Il capolavoro d’arte antica entra nel patrimonio dello Stato grazie ad un lavoro congiunto fra eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, Direzione generale Musei, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e Mic
L’emozione nella voce di Luana Toniolo, direttrice del Museo Etrusco di Villa Giulia, mentre in conferenza stampa racconta la storia della Tomba Francois la dice lunga: sotto la sua direzione il Museo ha vinto una battaglia lunga decenni per l’acquisizione di questo inestimabile capolavoro archeologico, storico ed artistico di portata mondiale, entrato a far parte del patrimonio dello Stato e da oggi liberamente visitabile da tutti.
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“Non ha nulla da invidiare ad Ercolano“, scriveva nel 1857 Adolphe Noël des Vergers – archeologo, storico ed etruscologo – a Wilhelm Henzen, primo segretario dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica. “Si sarebbe creduto che questo sepolcro avesse appartenuto a un’altra epoca, tant’è la bellezza delle medesime pitture, da far rammentare i tempi del Botticelli e del Perugino“, scriveva ancora Alessandro Francois, l’archeologo che nel 1857 scoprì la tomba che poi avrebbe preso il suo nome, in una nota riportata nel bollettino archeologico: parole che vengono dal passato ma che sono ancora vive e vivide e restituiscono la meraviglia e l’eccezionalità di una scoperta che per molti anni è passata quasi in sordina. Dal presente arrivano invece le parole di Jean-Christophe Babin, Presidente di Fondazione Bvlgari, organismo che ha sostenuto il progetto espositivo con un intervento mirato di valorizzazione degli spazi espositivi, che ha paragonato – per importanza e condizioni di ritrovamento – la scoperta della Tomba Francois per l’Italia a quella della tomba di Cheope in Egitto.

La tomba Francois
La Tomba François è stata scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci: scavata nel tufo, composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso, è stata realizzata tra il 340 e il 320 a.C., commissionata dalla potente famiglia etrusca dei Saties. La tomba rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi, fondamentale per la conoscenza della civiltà etrusca e dell’immaginario figurativo del Mediterraneo antico.
La decorazione pittorica costituisce uno straordinario intreccio tra mito greco, memoria storica etrusca e costruzione dell’identità aristocratica di Vulci. Attraverso iscrizioni dipinte accanto ai personaggi, le scene permettono ancora oggi di riconoscere nomi, volti ed episodi che intrecciano storia, leggenda e rappresentazione del potere.
Il ciclo pittorico del IV secolo a.C. racconta episodi della mitologia greca e della tradizione etrusca, come il sacrificio dei prigionieri Troiani per i funerali di Patroclo o la lotta fratricida tra Eteocle e Polinice, passando per il ritratto di Vel Saties, fondatore e committente della tomba, fino alle lotte tra eroi etruschi con Macstarna, il futuro re Servio Tullio, che libera il condottiero vulcente Celio Vibenna.

L’acquisizione
L’acquisizione è stata resa possibile grazie alla collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, proprietari dell’opera, e al lavoro congiunto della Direzione generale Musei, diretta da Massimo Osanna, e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo: grande la soddisfazione del Ministro alla Cultura Alessandro Giuli, presente in conferenza stampa, che ha anche annunciato l’entrata del Mic nella Fondazione Vulci.
“La restituzione della Tomba François al patrimonio pubblico rappresenta un traguardo storico – ha dichiarato il Ministro – È dal 1914 che lo Stato italiano tentava di acquisirla e oggi, finalmente, la consegniamo in eredità alle giovani generazioni. Questo straordinario complesso custodisce una parte fondamentale della nostra storia. Racconta le radici della civiltà etrusca, il rapporto con Roma e la comune eredità del Mediterraneo. Ci ricorda come l’identità italiana sia il frutto di una storia millenaria, fatta di incontri, trasformazioni e condivisione. Proprio per rafforzare questo impegno, ho annunciato la volontà del Ministero della Cultura di entrare nella Fondazione Vulci. Intendiamo contribuire direttamente alla Tutela e alla valorizzazione di uno dei siti archeologici più importanti d’Europa, rafforzando la collaborazione con le istituzioni e con il territorio“.
