Due uomini sono entrati nel museo pagando il biglietto e hanno impiegato meno di quattro minuti per sottrarre il torque celtico di 2.500 anni fa. Il furto riapre il dilemma: lasciare gli originali nelle sale o sostituirli con copie?
Entrano nel museo pagando regolarmente il biglietto, come due visitatori qualsiasi. Poco dopo estraggono una mazza e un martello, infrangono una teca davanti al pubblico, afferrano un collare d’oro vecchio di 2.500 anni e attraversano di nuovo l’ingresso principale. Quando lasciano il Musée du Pays Châtillonnais – Trésor de Vix, in Borgogna, non sono trascorsi neppure quattro minuti.
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È successo la mattina del 24 luglio a Châtillon-sur-Seine. L’oggetto rubato è il torque della Dama di Vix, uno dei più importanti reperti archeologici conservati in Francia: un collare in oro massiccio a 24 carati, del peso di circa 480 grammi, rinvenuto nel 1953 nella tomba di una donna vissuta tra il VI e il V secolo a.C. Uno dei sospettati è stato incriminato e posto in custodia cautelare il 28 luglio. Secondo gli inquirenti, però, alla preparazione del furto potrebbero aver partecipato altre persone. Il collare non è stato ancora recuperato.
Chi era la Dama di Vix e perché il suo collare è così importante
Dama, principessa, regina e perfino sacerdotessa: non sappiamo quale titolo avesse realmente la donna sepolta ai piedi del Mont Lassois, nei pressi del villaggio di Vix. Sappiamo, però, che doveva occupare una posizione eccezionale. Il suo corpo, appartenente a una donna morta tra i 30 e i 35 anni, era stato deposto nella cassa di un carro da parata, all’interno di una camera funeraria coperta da un grande tumulo. Intorno a lei erano stati sistemati gioielli, fibule, bracciali, oggetti rituali e recipienti provenienti dal mondo greco ed etrusco. Nessuna arma.
Il reperto più monumentale della sepoltura è il celebre cratere di Vix, un vaso greco in bronzo alto 1,64 metri, pesante oltre 200 chilogrammi e capace di contenere circa 1.100 litri. È il più grande vaso metallico dell’antichità classica arrivato fino a noi. Accanto si trovavano una phiale d’argento, vasi legati al consumo del vino e il torque d’oro appena rubato. Il collare era stato ritrovato sul cranio della defunta e per questo, inizialmente, venne interpretato come un diadema. Gli studi successivi hanno stabilito che si trattava invece di un torque, un ornamento rigido destinato al collo e utilizzato come simbolo di rango e potere. La sua posizione sarebbe stata provocata dal crollo della struttura lignea della tomba.
Cosa rivela il torque rubato
Anche la decorazione racconta qualcosa del mondo attraversato dalla Dama di Vix. Il collare presenta una struttura ad arco le cui estremità poggiano su zampe di leone. Sopra compaiono due cavalli alati, identificati con Pegaso, mentre le sfere cave ricordano il sole dell’iconografia celtica. Tecniche, simboli e modelli appartengono a culture differenti: quella celtica, il mondo greco-orientale e la tradizione orafa etrusca. Più che un semplice gioiello, il torque è la prova materiale degli scambi che già 2.500 anni fa collegavano il Mediterraneo all’Europa centrale. Vix sorgeva infatti lungo una rotta commerciale strategica: la Senna permetteva di muoversi da est a ovest, mentre le vie terrestri mettevano in comunicazione il Mediterraneo con il Nord Europa. Vino, ceramiche e oggetti di lusso viaggiavano verso nord. Stagno e altre materie prime percorrevano la direzione opposta.
La ricchezza della tomba rivela il ruolo assunto dall’aristocrazia locale nel controllo di questi traffici. E il fatto che al centro di una delle sepolture celtiche più sontuose d’Europa ci fosse una donna ha aperto una discussione ancora più ampia sulle forme del potere femminile nell’Età del Ferro.
Due tentativi di furto prima del colpo in pieno giorno
Il furto del 24 luglio non è arrivato senza segnali. Negli ultimi otto mesi il museo aveva già subito due tentativi di effrazione notturna, entrambi falliti. Dopo quelle intrusioni l’istituzione aveva investito circa 150mila euro in telecamere di sorveglianza, rilevatori di movimento e sistemi di controllo delle porte. I ladri hanno cambiato strategia. Anziché forzare gli ingressi durante la notte, si sono presentati all’orario di apertura, a volto scoperto, confondendosi con il pubblico. Hanno colpito con una rapidità tale da rendere inefficaci persino le misure appena introdotte.
Il sindaco di Châtillon-sur-Seine, Jérémie Brigand, ha definito il torque «un pezzo unico al mondo», il cui valore non può essere ricondotto al peso dell’oro. È proprio questo uno degli aspetti più inquietanti del caso: il collare possiede un valore storico inestimabile, ma per chi lo ha rubato potrebbe ridursi a poco meno di mezzo chilo di metallo prezioso da fondere. Una trasformazione che ne cancellerebbe per sempre identità, storia e significato.
Originali nelle teche o copie nelle sale?
Il caso di Vix arriva dopo una serie di furti che ha rivelato la vulnerabilità dei musei francesi. Nell’ottobre 2025 il Louvre aveva perso otto gioielli della Corona in un colpo compiuto in pieno giorno. A luglio è stato preso di mira anche il Musée Lalique in Alsazia, da cui sono spariti gioielli per diversi milioni di euro.
Il 27 luglio la ministra della Cultura Catherine Pégard ha presentato un piano nazionale articolato in 33 misure, nato dopo il furto al Louvre e accelerato dalla nuova emergenza. Il programma prevede la mappatura dei luoghi più vulnerabili, controlli periodici, formazione del personale, rafforzamento degli audit e la possibilità di mettere temporaneamente al sicuro gli oggetti più esposti. A sostenerlo c’è un fondo da 30 milioni di euro in tre anni, già istituito nel 2026 e utilizzato per finanziare 482 interventi prioritari.
La scomparsa del torque ha tuttavia aperto una domanda più radicale. Dominique Garcia, presidente dell’Institut national de recherches archéologiques préventives, ha proposto di trasferire gioielli e oggetti preziosi nei caveau, sostituendoli nelle sale con copie sempre più fedeli. Pégard si è detta contraria: rimpiazzare i capolavori con riproduzioni sarebbe, secondo la ministra, «un grave errore». Gli originali devono continuare a essere visibili, trovando soluzioni adeguate alle caratteristiche di ciascun museo.
È il paradosso su cui oggi si interroga la Francia. Un museo esiste per rendere accessibili gli oggetti, permettere al pubblico di trovarsi davanti alla materia autentica della storia. Ma proprio questa accessibilità può esporli a una distruzione irreversibile. Il torque della Dama di Vix era sopravvissuto per 2.500 anni: al crollo della tomba, al tempo, alla corrosione e persino a due tentativi di furto. Sono bastati meno di quattro minuti, davanti ai visitatori, per farlo scomparire.
Foto: Il torque in oro a 24 carati scoperto nel 500 a.C. nella tomba della Dama di Vix. / Foto di Rosemania via Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0.
