Nel cuore di Milano c’è una statua di Nelson Mandela realizzata in bronzo da Pietro Scampini. Ecco dove si trova, la sua storia e il significato dell’opera.

loading

Ogni città riserva angoli che spesso neppure i suoi abitanti conoscono, dettagli che possono sfuggire ai passanti più distratti. Io stessa, parlando con alcune amiche, mi sono resa conto che nessuna di loro aveva mai fatto caso a una presenza discreta in zona Cadorna, all’altezza di una scorciatoia particolarmente comoda per chi deve raggiungere Piazza Duomo evitando Piazza Castello.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

Il viavai è piuttosto costante ma si cammina di fretta, magari con lo sguardo basso e i pensieri altrove, così ai più sfugge l’omaggio a Nelson Mandela. A dimostrazione che l’intento dell’artista è stato centrato: perché l’obiettivo di Pietro Scampini era proprio rendere la statua parte della quotidianità della città.

Siamo nel cuore di Milano, a pochi passi dal Teatro Dal Verme, ed esattamente in vicolo San Giovanni sul Muro 4, davanti alla sede del Consolato generale del Sudafrica. Qui, dal 2015, si incontra una statua in bronzo raffigurante Mandela nella sua dimensione più umana e lontana dall’immagine monumentale tradizionalmente associata ai monumenti dedicati ai grandi personaggi della storia.

Foto PF / Revenews

Lo scultore varesinoprofondo conoscitore del Sudafrica – ha, infatti, realizzato una riproduzione del leader sudafricano che già nella sua estetica racconta tanto dell’attivista. A grandezza naturale, l’opera è collocata praticamente a livello della strada, in modo che si possa confondere in mezzo alle persone.

A rendere particolare il monumento è proprio il modo in cui Mandela viene rappresentato, con le mani raccolte davanti al busto e un atteggiamento dimesso, ben lontano dall’imponenza celebrativa. Mandela è rasoterra, sullo stesso piano di chi percorre la strada. Una scelta che restituisce fisicamente alcuni dei tratti che hanno segnato la sua immagine pubblica: umiltà, vicinanza e attenzione verso gli altri.

Milano e il Sudafrica

L’opera è un dono alla città da parte del Governo del Sudafrica come forma di ringraziamento per il sostegno espresso da Milano nei confronti della popolazione sudafricana durante la lunga lotta contro l’Apartheid e per la libertà e la democrazia. L’inaugurazione avvenne alla presenza dell’allora vicesindaco Francesca Balzani, della ministra sudafricana per le Relazioni internazionali Maite Nkoana-Mashabane e di Refilwe Monageng, amministratore delegato di Native Explorations, realtà sudafricana che contribuì alla realizzazione dell’operazione.

LEGGI ANCHE: Oman e Italia, due millenni di incontri: la mostra alla Biblioteca Braidense di Milano

In quell’occasione, Nkoana-Mashabane spiegò che la scultura era la quinta statua di Nelson Mandela realizzata fuori dal Sudafrica e la prima inaugurata dopo la sua morte, avvenuta nel dicembre 2013. Ma il significato dell’opera andava oltre il semplice omaggio a Mandela. La ministra la collegò, infatti, alla «diplomazia dell’Ubuntu», uno dei concetti associati all’eredità del leader sudafricano fondata sulla centralità della comunità, sulla reciprocità e sul riconoscimento dell’umanità dell’altro.

Da qui la scelta coerente di Scampini, che sembra tradurre questo principio direttamente nella forma della scultura. Anche il materiale contribuisce alla resa dell’opera. Il bronzo mantiene una forte presenza nello spazio urbano, ma la scala umana evita l’effetto di monumentalità. Il visitatore può trovarsi praticamente accanto alla figura senza percepire una distanza gerarchica.

Per chi la cerca, dunque, il consiglio è di non guardare verso l’alto: la figura di Mandela è lì, sullo stesso piano dei passanti, che invita semplicemente a fermarsi accanto a lui.

Foto PF / Revenews

Revenews