Recuperato dopo il furto alla Fondazione Magnani Rocca, l’acquerello nasconde dietro una scena domestica una rivoluzione dello sguardo.

Una tazza bianca, un piatto colmo di ciliegie e un tavolo che sembra sul punto di inclinarsi. Non c’è altro in Tazza e piatto di ciliegie, l’acquerello di Paul Cézanne recuperato dai Carabinieri dopo il furto alla Fondazione Magnani Rocca. Eppure l’opera, secondo le stime circolate durante le indagini, vale circa sei milioni di euro.

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Non sono il soggetto o i materiali a determinarne il prezzo. Il foglio misura appena 38 per 49 centimetri ed è stato realizzato a matita e acquerello intorno al 1890. Il suo valore nasce dall’autore, dalla rarità, dalla provenienza e soprattutto dal ruolo che immagini come questa hanno avuto nella storia dell’arte. Perché, dietro l’apparente semplicità di una natura morta, Cézanne stava cambiando il modo di rappresentare la realtà.

Rubata nella notte tra il 22 e il 23 marzo insieme a Les Poissons di Renoir e Odalisque sur la terrasse di Matisse, l’opera è stata ritrovata quasi cinque mesi dopo in un appartamento di Parma. I tre lavori, valutati complessivamente oltre nove milioni di euro, erano nascosti nello scatolone di un televisore. Ma tra i nomi celebri coinvolti nel furto, il Cézanne occupa una posizione particolare: appartiene al nucleo di opere dell’artista acquistato da Luigi Magnani, considerato eccezionale perché unico in Italia.

Perché le nature morte di Cézanne sono importanti?

Per capire perché questa tazza e queste ciliegie valgano tanto bisogna smettere, per un momento, di guardare che cosa rappresentano e osservare come sono rappresentate. Il tavolo non segue perfettamente le regole della prospettiva. Il piano appare inclinato verso chi guarda, come se Cézanne volesse mostrarne contemporaneamente la superficie e il bordo. Anche la tazza e il piatto sembrano osservati da posizioni leggermente diverse. Non è un errore: è il risultato di uno sguardo che si sposta davanti agli oggetti e registra più di un punto di vista.

La pittura occidentale aveva costruito per secoli immagini organizzate intorno a una prospettiva unica, quella di un osservatore immobile. Cézanne introduce invece il tempo dello sguardo. Non vediamo tutto in un solo istante: gli occhi si muovono, cambiano posizione, misurano distanze e ricompongono ciò che hanno davanti. Le ciliegie, inoltre, non servono soltanto a imitare la frutta. Diventano volumi, pesi e macchie di colore. Sotto le loro forme naturali si possono riconoscere sfere. Nella tazza e nel piatto, cilindri e cerchi. Ogni elemento contribuisce a costruire l’equilibrio dell’immagine, mentre il colore non si limita a riempire un contorno già definito: è il colore stesso a dare consistenza agli oggetti.

È questa ricerca della struttura nascosta nelle cose ad allontanare Cézanne dall’impressionismo. Monet e Renoir avevano osservato le variazioni della luce e l’impressione immediata prodotta dalla realtà. Cézanne cerca qualcosa di più stabile: non vuole dipingere soltanto il modo in cui il mondo appare, ma il modo in cui può essere organizzato dentro un’immagine.

Da una tavola domestica al cubismo

La rivoluzione avviene senza scene spettacolari. Cézanne sceglie tazze, piatti, bottiglie, mele e ciliegie perché una natura morta può essere controllata, spostata e osservata a lungo. Gli oggetti quotidiani diventano così un laboratorio nel quale mettere alla prova colore, volume e prospettiva.

Pochi anni dopo, Picasso e Braque porteranno questa intuizione ancora più avanti. Nel cubismo un volto, un violino o un tavolo potranno essere mostrati simultaneamente da angolazioni differenti e scomposti in piani geometrici. Cézanne non è ancora un cubista, ma apre la strada: dimostra che un quadro non deve necessariamente offrire l’illusione di una finestra perfettamente fedele sul mondo. Il suo acquerello conserva anche la leggerezza propria delle opere su carta. Alcune zone restano vuote, il disegno affiora tra le trasparenze e gli oggetti non sembrano chiusi da confini rigidi. La scena domestica appare insieme concreta e instabile, semplice e costruita.

I sei milioni, dunque, non sono il prezzo di una tazza e di qualche ciliegia. Sono la stima attribuita a un’opera rara, con una provenienza prestigiosa e custodita in una delle maggiori raccolte private italiane. Ma sono anche la misura economica, inevitabilmente imperfetta, di un passaggio decisivo: il momento in cui un tavolo smette di essere soltanto un tavolo e la pittura comincia a guardare la realtà da più punti di vista.

Foto: Paul Cézanne, Tazza e piatto di ciliegie, 1890 circa, matita e acquerello su carta, 38 × 49 cm, Fondazione Magnani Rocca.

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