Il modello della copertura cinetica anticipa la trasformazione dell’ex Ospedale Sant’Agostino. Dall’11 dicembre AGO inizierà ad aprire i suoi spazi, riunendo arte, scienza, ricerca e collezioni in un unico ecosistema culturale.
Il primo frammento del futuro di AGO è già visibile nel centro di Modena. Si chiama Origami ed è il modello in scala della copertura cinetica che, entro il 2029, sovrasterà il Cortile delle Tenaglie dell’ex Ospedale Sant’Agostino. Una struttura leggera e mobile, capace di aprirsi e richiudersi per adattare lo spazio alle condizioni climatiche e alle attività ospitate. È anche l’immagine più immediata di ciò che sta accadendo in città: un edificio nato nel Settecento per curare si prepara a diventare un luogo nel quale produrre cultura, ricerca e conoscenza.
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Installato in Piazza Sant’Agostino, Origami porta fuori dal cantiere uno degli elementi più riconoscibili del progetto firmato da CRA-Carlo Ratti Associati insieme a Italo Rota. E segna l’inizio del conto alla rovescia: l’11 dicembre 2026 AGO aprirà per la prima volta al pubblico una parte dei suoi spazi, avviando un percorso che proseguirà progressivamente negli anni successivi. «È una grande emozione essere qui. – ha raccontato Carlo Ratti durante la presentazione – È l’inizio di un percorso che continuerà tra qualche mese con l’apertura della prima mostra, poi con il Museo universitario e con tutti gli altri passaggi».
AGO Modena apre l’11 dicembre
Non si tratta semplicemente della nascita di un nuovo museo. AGO occuperà circa 22mila metri quadrati dell’ex ospedale e riunirà musei, archivi, collezioni, laboratori, ricerca e formazione, mettendo in relazione istituzioni e discipline solitamente separate. Inserito nel più ampio sistema dei Campi di Modena, che comprende anche il Palazzo dei Musei, il polo raggiungerà complessivamente una superficie di circa 43mila metri quadrati.

La prima apertura dell’11 dicembre sarà accompagnata da una mostra curata da CRA-Carlo Ratti Associati e Fondazione AGO. Oltre 150 opere provenienti dalle collezioni di Fondazione AGO, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, del Museo della Figurina, delle Gallerie Estensi e del Museo Civico dialogheranno con prestiti e nuove commissioni internazionali. Circa cinquanta artisti costruiranno un percorso intorno a tre azioni – abitare, curare ed esplorare – che tengono insieme la memoria dell’antico ospedale e le domande del presente.
Il tetto cinetico che lascia il cortile aperto verso il cielo
Prima ancora delle opere, però, è l’architettura a raccontare quale idea di cultura prenderà forma dentro AGO. La futura copertura del Cortile delle Tenaglie non sarà un tetto immobile, ma un organismo capace di cambiare configurazione. «È molto bello vedere quello che credo sarà davvero unico: questo tetto che oggi osserviamo in forma di modello, ma che diventerà la copertura del Cortile delle Tenaglie e permetterà di utilizzare lo spazio in modi diversi durante tutto l’anno», spiega Ratti. Il riferimento all’origami non è soltanto visivo. La struttura, progettata da CRA con l’artista e ingegnere statunitense Chuck Hoberman, potrà aprirsi e ripiegarsi, modificando il grado di luce, protezione e apertura del cortile. In questo modo lo stesso spazio potrà accogliere mostre, spettacoli, incontri oppure tornare a essere, semplicemente, una piazza sotto il cielo.

«Il progetto non nasce dall’idea di coprire il cortile, come è stato fatto, per esempio, al British Museum di Londra – precisa Ratti – ma dal creare un sistema che permetta di viverlo sia com’era nel Settecento, aperto verso il cielo, sia proteggendolo in caso di pioggia o di temperature estreme. Per questo abbiamo pensato a una copertura cinetica». La differenza è sostanziale. AGO non rinuncia alla forma originaria dell’edificio per renderlo contemporaneo, ma introduce un’architettura che compare soltanto quando serve. Il patrimonio non viene congelato, né chiuso dentro una nuova immagine definitiva: conserva la possibilità di trasformarsi.

Carlo Ratti: «Uno dei primi dieci poli museali al mondo»
Per farlo, Ratti ha coinvolto uno dei pionieri mondiali delle strutture trasformabili. «Abbiamo lavorato con Chuck Hoberman, uno dei maggiori esperti internazionali in questo campo, inventore della Hoberman Sphere e coinvolto anche nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina di quest’anno. – spiega – Credo che questo tetto cinetico sarà davvero qualcosa di unico al mondo, capace di mettere insieme il passato e il futuro del Sant’Agostino». È la stessa relazione tra passato e futuro sulla quale si costruisce l’intero progetto. L’ex ospedale non sarà restaurato per tornare a un momento preciso della propria storia, ma per accogliere funzioni e pubblici differenti. Anche la copertura, con il suo movimento, rende visibile questa possibilità: il cortile resta quello settecentesco, ma può diventare ogni volta uno spazio diverso.
AGO, inoltre, non vivrà come un’isola. Il progetto prova a ricucire un’area nella quale si concentrano alcune delle principali istituzioni culturali modenesi, collegando idealmente e fisicamente il Sant’Agostino con il Palazzo dei Musei e le Gallerie Estensi. «Sarà molto bello seguire un percorso continuo nei prossimi anni, che parte dalla mostra di fine anno, prosegue con il Museo universitario e poi con tutti gli altri passi successivi. – osserva Ratti – Deve diventare qualcosa di davvero importante». Secondo l’architetto, la portata del progetto emerge proprio guardando AGO non come un singolo edificio, ma come parte di un sistema: «Se guardiamo alle Gallerie Estensi, al nuovo polo e al Sant’Agostino con Fondazione AGO, il Museo della Figurina e i Musei universitari, possiamo parlare, da molti punti di vista, di uno dei primi dieci poli museali al mondo».

Una convivenza tra discipline
Non sono soltanto le dimensioni a sostenere questa ambizione. Il tratto distintivo sarà la convivenza tra arte, scienza, patrimonio storico, tecnologie e formazione: collezioni nate in epoche differenti e sguardi che raramente si incontrano nello stesso luogo. «Ciò che lo rende unico è proprio la possibilità di mettere insieme queste collezioni, modi diversi di vedere il mondo e modi diversi di guardare al passato. – conclude Ratti – Un passato che qui diventa anche futuro».
Questo articolo fa parte dello speciale dedicato ad AGO. Leggi la guida completa: AGO a Modena: cos’è, quando apre e che cosa ospiterà.
Foto: Rolando Paolo Guerzoni
