L’estate al Museo MA*GA di Gallarate propone le mostre dedicate a Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti ma non solo. Intervista alla Direttrice Emma Zanella.

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L’estate del Museo MA*GA di Gallarate si trasforma in un viaggio attraverso oltre sessant’anni di ricerca artistica. Fino all’11 ottobre 2026, infatti, il museo propone un programma espositivo che mette in dialogo protagonisti del Novecento con giovani artisti contemporanei e nuove sperimentazioni. Cinque mostre raccontano modi diversi di intendere l’opera d’arte: dallo spazio come esperienza fisica alla fotografia come strumento di riflessione sul tempo. Fino alle pratiche partecipative e alle nuove immagini generate dall’IA.

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E a completare il percorso l’omaggio alla storica collaborazione tra Brunetta e Missoni, esempio di come arte e moda abbiano saputo influenzarsi reciprocamente.

Paolo Scheggi: l’opera come spazio da attraversare

Il percorso si apre con Qui e Altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971, una delle più importanti esposizioni dedicate all’artista toscano, figura centrale della ricerca italiana degli anni Sessanta. Attraverso oltre sessanta opere – fotografie, documenti, maquette e ricostruzioni filologiche – la mostra ripercorre l’evoluzione di Scheggi. Particolarmente interessanti sono le ricostruzioni de La Tomba della Geometria e La Piramide della Metafisica, installazioni storiche andate perdute e oggi nuovamente accessibili grazie al lavoro dell’Archivio Paolo Scheggi.

Foto da Ufficio Stampa

Come ci spiega la Direttrice del museo, Emma Zanella, queste opere rappresentano il cuore del progetto. «Il progetto, nato insieme l’Archivio e l’Associazione Paolo Scheggi e curato da Ilaria Vignotti, è costruito attorno a un’importante acquisizione entrata nelle collezioni permanenti del museo grazie a un significativo contributo della Direzione Generale Creatività Contemporanea.

A partire da questa acquisizione, insieme all’Archivio abbiamo voluto ripercorrere la storia di Paolo Scheggi, un artista fondamentale per la scena italiana. Soprattutto tra il 1959-60 e il 1970, che da Firenze sceglie Milano come luogo della propria ricerca creativa, teorica e artistica. Partendo dall’esperienza di Lucio Fontana e dall’ambiente di Azimut, il contesto più innovativo della scena milanese».

Nei vari spazi  si apprezzano, dunque, «sia gli esordi di Scheggi, con i celebri monocromi per cui è conosciuto anche a livello internazionale, sia il suo rapporto con lo spazio e con l’ambiente. – prosegue Zanella – L’idea è quella di far uscire l’opera dalla bidimensionalità, aprirla allo spazio e renderla un ambiente fruibile dal pubblico, relazionale, come accade in Oplà, opera che deve essere attivata dai performer».

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«Il percorso si conclude, quindi, con due grandi ambienti, La tomba della geometria e La piramide della metafisica, che l’Archivio Scheggi ha ricostruito appositamente per questa mostra. Si tratta di opere che erano state smantellate a metà degli anni Settanta dopo la prima grande mostra antologica dedicata all’artista alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Oggi possiamo finalmente rientrare in questi ambienti, ricostruiti in modo filologico, che restituiscono tutta la profondità metafisica e filosofica della ricerca di un artista scomparso giovanissimo, a poco più di trent’anni, nel 1970».

Vincenzo Agnetti e la fotografia come riflessione sul tempo

La seconda esposizione, Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche, approfondisce il lavoro di uno dei maggiori protagonisti dell’arte concettuale italiana. Attraverso una trentina di opere, il percorso mostra l’approccio dell’artista alla fotografia per interrogare memoria, linguaggio e tempo. Opere iconiche come Il Trono, realizzata insieme a Paolo Scheggi, Elisabetta d’Inghilterra, La Macchina Drogata e il celebre Libro dimenticato a memoria raccontano una ricerca in cui immagini e parole dialogano continuamente.

La vicinanza tra i due artisti emerge anche nell’allestimento, come sottolinea la Direttrice: «Le due esposizioni sono strettamente collegate, perché quella di Scheggi termina proprio dove inizia quella di Agnetti. I due artisti erano molto vicini anche dal punto di vista teorico e la prima opera che introduce il percorso di Agnetti è Il trono, realizzata a quattro mani con Scheggi.

Foto da Ufficio Stampa

Curata da Alessandro Castiglioni insieme all’Archivio Agnetti e a Cosima Agnetti, presidente dell’Archivio, la mostra ripercorre la ricerca di questo grande protagonista dell’arte concettuale italiana attraverso le opere fotografiche e l’uso dellafotografia come strumento di riflessione sul tempo, sulla memoria personale e collettiva. Anche in questo caso tre opere sono entrate nelle collezioni permanenti del museo grazie al contributo della Direzione Generale Creatività Contemporanea».

La direttrice sottolinea anche come il dialogo tra le due esposizioni nasca spontaneamente dal percorso artistico dei due autori. «Negli ultimi anni di vita di Scheggi, lui e Agnetti sono stati molto vicini, sia sul piano progettuale sia su quello umano. Condividevano una riflessione sull’opera d’arte e sulla sua funzione: non come elemento ornamentale o decorativo, ma come strumento di riflessione sul sé, sul mondo, sul futuro e sul tempo e, nel caso di Scheggi, soprattutto sullo spazio.

