello da Messina

Tre tavole del Polittico di San Gregorio e una piccola tavola dipinta su entrambi i lati: sono queste le quattro opere di Antonello da Messina ancora mancanti dopo il furto al Museo regionale interdisciplinare di Messina. I ladri, entrati al MuMe nella sera del 15 agosto, avevano smontato e portato via tutte le cinque parti superstiti del polittico, oltre alla tavoletta bifronte. Durante la fuga, gli autori del furto hanno però abbandonato due pannelli, quelli con San Gregorio Magno e San Benedetto. Il ritrovamento è poi avvenuto all’esterno del museo.

Ciò che resta da recuperare è dunque il cuore visivo del polittico: la tavola centrale con la Madonna del Rosario in trono con il Bambino, affiancata nel registro superiore dall’Angelo annunciante e dalla Vergine annunciata. Manca inoltre la tavoletta bifronte attribuita ad Antonello, con la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione sul davanti e il Cristo in pietà sul retro.

Realizzato nel 1473, il Polittico di San Gregorio era già un’immagine incompleta. Delle sei tavole originarie ne erano sopravvissute cinque. Al centro della parte superiore doveva trovarsi probabilmente un Cristo in pietà o una Deposizione, scomparsi nei secoli passati. Il furto ha quindi aperto un nuovo vuoto dentro un’opera già segnata da dispersioni, restauri e dai danni provocati dal terremoto di Messina del 1908.

Foto: Wikicommons (Public Domain)

Revenews