La Pala di Fiesole è tornata nel convento per cui fu realizzata. Le analisi hanno scoperto sotto il colore il trono progettato dal giovane artista e coperto nel Cinquecento.
La Pala di Fiesole che vediamo oggi contiene due dipinti e due epoche diverse. Sotto l’architettura rinascimentale aperta sul paesaggio è ancora nascosto il trono progettato da Beato Angelico più di seicento anni fa. Non è stato riportato in superficie: a renderlo nuovamente visibile sono state le indagini all’infrarosso condotte durante il restauro. Considerata la più antica pala d’altare di Beato Angelico giunta fino a noi, l’opera è tornata nella chiesa di San Domenico a Fiesole, per la quale fu realizzata tra il 1420 e il 1423. Il giovane artista, che allora viveva nel convento domenicano, dipinse la Madonna con il Bambino circondata da otto angeli e affiancata dai santi Tommaso d’Aquino, Barnaba, Domenico e Pietro Martire.
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L’aspetto originario, però, era molto diverso. La pala nasceva come un trittico tardogotico, con fondo oro, cuspidi, pilastrini e una predella. Nel 1501 Lorenzo di Credi ricevette l’incarico di aggiornarla al nuovo gusto rinascimentale. Conservò le figure dipinte da Beato Angelico, ma trasformò il trittico in una composizione unitaria, sostituì il fondo dorato con un paesaggio e coprì il trono originale con una nuova struttura a baldacchino.
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Il recente restauro, eseguito da Daniele Rossi sulla superficie pittorica e da Roberto Buda sul supporto ligneo, non ha cancellato l’intervento cinquecentesco. Le analisi diagnostiche hanno invece permesso di leggere il disegno sottostante e di ricostruire la forma del primo trono. La Pala di Fiesole rimane così un’opera doppia: il dipinto visibile di Lorenzo di Credi custodisce ancora, sotto il colore, quello immaginato da Beato Angelico.
Beato Angelico e Lorenzo di Credi, Pala di Fiesole – Wikimedia Commons, pubblico dominio.
