Il MarTa, Museo Archeologico nazionale di Taranto, si prepara all’apertura dei XX Giochi con i suoi tesori: la mostra L’arte della vittoria e l’eccezionale Atleta di Taranto
Il 21 agosto Taranto entra ufficialmente nei Giochi del Mediterraneo: allo stadio Iacovone si apre la ventesima edizione della manifestazione, con oltre 4.000 atleti da 26 nazioni in gara fino al 3 settembre. Ma la città ha scelto di raccontare l’attesa a modo suo, con la lingua che conosce meglio: quella dell’archeologia. Dal 25 luglio, al Museo archeologico nazionale (MarTA) è aperta “L’arte della vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo”, una mostra che resterà visitabile fino al 10 gennaio 2027, ben oltre la chiusura dei Giochi, e che arriva anche a poche settimane dal Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia.
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Al centro dell’esposizione c’è una delle presenze più note del museo: l’Atleta di Taranto, un uomo di circa trent’anni sepolto nei primi anni del V secolo a.C. nei pressi dell’attuale via Genova, ritrovato in un sarcofago monumentale — dipinto in origine di blu egizio, con integrazioni in verde malachite e rosso cinabro — insieme a quattro anfore panatenaiche, il premio riservato ai vincitori dei giochi in onore di Atena, ancora oggi esposte accanto alla tomba nella sala VII del museo.
L’Atleta di Taranto e il suo DNA
È lui il filo conduttore tra le Grandi Panatenee dell’antica Grecia e i Giochi che stanno per aprirsi a pochi chilometri da lì. “Siamo partiti dal rigore scientifico delle ricerche condotte fin dagli anni ’90 da Enzo Lippolis e Antonietta Dell’Aglio, per arrivare a nuovi aggiornamenti grazie al lavoro dell’équipe del MArTA e a nuove tecnologie di analisi”, spiega la direttrice del museo, Stella Falzone, che definisce la mostra “un’opera pop, adatta a tutti”.
Tra questi aggiornamenti c’è il DNA dell’Atleta, estratto da un dente e attualmente in fase di studio da parte della Sapienza Università di Roma e dell’Istituto di Biologia e Patologia Molecolari del Cnr. Le analisi hanno rivelato che l’uomo era intollerante al lattosio, di gruppo sanguigno 0, con una predisposizione genetica alla psoriasi e una variante oggi associata alle prestazioni negli sport di potenza e velocità; il tartaro dentale ha inoltre conservato tracce di DNA di molluschi, prova che anche duemilacinquecento anni fa a Taranto si mangiavano frutti di mare.
L’arte della vittoria
Il percorso, costruito su 53 reperti — 36 dei quali riemersi dai depositi del museo per l’occasione — racconta l’atletismo come parte della paideía greca, l’educazione che intrecciava corpo, disciplina e cittadinanza, e dedica una sezione anche alla pratica sportiva femminile, con ceramiche e statuette che richiamano le “donne spartane cresciute con gli uomini in piste e palestre” descritte da Euripide nell’Andromaca. Una parte della mostra allarga poi lo sguardo all’altra sponda del Mediterraneo, grazie al lavoro di quattro curatori provenienti da Egitto, Tunisia, Marocco e Tanzania, realizzato nell’ambito della International School of Cultural Heritage promossa dal Ministero della Cultura.
L’antico dialoga infine con il presente: nella hall del museo una teca raccoglie cimeli sportivi pugliesi, dalla maglia di Erasmo Iacovone — a cui è intitolato lo stadio che ospiterà la cerimonia d’apertura dei Giochi — alle medaglie della nuotatrice Benedetta Pilato e alla divisa olimpica di Antonella Palmisano, oro nella marcia a Tokyo 2020. Un cortometraggio animato dedicato all’Atleta, firmato dallo studio tarantino Nasse Animation Studio con la collaborazione del fumettista Sal Velluto (Marvel, DC Comics), è già in lavorazione per fine 2026, mentre il 25, 26 e 27 agosto il chiostro del museo ospiterà lo spettacolo teatrale “L’Atleta di Taranto”, con la regia di Massimo Cimaglia, sottotitolato in inglese e francese e a numero chiuso su prenotazione.
Per tutta la durata dei Giochi, il MArTA riconoscerà infine uno sconto del 20% sul biglietto agli atleti e ai team in gara, dietro esibizione del tesserino identificativo: un modo concreto per far incontrare le due Taranto, quella che gareggerà allo stadio e quella che, da millenni, aspetta i suoi campioni in una teca di vetro.
