Tutto si era fermato durante la guerra, che aveva congelato i rapporti diplomatici. Il presidente Macron ha riportato personalmente a Damasco i manufatti con un volo di Stato.

Un importante segnale di disgelo fra Francia e Siria è passato attraverso la restituzione di 23 reperti archeologici, riportati a Damasco dall’aereo presidenziale di Emmanuel Macron: le opere, prestate nel 2011 per una mostra all’Istituto del Mondo Arabo di Parigi, erano rimaste bloccate in Francia a causa dello scoppio della guerra.

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Oggetti in bronzo di epoca romana e bizantina, nonché frammenti provenienti da Palmira e un pannello musivo della Moschea degli Omayyadi: i reperti appartengono a prestigiose collezioni provenienti dai musei di Damasco, Aleppo, Latakia e Palmira ed ora, durante una visita storica del presidente francese a Damasco, sono finalmente tornati a casa. I reperti sono stati presi in consegna dalla Direzione Generale delle Antichità e dei Musei siriana e sono attualmente esposti al Museo Nazionale di Damasco.

La Siria ha descritto la Francia come il primo paese a collaborare fattivamente per la campagna di restituzione del patrimonio storico disperso all’estero: in effetti Macron già nel 2017, all’inizio del suo primo mandato, aveva promesso ai paesi africani precedentemente sotto il dominio coloniale francese che si sarebbe impegnato affinchè venissero restituiti i tesori storici e artistici.

Ma non tutti in Siria sono rimasti pienamente soddisfatti del rientro dei manufatti: i 23 pezzi erano stati prestati all’all’Istituto del Mondo Arabo di Parigi e dovevano essere restituiti già nel 2014, ma questo era stata impedito dal congelamento dei rapporti diplomatici fra i due paesi. Come ha ricordato però Maamoun Abdulkarim, ex direttore generale delle antichità e dei musei siriani, ha affermato che i manufatti appartenevano al popolo siriano a prescindere da chi governasse il paese e che avrebbero potuto essere restituiti tramite mediazione (Fonte Arabnews).

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