Nel “Bacio” di Klimt l’oro è vero — foglia d’oro autentica, applicata insieme ad argento e platino nel periodo più prezioso della sua carriera

Sì, nel “Bacio” di Gustav Klimt c’è oro vero. Il pittore austriaco applicò foglia d’oro autentica sulla tela, insieme a polveri metalliche, argento e platino: una tecnica che aveva imparato da bambino nella bottega orafa del padre e che userà su larga scala proprio negli anni del cosiddetto “periodo aureo”, tra il 1901 e il 1909, di cui il “Bacio” (1907-1908, oggi al Belvedere di Vienna) è l’apice.

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L’oro in questo dipinto non è solo un segno di lusso: è una scelta strutturale. Annulla la profondità prospettica e trasforma la superficie del quadro in un piano decorativo, vicino ai mosaici bizantini che Klimt aveva ammirato di persona a Ravenna nel 1903, e alle icone sacre, dove lo sfondo dorato non rappresenta uno spazio reale ma un tempo assoluto, senza tempo. Nel “Bacio” i due corpi degli amanti si fondono in un’unica forma ornamentale, quasi scomparendo dentro il manto dorato che li avvolge: non due figure distinte che si baciano, ma un solo organismo decorativo.

Dentro quella superficie, però, Klimt inserisce una grammatica precisa. Le vesti dei due amanti sono coperte da motivi geometrici diversi: rettangoli neri e argentati per l’uomo, cerchi e forme sinuose e colorate per la donna — una distinzione tra linee dure e curve morbide che molti critici leggono come un modo per marcare, senza ricorrere all’anatomia, il maschile e il femminile. I due corpi restano avvolti l’uno nell’altra, ma le loro “pelli” ornamentali parlano lingue diverse.

Infine, sotto i piedi della coppia, l’oro lascia spazio a un prato fiorito dipinto con colori più naturalistici e pennellate vibranti, in netto contrasto con la piattezza dorata del resto della composizione: è l’unico punto del quadro in cui la terra, e non l’eternità, si fa sentire. Un dettaglio piccolo, ma è quello che tiene l’intera scena ancorata al mondo reale, prima che l’oro la sollevi altrove.

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