Una miscela di calce, pigmento e proteine del sangue potrebbe spiegare come le figure rupestri cinesi abbiano resistito per due millenni.

Perché le pitture rupestri di Huashan sono ancora rosse dopo duemila anni di piogge, caldo e tifoni? La risposta potrebbe trovarsi in un ingrediente inatteso: il sangue. Una ricerca pubblicata sul Journal of Archaeological Science ha individuato nei dipinti del Guangxi un legante composto da calce e proteine provenienti da sangue umano e animale.

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Come il sangue ha fissato il pigmento alla roccia

I ricercatori hanno analizzato frammenti caduti dalle pareti di tre siti del complesso. Il colore rosso proveniva da argilla locale ricca di nano-ematite, una forma finissima di ossido di ferro. Il pigmento veniva applicato su una malta contenente calce, fosfato di calcio e sangue. Le proteine favorirono la formazione di carbonato di calcio intorno alle particelle rosse. In questo modo il pigmento non rimase semplicemente appoggiato sulla superficie, ma venne inglobato in una struttura minerale capace di aderire alla roccia calcarea. Una sorta di protezione nata dalla stessa reazione chimica del colore.

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Sulle pareti compaiono migliaia di figure: uomini con le braccia sollevate, animali, imbarcazioni, armi, tamburi e altri strumenti musicali. Alcune immagini sembrano legate alla fertilità e alla riproduzione.

Il sangue era davvero umano?

Le analisi hanno rilevato proteine del siero umano, ma non permettono di ricostruire con certezza l’origine del sangue. Gli autori ipotizzano anche l’impiego di sangue post-partum, collegandolo ai rituali della comunità Luoyue. È però il punto più fragile della ricerca: le proteine individuate non sono esclusive del parto e non è stato recuperato DNA antico. La chimica spiega come il rosso sia sopravvissuto. Il significato di quell’ingrediente resta ancora scritto sulla roccia.

Foto: le pitture rupestri di Huashan, nel Guangxi: una miscela contenente calce e sangue avrebbe contribuito a conservarne il colore rosso per duemila anni. Foto Rolfmueller/Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

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