A causa della siccità gli archeologi hanno potuto studiare da vicino il ponte, in uso per soli 40 anni, che collegava Bulgaria e Romania
Ponte di Costantino: perché è riemerso dal Danubio
La causa non è archeologica ma climatica: la siccità che sta colpendo l’Europa negli ultimi mesi ha fatto scendere il livello del Danubio a valori eccezionalmente bassi, riportando in superficie parti delle fondazioni del Ponte di Costantino, vicino al villaggio bulgaro di Gigen. Non si tratta di una scoperta: la struttura era già nota agli studiosi, ma resta sommersa quasi sempre, e questa finestra rara permette agli archeologi di osservarla, documentarla e studiarla nel suo contesto reale.
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Il ponte fu voluto dall’imperatore Costantino I e inaugurato il 5 luglio del 328 d.C. Collegava la città romana di Ulpia Oescus, nell’attuale Bulgaria settentrionale, con Sucidava, sulla sponda opposta, nell’odierna Romania. Con oltre 2.400 metri di lunghezza, è considerato una delle opere di ingegneria più ambiziose dell’intera antichità: una struttura su piloni in muratura con arcate e sovrastruttura in legno.
La sua vita operativa fu però brevissima: circa quarant’anni. Il ponte risulta infatti dismesso già prima delle inondazioni del 376 d.C., quando i Goti attraversarono il Danubio in fuga dagli Unni — un evento che le fonti antiche raccontano senza più menzionare la struttura.
A documentare oggi i resti riaffiorati è un team del Museo Storico Regionale di Pleven, guidato dall’archeologo Pavel Popov, che ha condotto rilievi con droni e fotografie aeree nei giorni scorsi per mappare l’andamento delle fondazioni visibili e valutarne lo stato di conservazione.
Difficile dire quanto durerà questa visibilità: con le prossime piogge, il ponte tornerà probabilmente a scomparire sott’acqua per un tempo indefinito.
