Il museo progettato da Frank Gehry aprirà l’11 dicembre 2026 sull’isola di Saadiyat. Sarà il più grande della rete Guggenheim e racconterà l’arte dagli anni Sessanta a oggi da una prospettiva meno occidentale.
Dopo vent’anni di annunci, rinvii e date rimaste sospese, il Guggenheim Abu Dhabi ha finalmente un giorno di apertura: l’11 dicembre 2026. Il museo progettato da Frank Gehry sorgerà sull’isola di Saadiyat e sarà il più grande dell’intera costellazione Guggenheim, superando le sedi di New York, Bilbao e Venezia. La data è stata annunciata il 28 luglio dal Department of Culture and Tourism – Abu Dhabi insieme alla Solomon R. Guggenheim Foundation. Si chiude così, almeno sul calendario, una delle attese più lunghe e discusse della storia museale recente: il progetto era stato presentato nel 2006 come tassello centrale della trasformazione culturale dell’emirato.
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Nel frattempo, però, è cambiato tutto. Abu Dhabi ha costruito intorno al museo un intero distretto culturale, il Louvre Abu Dhabi è diventato una realtà e il dibattito internazionale ha cominciato a mettere in discussione una storia dell’arte contemporanea raccontata quasi esclusivamente da Europa e Stati Uniti. Il Guggenheim che aprirà nel 2026 non potrà quindi essere soltanto la monumentale architettura immaginata vent’anni fa. Dovrà dimostrare di saper rappresentare la nuova geografia culturale nella quale si trova.
Quando apre il Guggenheim Abu Dhabi?
Il Guggenheim Abu Dhabi aprirà al pubblico l’11 dicembre 2026 nel Saadiyat Cultural District, sull’isola affacciata sul Golfo che ospita alcune delle principali istituzioni culturali degli Emirati Arabi Uniti. Il museo entrerà a far parte della rete della Solomon R. Guggenheim Foundation, accanto al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e al Guggenheim Bilbao. Avrà però una propria collezione e un’identità costruita a partire da Abu Dhabi e dalla posizione storica della regione come punto di incontro tra rotte commerciali e culture differenti. Non sono stati ancora comunicati prezzi dei biglietti, orari di visita e programma completo delle mostre inaugurali. La fondazione ha annunciato che maggiori informazioni sulla collezione e sulle commissioni artistiche saranno diffuse nei prossimi mesi.
Il progetto di Frank Gehry
A progettare il museo è stato Frank Gehry, l’architetto del Guggenheim Bilbao, scomparso nel 2025. Il nuovo edificio costituisce una delle ultime grandi opere della sua carriera e porta nel Golfo alcuni degli elementi più riconoscibili della sua architettura: volumi scomposti, superfici metalliche e una struttura concepita per modificare continuamente la percezione dello spazio. Il Guggenheim Abu Dhabi avrà una superficie costruita complessiva di 80.000 metri quadrati. Al suo interno troveranno posto 30 gallerie, distribuite su 11.600 metri quadrati e collegate da un atrio centrale. A queste si aggiungeranno 23.000 metri quadrati di spazi espositivi esterni, pensati anche per accogliere opere e installazioni di grandi dimensioni.
La parte più riconoscibile dell’edificio sarà costituita da dieci coni scultorei che raggiungeranno un’altezza massima di 88 metri. Nove saranno rivestiti da una maglia in acciaio inossidabile, mentre il decimo utilizzerà onice e vetro. Le strutture non avranno soltanto una funzione estetica: produrranno ombra e favoriranno la ventilazione naturale, reinterpretando soluzioni architettoniche tradizionali del Golfo. Il museo sorge inoltre nel punto d’incontro tra terra e mare, su un promontorio poco distante dal Louvre Abu Dhabi. L’edificio diventa così parte della narrazione culturale dell’isola prima ancora che il visitatore ne attraversi le sale.
