Conservato nei depositi dal 1989, il ‘Ritratto di vecchio’ viene ora collegato al maestro barocco. Ma veste e spalla potrebbero appartenere a un’altra mano.
Per quasi quarant’anni è rimasto nei depositi del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ora si scopre che quel Ritratto di vecchio, attribuito fino a poco tempo fa a un anonimo pittore romano del Seicento, potrebbe essere opera di Gian Lorenzo Bernini. Non tutto il quadro, però. Secondo le nuove ricerche, il maestro avrebbe dipinto il volto e il colletto, mentre la veste e la spalla potrebbero essere state completate da un’altra mano.
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Il museo presenterà la nuova attribuzione nella mostra Bernini: Painter and Sculptor, in programma al Palais Lobkowitz di Vienna dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027. Una formula prudente resta necessaria: l’opera non è firmata e l’attribuzione apre questioni ancora discusse tra gli studiosi.
Come ha fatto il dipinto a restare anonimo
Il ritratto entrò nella collezione del Kunsthistorisches Museum nel 1920, grazie al lascito del collezionista viennese Richard Lieben, come opera del pittore francese Philippe de Champaigne. Lieben lo aveva acquistato nel 1900, ma della sua storia precedente si conosce pochissimo.

Nel corso del Novecento il quadro è stato avvicinato a numerosi artisti, da Jean Jouvenet a Jacob Ferdinand Voet, fino a Erasmus Quellinus il Giovane e al Baciccio, collaboratore di Bernini. Nessuna proposta è riuscita però a imporsi. Nel 1989, in assenza di un’attribuzione convincente, l’opera è stata trasferita nei depositi. A rendere difficile il riconoscimento contribuisce anche il modo di lavorare di Bernini: i suoi dipinti non sono firmati e quelli oggi generalmente accettati come autentici sono meno di venti.
Perché il volto viene attribuito a Bernini
La curatrice Gudrun Swoboda data il dipinto intorno al 1670 sulla base dell’acconciatura, del colletto e degli abiti del personaggio, compatibili con la moda romana dell’epoca. Gli indizi più importanti si trovano però nel volto.
L’uomo è rappresentato quasi a grandezza naturale, con i capelli bianchi spettinati e lo sguardo rivolto direttamente verso chi osserva. Le pennellate brevi e corpose non delimitano semplicemente i lineamenti: sembrano costruire la fronte, le guance e la bocca come se fossero modellate nell’argilla. Proprio la resa della bocca è stata confrontata con quella del busto di Luigi XIV realizzato da Bernini. Il volto e il colletto appaiono inoltre molto più precisi della veste nera e della spalla. Le analisi scientifiche avrebbero confermato questa differenza esecutiva, sostenendo l’ipotesi di una seconda mano, forse quella di uno dei figli dell’artista.
Bernini dipingeva davvero?
Bernini non fu soltanto lo scultore dell’Apollo e Dafne o l’architetto di piazza San Pietro. Dipinse soprattutto ritratti e autoritratti, ma pochissime opere sono sopravvissute con attribuzioni condivise. La data proposta per il quadro viennese rende la scoperta ancora più delicata. Si ritiene infatti che Bernini avesse quasi abbandonato la pittura intorno al 1650, mentre il Ritratto di vecchio sarebbe stato eseguito circa vent’anni dopo. Se l’attribuzione venisse confermata, dimostrerebbe che l’artista continuò a dipingere anche durante la vecchiaia.

Il museo ipotizza che il personaggio possa essere Mario Chigi, fratello di papa Alessandro VII e importante committente dell’ultimo Bernini. Per ora resta un uomo senza nome. Ma il suo volto, emerso dall’ombra dei depositi, potrebbe riscrivere un capitolo della carriera del maestro barocco.
Foto: Gian Lorenzo Bernini – Portrait of an Old Man (detail), c.1670. Canvas, 62 x 47.7 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna. Picture Gallery, inv. 6340 © KHM-Museumsverband.
