Le scansioni LiDAR hanno rivelato centinaia di opere in terra invisibili sotto la vegetazione. La scoperta ridisegna l’estensione della civiltà Aquiry, senza bisogno di evocare una «città perduta».

Cerchi, quadrati e poligoni emergono dal terreno quando gli alberi scompaiono digitalmente. Sotto la foresta dell’Amazzonia sudoccidentale, negli Stati brasiliani di Acre e Amazonas, centinaia di antiche opere in terra sono rimaste invisibili per secoli. A mostrarle sono state le scansioni LiDAR realizzate nel 2024 e analizzate da un gruppo internazionale di ricercatori. Lo studio, pubblicato il 29 luglio 2026 su Nature, documenta 432 strutture, soltanto 36 delle quali erano già conosciute. Non si tratta, però, della scoperta improvvisa di una «civiltà perduta». I geoglifi dell’Amazzonia e le popolazioni riunite dagli studiosi sotto il nome di Aquiry erano già oggetto di ricerca. La novità riguarda l’estensione del loro territorio e il numero delle opere che potrebbero trovarsi ancora sotto la vegetazione.

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Come sono stati scoperti i geoglifi sotto l’Amazzonia

Il LiDAR, acronimo di Light Detection and Ranging, utilizza impulsi laser lanciati da un aereo per misurare le distanze. Una parte dei segnali riesce a penetrare attraverso la copertura degli alberi e a raggiungere il suolo. Separando digitalmente i punti corrispondenti alla vegetazione da quelli del terreno, gli studiosi possono ricostruire la superficie sottostante. La foresta non viene eliminata realmente: scompare soltanto dal modello digitale. È allora che fossati, terrapieni e recinti geometrici tornano leggibili, anche quando non possono essere riconosciuti a occhio nudo o attraverso le normali fotografie satellitari.

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Le rilevazioni hanno interessato circa 4.500 chilometri quadrati, percorrendo 4.430 chilometri di volo. Le immagini ottenute mostrano strutture quadrangolari e poligonali, talvolta collegate da strade o riunite in gruppi. Alcuni fossati raggiungono i cinque metri di profondità, mentre i geoglifi occupano generalmente superfici comprese tra 0,35 e 14 ettari. Il più grande finora conosciuto arriva quasi a 50 ettari.

Che cosa sappiamo della civiltà Aquiry

Le comunità associate alla civiltà Aquiry cominciarono a costruire opere geometriche monumentali oltre 2.500 anni fa. Secondo le datazioni raccolte nello studio, i geoglifi furono realizzati tra il 600 a.C. e l’850 d.C., con differenze locali nelle forme e nelle tecniche. La loro funzione non è ancora ricostruita in ogni dettaglio. Le evidenze disponibili suggeriscono che molti fossero centri pubblici, politici e cerimoniali, destinati a incontri periodici, più che insediamenti occupati stabilmente o strutture difensive. Per questo parlare semplicemente di una città nascosta sotto l’Amazzonia rischia di deformare il significato della ricerca.

I nuovi dati hanno permesso di portare l’estensione stimata dell’area culturale Aquiry da circa 60.000 a 183.000 chilometri quadrati. Secondo le proiezioni dei ricercatori, l’intera regione potrebbe conservare tra 24.000 e 30.000 opere in terra, circa due terzi delle quali riconducibili agli Aquiry. Nel momento di massima espansione, tra il 100 e il 300 d.C., la popolazione potrebbe avere raggiunto una cifra compresa tra 1,25 e 3 milioni di persone. Il LiDAR non ha dunque rivelato una singola città perduta. Ha reso visibile un paesaggio costruito e trasformato per secoli: una rete di geometrie monumentali che oggi la foresta custodisce, insieme alle tracce di chi l’ha abitata.

Foto: Pärssinen et al., Nature (2026), Figura 2, immagine ritagliata, CC BY 4.0.

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