Amuleti, figure scolpite e oggetti funerari erano arrivati negli Stati Uniti senza documenti d’esportazione. Il trafficante sospettato è morto, ma l’FBI cerca ancora i suoi collaboratori.

Quarantotto reperti archeologici di epoca faraonica, romana e copta torneranno in Egitto dopo essere stati individuati negli Stati Uniti. La consegna è avvenuta il 21 agosto nella sede dell’FBI di Los Angeles, alla presenza dei rappresentanti del governo egiziano e degli agenti specializzati nei crimini contro il patrimonio culturale.

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Fra gli oggetti restituiti ci sono figure scolpite, amuleti e componenti di corredi funerari. L’indagine ha stabilito che tutti provenivano dall’Egitto e che erano stati introdotti illegalmente negli Stati Uniti. La vicenda, però, non si conclude con un processo: il principale trafficante sospettato è morto e gli investigatori stanno ancora cercando eventuali complici e altri reperti passati attraverso la stessa rete.

Come è stata dimostrata la provenienza dei reperti

Per stabilire l’origine degli oggetti, l’Art Crime Team dell’FBI ha lavorato con il Dipartimento di Stato, gli archeologi e il Ministero degli Esteri egiziano. Gli esperti ne hanno confermato l’autenticità e l’appartenenza al patrimonio culturale dell’Egitto, mentre negli archivi non è stata trovata alcuna documentazione che ne autorizzasse l’uscita dal Paese.

È uno dei passaggi centrali nelle indagini sul traffico archeologico. Un reperto può essere stato ereditato, venduto più volte o acquistato da qualcuno che non ha mai avuto contatti con chi lo ha esportato illegalmente. Per ricostruirne il percorso non basta quindi identificare l’oggetto: occorre verificare provenienza, passaggi di proprietà, permessi d’esportazione e registri delle opere rubate.

Perché l’indagine dell’FBI resta aperta

La morte del presunto trafficante impedisce di procedere direttamente contro di lui, ma non chiude l’indagine. L’FBI sta cercando di identificare gli eventuali collaboratori e di localizzare altri oggetti archeologici arrivati negli Stati Uniti attraverso la stessa rete. Dal 2016 Stati Uniti ed Egitto hanno un accordo che consente di limitare l’importazione di determinate categorie di materiali archeologici ed etnologici e fornisce una base per intercettare e restituire quelli trafficati. Negli ultimi dieci anni le autorità statunitensi hanno riconsegnato all’Egitto più di cinquemila reperti.

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Non tutte le restituzioni conducono a una condanna: talvolta il responsabile è morto, in altri casi i termini per perseguire il reato sono scaduti. Gli oggetti, tuttavia, possono ancora tornare nel luogo dal quale erano stati sottratti.

Foto: FBI Los Angeles

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