In un giardino segreto nel cuore di Milano come fiori sbocciano, monumentali e variopinte, le sculture di Agostino Iacurci. Otto opere che insieme costituiscono ‘Arcipelago Botanico’, installazione site specific realizzata dall’artista per il cortile di Portrait Milano, a cura di Valentina Ciarallo e visitabile gratuitamente fino al 31 agosto. 

Memoria collettiva e memoria individuale si incontrano in Arcipelago Botanico, l’installazione site specific realizzata da Agostino Iacurci (Foggia, 1986) nel cortile di Portrait Milano, albergo di nuova generazione che – sorto nell’ex seminario arcivescovile di Milano – ha restituito il luogo, dopo trent’anni di abbandono, alla comunità. Una mission che l’hotel, aperto nel 2022, dopo aver riqualificato magistralmente gli spazi, conservando e valorizzando la struttura seicentesca esistente, di cui ha recuperato anche lo stemma, continua a portare avanti attraverso l’attivazione degli stessi con iniziative ed eventi legati all’arte contemporanea, alla cultura, al benessere e al design.

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«L’idea – ci ha raccontato Cristina Fogliatto, direttrice branding e comunicazione dell’albergo – è rendere accessibile il luogo, un vero e proprio giardino segreto ancora poco conosciuto in città, che peraltro svolge una funzione di raccordo tra Corso Venezia e Via Sant’Andrea, promuovendolo tramite la cultura. Obiettivo a cui Arcipelago Botanico, a cura di Valentina Ciarallo, risponde a pieno».  Il progetto, concepito nel più completo rispetto del luogo, trae ispirazione da un’antica litografia di fine ‘800 raffigurante lo stesso cortile allestito per una funzione religiosa. Un’opera che Agostino Iacurci è stato invitato a reinterpretare secondo la sua poetica, connotata dalla fusione tra il rigore formale dal nitore quasi geometrico delle linee e la libertà della fantasia, per cui le sue infiorescenze, evocando la natura senza imitarla, instaurano così un’armonica risonanza tra storia e contemporaneità.

Memorie di bambino e botanica

L’artista che sulla base delle sue esperienze ha eletto la natura a privilegiato campo di indagine, ha qui colto l’occasione per unire le sue memorie di bambino, cresciuto in Puglia tra spighe e piante più alte di lui, con la questione del verde urbano interfacciandosi direttamente con Vittorio Peretto. Botanico, fondatore e team leader di Hortensia, studio milanese di paesaggisti, agronomi e giardinieri che con le soluzioni green proposte a Portrait ha dimostrato come in città per avere più verde non servano necessariamente dei parchi enormi ma bastino spazi contenuti. In questo caso aiuole alte appena 30 cm trasformate nel giro di pochi anni in preziose e rigogliose oasi verdi.

Ma lasciamo che sia lo stesso Agostino Iacurci a dirci di più su questo progetto che coniuga arte contemporanea, riqualificazione urbana e memoria…

Arcipelago Botanico: intervista a Agostino Iacurci

Arcipelago Botanico nasce da un dialogo con il luogo e la sua memoria restituendo uno scenario di fantasia. Come hai trovato l’equilibrio tra il rispetto della storia dell’Ex Seminario e la libertà della tua pratica?
«È nato spontaneamente. Arcipelago Botanico è immaginata proprio in dialogo con la memoria dell’Ex Seminario Arcivescovile di Milano. Un’installazione site specific in cui ho cercato un equilibrio, un dialogo tra gli elementi che compongono questa piazza, l’edificio storico e il bellissimo progetto di giardino di Vittorio Peretto, a cui poi ho aggiunto un livello in più, quello immaginifico che mi contraddistingue, dal momento che la mia pratica, pur trovando radici in elementi reali si sviluppa in una dimensione immaginifica. Come anticipato, attraverso la mia opera ho interpretato in chiave contemporanea un’antica litografia in cui il cortile appare come un vero e proprio giardino con una fontana al centro». 

Cosa rappresenta per te l’idea di arcipelago e quale riflessione sul nostro rapporto con il paesaggio contemporaneo desideri suggerire al pubblico?
«Le otto sculture si presentano come isole di un unico ecosistema, una sorta di costellazione che dialoga con le grandi canfore che fanno parte del disegno del paesaggio della piazza. Le ho immaginate quasi come un clash tra una veduta rinascimentale e un intervento contemporaneo; tanto che, visti in pianta, le mie opere sembrano delle piccole pennellate di colore che vanno a stravolgere lo spazio, evocando un po’ un’atmosfera metafisica da Piazze d’Italia».

L’interazione del pubblico

In un progetto come Arcipelago Botanico, dove l’opera dialoga con l’architettura, il verde e le persone che attraversano quotidianamente la piazza, quanto è importante che il pubblico completi l’opera con la propria esperienza e il proprio sguardo?
«La mia ricerca da anni si muove tra vari media, dal disegno alla pittura e al wall painting. In questa bellissima piazza hanno preso forma otto installazioni di 4 metri di altezza, le più grandi che io abbia realizzato di matrice scultorea, dal momento che finora mi ero cimentato solo con murales monumentali.

Si tratta di opere che ideate in dialogo con la piazza e la natura che la abita, sono concepite per interagire con il pubblico, accoglierlo. Ecco allora che i basamenti non sono strutturati solo per sostenere le sculture ma anche per interagire con il pubblico, offrendosi come sedute durante gli eventi o semplici momenti di pausa, magari al calar del sole quando è più fresco».

Revenews