Il presidente de Il Cigno Arte racconta la sfida di inserire oltre trenta sculture contemporanee nel complesso percorso archeologico.

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Gli astici monumentali di Philip Colbert non sono arrivati a Pompei semplicemente per occupare lo spazio delle rovine. La sfida era farli entrare in un percorso archeologico complesso, costruendo un confronto con il sito senza trasformare l’antico in uno sfondo per l’arte contemporanea. A raccontarlo è Lorenzo Zichichi, presidente de Il Cigno Arte, che ha organizzato e prodotto con il Parco Archeologico di Pompei la mostra diffusa Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology, curata da Cesare Biasini Selvaggi e visitabile fino al 30 novembre 2026.

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L’eredità dell’antico nelle immagini contemporanee

Oltre trenta sculture dell’artista britannico popolano Pompei e gli altri siti gestiti dal Parco: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico. Protagonista è The Lobster, l’astice trasformato da Colbert nel proprio alter ego e inserito in immagini che mescolano cultura pop, mitologia, storia dell’arte e immaginari futuristici. Una distanza soltanto apparente, secondo Zichichi. Anche il linguaggio più pop e contemporaneo continua infatti a portare con sé le tracce della cultura antica dalla quale proviene.

Astice-colonna di Philip Colbert installato davanti alla Basilica di Pompei
Astice-colonna di Philip Colbert installato davanti alla Basilica di Pompei

«L’archeologia e i siti archeologici che disseminano il nostro territorio, l’Italia, devono essere fonte di ispirazione e ricordare a tutti che noi proveniamo da questa cultura. – dice Zichichi – Quindi anche quello che può sembrare più lontano da quello che ci hanno dato i nostri antenati è, in realtà, frutto proprio di questa eredità». Nel caso di Colbert il legame è anche visivo. La presenza dell’astice richiama il celebre mosaico marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Le sculture, però, non cercano di confondersi con le rovine: colori accesi, superfici metalliche e figure robotiche rendono immediatamente riconoscibile la loro appartenenza al presente.

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La sfida di collocare gli astici tra le rovine di Pompei

Proprio questo contrasto ha reso particolarmente delicato il lavoro di allestimento. Le opere dovevano inserirsi fra colonne, archi e percorsi di visita, rispettando la complessità e il valore archeologico del luogo e, allo stesso tempo, instaurando con esso una relazione leggibile. «La sfida più ambiziosa – commenta Zichichi – è stata quella di collocare queste sculture all’interno di un percorso molto complicato e provare a farle interagire con questo capolavoro che è Pompei e tutta la civiltà romana», spiega Zichichi.

Dettaglio di una scultura di astice di Philip Colbert tra le rovine di Pompei
Dettaglio di una scultura di astice di Philip Colbert tra le rovine di Pompei

Il risultato è un itinerario nel quale gli astici di Colbert emergono inaspettatamente fra le rovine come presenze provenienti da un tempo diverso. Alcuni assumono l’aspetto di guerrieri, altri sembrano reperti archeologici giunti da un futuro immaginario. È proprio nell’incontro – e talvolta nello scontro – fra questi linguaggi che la mostra cerca il proprio significato: ricordare che l’antico non è una realtà separata dal presente, ma un’eredità che continua a riaffiorare anche nelle immagini apparentemente più lontane dalla tradizione.

La mostra
Consulta la scheda evento di Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology con date, sedi e informazioni sul percorso espositivo diffuso tra Pompei e gli altri siti del territorio.

Foto di Valentina Sensi per HF4

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