Ricordando i molteplici strati di senso di un’opera che dopo 200 anni è ancora viva e fresca, a Villa d’Este si è celebrato l’incontro fra due patrimoni della cultura italiana

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Un dialogo suggestivo tra due eccellenze dell’immaginario italiano nel mondo: da una parte le architetture rinascimentali di Villa d’Este, dall’altra la potenza narrativa e simbolica di Carlo Collodi. In occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita dello scrittore fiorentino, il chiostro della celebre dimora tiburtina ospita la rassegna “Eterno Pinocchio – Duecento anni di Collodi”, un progetto promosso dall’Istituto VILLÆ curato dal Direttore Alberto Samonà, che unisce letteratura, cinema, musica dal vivo e installazioni di audiovisual mapping.

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L’iniziativa mette a confronto il patrimonio monumentale con quello letterario. Un’unione che per Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, rappresenta una sintesi naturale:

«Un incontro del genere può far nascere un modo del tutto nuovo di leggere entrambi i patrimoni. Ne ho avuto dimostrazione lavorando al Vittoriale degli Italiani, dove la bellezza della natura si unisce a un complesso di edifici monumentali, alla letteratura, alla poesia e al teatro. Questa unione è salvifica e benevola, e a Villa d’Este ne abbiamo un’ulteriore prova».

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Un dialogo tra alta cultura e spirito popolare

Spesso confinato a pura icona per l’infanzia o schiacciato dalla travolgente fama della sua creatura di legno, Carlo Collodi e il suo eterno Pinocchio nascondono in realtà una complessità intellettuale ancora da riscoprire appieno. A ricordarlo è Daniela Marcheschi, docente e curatrice dell’edizione dei Meridiani Mondadori dedicata all’opera collodiana:

«Abbiamo spesso un’idea deprivata del Risorgimento e della letteratura dell’Ottocento. Collodi era un giornalista ed è stato tra i primi a comprendere la multimedialità e l’intermedialità: nei suoi giornali c’è sempre un dialogo serrato tra parola scritta e immagine. È stato un intellettuale con una visione solida del passato, un’idea agonistica del presente e un vero progetto di futuro, costruito lavorando per lo sviluppo della cultura. Collodi difendeva l’alta cultura perché convinto che fosse l’unica in grado di trasmettere a tutti valori e nozioni fondamentali, realizzando quel mutuo insegnamento tra sapere scientifico-elevato e popolo. Il suo Pinocchio è proprio questo: il punto d’incontro perfetto tra cultura popolare e alta cultura».

L’arte come estetica ed educazione

Il rapporto tra la fiaba collodiana e le arti visive affonda le radici nella storia stessa del romanzo. Dalle prime illustrazioni fino alle grandi opere del Novecento, il burattino ha saputo stimolare la creatività dei più grandi maestri.

«Il Parco di Collodi è ricco di opere d’arte fondamentali», spiega ancora Guerri. «Penso alla monumentale scultura di Emilio Greco o alla piazzetta dei mosaici di Venturino Venturi. Servono a creare bellezza e ad aggiungerla a quella del paesaggio. In questo modo i bambini si educano all’arte, e con loro anche i tantissimi visitatori adulti che li accompagnano. Pinocchio contribuisce alla bellezza del mondo anche perché decine di migliaia di artisti, in poco meno di due secoli, si sono dedicati a illustrarlo».

Tradizione, innovazione e la sfida dei musei del futuro

Oltre al fitto programma che spazia dalla proiezione del classico Disney allo storico sceneggiato di Luigi Comencini (con la presenza dell’interprete Andrea Balestri e di Massimo Benenato), fino allo spettacolo di video mapping curato dal collettivo FLYer e alle musiche di Fiorenzo Carpi, la manifestazione apre una riflessione sul futuro della fruizione culturale.

Interpellato su come bilanciare conservazione, attrattività e nuove tecnologie senza rischiare la spettacolarizzazione, Giordano Bruno Guerri traccia una rotta chiara:

«L’innovazione è sempre opportuna. Occorre conservare, ma anche valorizzare con tutti gli strumenti a disposizione, compresi quelli iper-tecnologici come l’intelligenza artificiale — con la quale, ad esempio, faccio già lunghi discorsi con D’Annunzio e presto ne farò con Pinocchio. La vera sfida per i musei italiani oggi non è scegliere tra conservare il patrimonio, aumentare i visitatori o creare un rapporto più profondo con il pubblico: la sfida e il dovere è fonderli in un’unica operazione. Dobbiamo far crescere insieme la bellezza storica, quella naturalistica, la tecnologia, l’arte e la conoscenza».

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