Dal cinema all’arte contemporanea, il compositore racconta la nascita del paesaggio sonoro di ‘Between’, la videoinstallazione di Jacopo Di Cera al Museo delle Trame Mediterranee. Sei tracce autonome, armonie sospese e un dialogo continuo tra musica, memoria e immagini.

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Come si compone la musica per un’opera che parla di memoria? E soprattutto, come si scrive una colonna sonora quando le immagini non seguono una narrazione lineare, ma cambiano continuamente? Sono le domande da cui è partito MKDB, compositore della parte sonora di Between, la videoinstallazione di Jacopo Di Cera realizzata al Grande Cretto di Alberto Burri e presentata al Museo delle Trame Mediterranee nell’ambito di Gibellina Photoroad 2026. Un lavoro costruito non come semplice accompagnamento musicale, ma come parte integrante dell’opera.

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«Conoscevo già questo luogo, che raccoglie quattromila anni di storia e ospita opere di arte contemporanea e moderna di grandissimo livello. – ci dice MKDB – Ero perfettamente consapevole di andare a inserire la musica in un contesto estremamente delicato». Quando Di Cera gli ha mostrato il progetto, la direzione è apparsa subito chiara. «Jacopo – continua – aveva immaginato di ridare vita al Grande Cretto attraverso scene quotidiane: bambini che giocano, persone che passeggiano, gesti spontanei. Da lì ho iniziato a pensare a come dare una voce ai suoi video».

Sei tracce per sei schermi: la struttura sonora dell’installazione

Non si tratta, tuttavia, di una colonna sonora tradizionale. L’installazione si sviluppa infatti su sei schermi e, allo stesso modo, anche la composizione è divisa in sei movimenti indipendenti. «Ogni schermo ha una propria voce autonoma, ma tutte sono legate da un rapporto armonico. – spiega MKDB – Questo permette di attivare i video in maniera casuale e avere comunque sempre una coerenza sonora. Ogni volta che l’installazione viene accesa, nasce qualcosa di diverso». Un sistema, dunque, che riflette la filosofia stessa di Between.

Jacopo Di Cera Between

Le immagini cambiano ordine, i suoni si ricombinano, ma il risultato continua a raccontare la stessa idea: quella di una vita che continua ad abitare simbolicamente un luogo nato dalla memoria di una tragedia. «Anche i video partono in modo casuale, ma alla fine restituiscono sempre il concetto della vita pulsante di questo territorio», dice il compositore. Per ottenere questo equilibrio, MKDB ha costruito una composizione fatta di elementi molto diversi tra loro.

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«Ci sono strumenti armonici, naturalmente. – spiega – Poi ho inserito strumenti percussivi che attirano l’attenzione dello spettatore, quasi come accade nel cinema. C’è una chitarra elettrica, ispirata al suono di Jeff Beck, che esegue un tema molto semplice. All’inizio era molto più complesso, ma l’ho volutamente ridotto». A sostenere l’intera struttura è invece un pianoforte: «La sua armonia rimane sospesa. Non è né maggiore né minore. Rimani in attesa, esattamente come accade davanti ai video di Jacopo».

Tra cinema, musica elettronica e arte contemporanea

È proprio questa sospensione a rappresentare uno degli elementi centrali dell’intero lavoro. Accanto agli strumenti acustici compare anche la ricerca elettronica, da sempre parte del percorso del compositore. «Ho utilizzato un drone sviluppato con sintetizzatori modulari. – precisa – Lavoro molto con la musica elettronica e volevo creare una frequenza quasi senza tempo, una continuità che desse l’impressione di qualcosa che esiste da sempre». E persino l’imperfezione diventa parte della composizione: «Nel progetto ho lasciato volutamente un piccolo glitch tecnico. Le persone probabilmente non se ne accorgono, ma quell’errore rende tutto ancora più vivo».

Una scelta che dialoga anche con il tema dell’installazione, dove la memoria non viene raccontata come qualcosa di immobile, ma come una presenza in continua trasformazione. Per MKDB, però, il lavoro più importante è stato un altro: capire quando la musica dovesse parlare e quando invece lasciare spazio alle immagini. «Io vengo dal mondo del cinema, quindi sono abituato a lavorare con i registi. – chiosa – Qui il principio è lo stesso. In questo caso la guida è l’artista che realizza l’installazione. Devi ascoltare la sua visione, discuterne insieme e lasciarti ispirare».

«La musica è al servizio dell’opera, non il contrario»

Non è, dunque, un semplice intervento di sound design, ma «musica. Non è un semplice suono. C’è una vera composizione, ma è una composizione che lavora al servizio dell’opera. Deve sostenere l’emozione che Jacopo ha individuato, non sostituirla». Un rapporto creativo costruito sul dialogo: «Jacopo è un artista che lascia una grandissima libertà. È parte del processo creativo musicale anche se non è un musicista. Si confronta continuamente con chi lavora insieme a lui e questo rende il risultato finale molto più ricco».

Installazione video a sei schermi di Between al Museo delle Trame Mediterranee di Gibellina

Così, in Between, il suono non accompagna semplicemente le immagini del Grande Cretto. Diventa un secondo livello di lettura dell’opera, un paesaggio invisibile che amplifica il dialogo tra memoria, presenza e vita quotidiana, trasformando l’ascolto in un’esperienza tanto importante quanto lo sguardo.

DOVE: Museo delle Trame Mediterranee: indirizzo, informazioni ed eventi

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