Roma ospita in contemporanea due tra i nomi più popolari del Novecento, Vassily Kandinsky e Keith Haring, mentre Pisa si prepara ad accogliere la più ampia retrospettiva italiana mai dedicata a Edward Hopper. A Milano Fondazione Prada offre una panoramica delle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia, Superstudio Più – MyOwnGallery lancia una nuova sfida su Frida Kahlo

L’autunno 2026 si preannuncia una delle stagioni più dense per chi segue le grandi mostre in Italia, con grandi appuntamenti che, pur restando su binari molto diversi tra loro, hanno tutti il respiro dell’evento internazionale. Roma ospita in contemporanea due tra i nomi più popolari del Novecento, Vassily Kandinsky e Keith Haring, mentre Pisa si prepara ad accogliere la più ampia retrospettiva italiana mai dedicata a Edward Hopper.

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Kandinsky torna a Roma dopo 25 anni

Da metà settembre 2026 a metà febbraio 2027, Palazzo Bonaparte accoglie una monografica su Vassily Kandinsky costruita quasi interamente sui prestiti del Centre Pompidou, che custodisce il nucleo più importante al mondo delle sue opere grazie al lascito della moglie Nina. Non è un dettaglio da poco: l’istituzione parigina è entrata in una fase di chiusura pluriennale per lavori di ristrutturazione, e questo rende la tappa romana un’occasione più unica che rara per vedere fuori da Parigi opere che raramente viaggiano.

Veduta di Palazzo Bonaparte a Roma durante l'allestimento della mostra Kandinsky

Vassily Kandinsky Park von Saint-Cloud, dunkle Allee (Le Parc de Saint-Cloud, allée ombragée) 1906 – Legs de Nina Kandinsky, 1981 Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle

Il progetto, curato da Angela Lampe e prodotto da Arthemisia, ripercorre l’intero arco della parabola artistica di Kandinsky: dagli studi in giurisprudenza a Mosca all’approdo alla pittura attorno ai trent’anni, dagli anni di Monaco e della fondazione del gruppo Der Blaue Reiter fino al Bauhaus e all’esilio parigino dopo la chiusura della scuola voluta dal regime nazista. Tra le settanta opere esposte compare un lavoro chiave come Gelb-Rot-Blau del 1925. La mostra dedica per la prima volta uno spazio autonomo a Gabriele Münter, compagna di Kandinsky per oltre un decennio e figura di primo piano dell’espressionismo tedesco, rimasta a lungo in secondo piano rispetto al partner nonostante il proprio peso artistico.

Haring, la street art che diventa museo

Il 6 ottobre parte invece a Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma, la più grande mostra italiana su Keith Haring, che chiuderà l’11 aprile 2027. Sono oltre 140 le opere in arrivo dalla Nakamura Keith Haring Collection di New York, la principale collezione al mondo dedicata all’artista, affiancate da prestiti pubblici e privati. Il percorso, curato da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, segue Haring dai primi disegni nella metropolitana newyorkese fino ai lavori dell’ultimo periodo, passando per i poster a sfondo politico su temi come l’apartheid, la prevenzione dell’AIDS e i diritti civili.

Un capitolo della mostra è dedicato in particolare al passaggio di Haring in Italia negli anni Ottanta, tra Napoli, Milano, Pisa e Roma: qui trova spazio anche la documentazione fotografica dei suoi interventi romani del 1984, tra il Palazzo delle Esposizioni e le pareti della metropolitana lungo la linea A, oggi sopravvissuti solo attraverso le immagini d’epoca. È un taglio che permette di raccontare Haring non solo come icona pop, ma come artista che ha attraversato fisicamente anche le città italiane.

Serigrafia Icons di Keith Haring, 1990, in mostra al Museo di Roma a Palazzo Braschi
Serigrafia Icons di Keith Haring, 1990, in mostra al Museo di Roma a Palazzo Braschi

Un Hopper “geografico” a Pisa

Il terzo appuntamento, il 14 ottobre, porta a Palazzo Blu di Pisa la più ampia mostra italiana su Edward Hopper, realizzata con il Whitney Museum of American Art di New York e curata da Kim Conaty e Barbara Haskell, entrambe curatrici del museo newyorkese. Resterà aperta fino al 7 marzo 2027 e riunirà oltre 150 opere tra dipinti, disegni, incisioni e acquerelli, insieme a materiali dal Sanborn Hopper Archive — corrispondenze, diari e fotografie acquisiti dal Whitney circa un decennio fa.

La particolarità dell’impianto è geografica più che cronologica: il percorso segue Hopper attraverso i luoghi che ne hanno segnato la formazione — New York, dove visse per quasi sessant’anni, Parigi, dove soggiornò in tre occasioni distinte, e il New England di Cape Cod e del Maine — fino a una sezione conclusiva dedicata al rapporto con la moglie Jo, artista lei stessa e custode dell’archivio del marito.

Opera Statue at Park Entrance di Edward Hopper nella mostra di Palazzo Blu
Edward Hopper Statue at Park Entrance / Statua all’ingresso del Parco, 1918–20
Olio su tela, Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1194 © Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

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