Vent’anni di attesa e rinvii
Il progetto fu annunciato nel 2006, quando Abu Dhabi firmò un accordo con la Solomon R. Guggenheim Foundation per costruire una nuova sede sull’isola di Saadiyat. I primi lavori sul sito iniziarono nel 2011, ma furono presto sospesi. Da allora si sono susseguite diverse ipotesi di completamento, senza che il museo arrivasse davvero all’apertura. Nel 2021 venne indicato il 2025 come nuovo obiettivo, successivamente spostato al 2026. Soltanto ora è stata comunicata una data precisa.
Durante questa lunga gestazione, il progetto è stato accompagnato anche dalle proteste sulle condizioni dei lavoratori migranti impiegati nello sviluppo di Saadiyat Island. Nel 2011 oltre 130 artisti internazionali sostennero il boicottaggio del futuro Guggenheim, chiedendo maggiori garanzie contro abusi come il mancato pagamento dei salari, la confisca dei passaporti e le commissioni imposte ai lavoratori dalle agenzie di reclutamento. Human Rights Watch ha dedicato diversi rapporti alle condizioni di lavoro nell’isola, riconoscendo alcuni miglioramenti ma segnalando ancora nel 2015 gravi criticità.
La storia del museo è quindi legata anche alle contraddizioni del grande progetto culturale di Abu Dhabi: da una parte l’investimento nell’arte come strumento di apertura internazionale, dall’altra le domande sul modello economico e sociale che ha reso possibile la costruzione del distretto.
Che cosa vedremo nel museo
La collezione del Guggenheim Abu Dhabi viene costruita dal 2009 e sarà dedicata all’arte dagli anni Sessanta a oggi. Comprenderà pittura, scultura, fotografia, installazioni, immagini in movimento e nuovi media. Il museo promette una prospettiva globale, ma con un’attenzione particolare all’Asia occidentale, al Nord Africa, all’Asia meridionale e alle relazioni sviluppate da queste aree con il resto del mondo. La direttrice e CEO della Solomon R. Guggenheim Foundation, Mariët Westermann, ha definito la collezione «localmente e globalmente unica», radicata nella regione ma composta da opere provenienti da tutti i continenti.
Il percorso non seguirà una cronologia lineare. Le gallerie saranno organizzate attraverso grandi nuclei tematici come Astrazione, Cultura popolare, Terra, Linguaggio e Narrazione. Il visitatore potrà costruire itinerari differenti, seguendo connessioni tra epoche, territori e pratiche artistiche. È una scelta che prova a scardinare la tradizionale lettura dell’arte contemporanea come una successione di movimenti nati nei centri occidentali e successivamente diffusi nel resto del mondo. Al suo posto, il Guggenheim Abu Dhabi vuole raccontare scambi, influenze e storie sviluppate contemporaneamente in luoghi diversi.
La nuova geografia culturale di Abu Dhabi
Quando il Guggenheim venne annunciato, Saadiyat Island era soprattutto un progetto. Vent’anni dopo è diventata una delle maggiori concentrazioni museali al mondo. Il distretto comprende il Louvre Abu Dhabi, lo Zayed National Museum, il Natural History Museum Abu Dhabi e teamLab Phenomena Abu Dhabi. Non si tratta soltanto di riunire edifici firmati da grandi architetti. Attraverso Saadiyat, Abu Dhabi sta cercando di costruire una centralità culturale capace di competere con le capitali occidentali e, allo stesso tempo, di proporsi come punto di riferimento per un’area geografica ancora rappresentata in modo frammentario nei grandi musei internazionali.
Il Guggenheim Abu Dhabi nasce dunque con un compito più complesso rispetto a quello immaginato nel 2006. Non gli basterà replicare nel Golfo il modello reso celebre da Bilbao, usando l’architettura come motore di trasformazione urbana e turistica. Dovrà mostrare quale storia dell’arte possa essere raccontata da Abu Dhabi e quanto spazio verrà realmente affidato agli artisti, alle prospettive e alle contraddizioni della regione. Dopo vent’anni, l’edificio di Gehry è quasi pronto ad aprire. La vera attesa riguarda ora il museo che saprà diventare.
Foto: Guggenheim
