Alla National Gallery di Londra i custodi esternalizzati non possono accedere agli spazi ricreativi riservati al personale interno. Il sindacato PCS denuncia una disparità di trattamento, mentre il museo parla di limiti di spazio.
Chi sorveglia i Girasoli di Van Gogh e la Venere Rokeby di Velázquez trascorrerebbe le pause in alcuni locali seminterrati, senza luce naturale né aria condizionata. È quanto denuncia un’inchiesta del Guardian sulle condizioni degli addetti alla sicurezza della National Gallery di Londra. Secondo un curatore rimasto anonimo e il sindacato PCS, i custodi esternalizzati, in larga maggioranza appartenenti a minoranze etniche, non possono utilizzare l’«hub» destinato ai dipendenti interni: uno spazio luminoso con mensa sovvenzionata e cucina. Sarebbero invece costretti a servirsi di stanze descritte come anguste e poco ventilate, con vecchi arredi e problemi ricorrenti di roditori.
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Il PCS parla di una forza lavoro «a due livelli» e ha sollevato il dubbio che il trattamento possa risultare discriminatorio ai sensi dell’Equality Act del 2010. La protesta riguarda anche la sicurezza delle opere. Secondo le testimonianze raccolte, a un solo custode verrebbe talvolta affidata la sorveglianza di quattro sale, rendendo più difficile intervenire rapidamente. La National Gallery attribuisce la separazione alla mancanza di spazio e precisa che agli addetti sono riservate strutture dedicate. Il museo sostiene inoltre che CIS Security, la società che li impiega, abbia avviato alcuni miglioramenti dopo una consultazione interna, ma non commenta turni e modalità di sorveglianza per ragioni di sicurezza.
Foto preview: Una delle sale della National Gallery di Londra. Foto: M. Chohan/Wikimedia Commons – Pubblico dominio.