Questi due aspetti, quindi, si compenetrano naturalmente, pur mantenendo ciascun artista il proprio linguaggio e il proprio territorio di ricerca. A settembre usciranno anche due pubblicazioni, una dedicata a Scheggi e una ad Agnetti, che faranno il punto sulle rispettive ricerche», conclude Zanella.

Arte Viva: il Premio Gallarate guarda alle nuove generazioni

La ventottesima edizione del Premio Gallarate trova spazio nella mostra Arte Viva. Processi performativi e partecipativi come pratica, dedicata a cinque artisti contemporanei che fanno della relazione con il pubblico il centro della propria ricerca. Le opere di Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi e Martina Rota trasformano il museo in uno spazio di partecipazione, ascolto e condivisione, dove performance, installazioni e interventi sonori ridefiniscono il concetto stesso di opera.

Come ricorda la direttrice, il progetto rappresenta anche un importante investimento sulle collezioni future del museo. «Sono giovani artisti italiani emergenti, che lavorano soprattutto con la relazione e la performance. Anche queste opere entreranno nelle collezioni del museo».

Foto da Ufficio Stampa

Le altre mostre: Giovanni Ferrario e Brunetta per Missoni

Con Stato di quiete, Giovanni Ferrario propone invece una riflessione sulle immagini generate dall’intelligenza artificiale. Le diciassette nature morte della serie Atlante del verosimile sembrano appartenere alla tradizione pittorica, ma sono in realtà il risultato di processi algoritmici che mettono in discussione il concetto stesso di realtà e di autorialità. Il progetto invita il pubblico a interrogarsi sul ruolo dell’artista nell’epoca dell’intelligenza artificiale e sul rapporto tra tecnologia, percezione e creatività.

Chiude il percorso Il vizio del vestire. Le illustrazioni di Brunetta per Missoni, realizzata in collaborazione con l’Archivio Missoni. Bozzetti, disegni e materiali editoriali raccontano il lungo sodalizio tra l’illustratrice Bruna Moretti Mateldi, in arte Brunetta, e la maison fondata da Ottavio e Rosita Missoni. Un dialogo creativo iniziato alla fine degli anni Cinquanta e culminato nel volume Il vizio del vestire, testimonianza di una comune idea di eleganza, libertà espressiva e sperimentazione.

Un museo sempre più orientato alla ricerca

Il programma estivo conferma la linea culturale del MA*GA, che affianca valorizzazione delle collezioni, ricerca storica e sostegno agli artisti contemporanei. «Abbiamo inaugurato questo 2026 con Kandinsky e l’Italia, che ha raccontato il rapporto tra Kandinsky e gli artisti italiani dal 1920 fino al 1955. È stata un’esposizione importante sia dal punto di vista critico sia da quello del pubblico e ne siamo molto soddisfatti.

Subito dopo abbiamo aperto queste tre nuove mostre e  con questo programma abbiamo definito con chiarezza la missione del museo. Vogliamo, infatti, incrementare e valorizzare le collezioni permanenti, promuovere studio e ricerca sugli artisti che hanno segnato la storia dell’arte italiana, sostenere le nuove generazioni e, allo stesso tempo, proporre grandi mostre storiche che aiutino a comprendere il rapporto tra gli artisti italiani e la scena internazionale. È una strada che continueremo a seguire anche in futuro».

Lo sguardo è già rivolto ai prossimi mesi. La Direttrice ci anticipa infatti due importanti appuntamenti: la grande mostra Corpi esposti dedicata a Jago, in programma dal 14 novembre tra il MA*GA e Palazzo Lombardia, e un progetto espositivo sugli anni Trenta e sul Secondo Futurismo, che approfondirà il rapporto tra arte, industria, pubblicità e comunicazione, confermando la vocazione del museo a mettere in dialogo la storia dell’arte italiana con le trasformazioni del presente.

«Con Jago faremo una riflessione sulla scultura contemporanea – spiega ancora – una scultura che apparentemente utilizza un linguaggio tradizionale, ma che in realtà affronta temi e significati profondamente legati all’attualità. La secondo mostra, invece, approfondirà il rapporto tra arte, produzione industriale, pubblicità e comunicazione. Aprirà a dicembre e proseguirà nei primi mesi dell’anno successivo».

QUI E ALTROVE. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971
A cura di Ilaria Bignotti ed Emma Zanella
Fino all’11 ottobre 2026

LE STRADE TERMINANO PRIMA DI COMINCIARE. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche
A cura di Alessandro Castiglioni
Fino all’11 ottobre 2026

GIOVANNI FERRARIO. Stato di quiete
Fino all’11 ottobre 2026

ARTE VIVAPROCESSI PERFORMATIVI E PARTECIPATIVI COME PRATICA
XXVIII PREMIO GALLARATE
A cura di Lorenzo Balbi, Eva Fabbris, Caterina Riva
Fino all’11 ottobre 2026

IL VIZIO DEL VESTIRE. Le illustrazioni di Brunetta per Missoni
A cura dell’Archivio Missoni
Fino all’11 ottobre 2026

Museo MA*GA
Gallarate (VA), via E. De Magri 1
Orari martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 10.00 – 18.00 / sabato e domenica: 11.00 – 19.00 / Chiuso il lunedì e dal 10 al 24 agosto 2026

Immagini da Ufficio Stampa

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