A Kainua, l’antica Marzabotto etrusca, gli archeologi dell’Università di Bologna hanno scoperto un pozzo rituale con bronzi intatti e due scheletri umani. I reperti entreranno presto nel nuovo allestimento del MNEMA.

Marzabotto torna al centro dell’archeologia etrusca con la scoperta di un pozzo rituale unico nel suo genere nella città di Kainua, portato alla luce durante la XXXIX campagna di scavo dell’Università di Bologna. Nel riempimento della struttura sono emersi manufatti integri e resti umani, destinati a ridefinire la conoscenza dei riti di fondazione delle città etrusche.

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Le indagini, concluse a agosto 2026 sotto la direzione della professoressa Elisabetta Govi, sono state finanziate dalla Direzione generale Musei e condotte nel Parco archeologico di Kainua, area sacra urbana dedicata alla dea Uni. Qui il pozzo, profondo oltre quattro metri, ha restituito reperti in uno stato di conservazione eccezionale.

Struttura in ciottoli del pozzo rituale etrusco scoperto a Kainua, Marzabotto

Bronzi intatti e scheletri: dentro il pozzo sacro di Kainua

Scavato grazie alla collaborazione del G.R.A. – Gruppo Ravennate Archeologico, il pozzo presenta una camicia di ciottoli e uno sviluppo fino alla marna impermeabile, dove è stato ricavato un piccolo pozzetto. Sul fondo gli archeologi hanno individuato due statuette femminili in bronzo e un rarissimo piatto bronzeo, ancora lucenti perché protetti dall’acqua dall’ossidazione.

Le statuette, le cosiddette korai, raffigurano fanciulle con tunica e mantello, diadema decorato e il gesto dell’offerta, e sono databili tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C., in concomitanza con la nascita della città di Kainua. Insieme ai vasi cerimoniali e al piatto in bronzo testimoniano un solenne rito di fondazione del pozzo, interpretato come dispositivo di comunicazione tra gli uomini e le divinità della terra e dell’acqua.

Verso il fondo del riempimento sono emersi anche due scheletri umani adulti, probabilmente una donna anziana e un uomo giovane, riferibili a un atto rituale di chiusura del pozzo. Analisi interdisciplinari – dal radiocarbonio al DNA e agli studi isotopici – aiuteranno a chiarire datazione e natura di questa deposizione, forse legata anche alla fine dell’uso del pozzo e alla storia stessa della città.

Frammento di vaso in bronzo con cavalli alati dal pozzo rituale di Kainua a Marzabotto

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Dal santuario urbano al museo: i reperti verso il nuovo MNEMA

Il pozzo si inserisce nel santuario urbano dove sorgono due templi monumentali dedicati alla coppia divina suprema Tinia e Uni, e dove è attestato anche il culto di Vei, protettrice della fertilità agraria e umana. In questo contesto, la nuova iscrizione che cita la dea Cavatha, figlia di Vei, richiama la relazione tra madre e figlia e rafforza il legame tra acqua, profondità della terra e cicli della vita.

La scoperta è il risultato di un modello di cooperazione tra istituzioni: un finanziamento di 140.000 euro della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, tramite il DiVA – Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, ha permesso di prolungare di due settimane le attività di scavo nel 2026, rendendo possibile il ritrovamento del pozzo. L’accordo quadro del 2023 tra il MNEMA – Museo nazionale etrusco di Marzabotto e l’Università di Bologna consolida questa sinergia tra ricerca, tutela e valorizzazione.

Dettaglio del volto con diadema della statuetta in bronzo dal pozzo di Kainua, Marzabotto

Un museo in dialogo costante con lo scavo

La portata culturale del ritrovamento si riflette subito nel rinnovato progetto del MNEMA, recentemente riaperto al pubblico con un nuovo allestimento. Il museo, diretto da Denise Tamborrino e inserito nella rete dei Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna guidata da Luigi Gallo, abbandona l’idea di collezione statica per proporsi come spazio in costante aggiornamento.

Grazie a questo concept, i reperti del pozzo rituale saranno presto visibili nel percorso espositivo del museo, non appena gli studi specialistici saranno conclusi. Chi visiterà il MNEMA potrà così seguire quasi in tempo reale gli esiti delle ricerche in corso a Kainua, osservando non solo bronzi, ceramiche e resti organici, ma anche il modo in cui gli archeologi ricostruiscono riti, paesaggio e vita quotidiana di una delle città etrusche meglio conservate d’Italia.

Dettaglio della manica incisa della statuetta in bronzo rinvenuta nel pozzo rituale etrusco di Kainua

Foto: Ufficio Stampa

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