Dalla prima partita dipinta nel 1895 alle installazioni dedicate a Zidane: cinque opere che raccontano come il calcio sia diventato un fenomeno culturale globale.
Proprio in questi giorni Stati Uniti, Canada e Messico ospitano i Mondiali FIFA 2026, la più grande celebrazione del calcio a livello globale. Una festa dal sapore agrodolce per l’Italia, rimasta ancora una volta fuori dalla competizione, ma anche la dimostrazione di quanto questo sport continui a mobilitare milioni di persone in ogni angolo del pianeta. Il calcio è molto più di un gioco: è identità collettiva, rito popolare, spettacolo mediatico e linguaggio universale.
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Non sorprende, quindi, che gli artisti abbiano cercato di raccontarlo fin dai suoi primi anni di vita. Ben prima delle dirette televisive, dei social network e delle immagini ad alta definizione, pittori e scultori hanno provato a catturare l’energia di una partita, il movimento dei giocatori, l’emozione delle folle e persino il mito dei campioni. Dalle tele vittoriane di fine Ottocento alle sperimentazioni dell’arte contemporanea, il calcio ha attraversato oltre un secolo di storia dell’arte, trasformandosi da semplice disciplina sportiva a fenomeno culturale globale. Ecco alcune opere che raccontano questa straordinaria evoluzione.
Il primo grande quadro dedicato al calcio: Sunderland v. Aston Villa (1895)
Se oggi milioni di persone seguono i Mondiali davanti a uno schermo, alla fine dell’Ottocento il calcio era già diventato uno spettacolo capace di attirare folle e accendere rivalità. Una delle prime testimonianze artistiche di questo fenomeno è Sunderland v. Aston Villa (1895), conosciuto anche come A Corner Kick o The Last Minute – Now or Never, considerato da molti studiosi il più antico dipinto esistente dedicato a una partita di calcio secondo le regole moderne.

L’opera raffigura l’incontro disputato il 2 gennaio 1895 tra Sunderland e Aston Villa, due delle squadre più forti dell’Inghilterra vittoriana. Quella tra i Black Cats e i Villans era già una rivalità storica: tra gli anni Novanta dell’Ottocento le due società si divisero infatti gran parte dei titoli nazionali, contribuendo a trasformare il calcio in uno dei principali fenomeni sportivi del Regno Unito. La partita terminò con un rocambolesco 4-4 davanti a circa 12.000 spettatori, un numero considerevole per l’epoca.
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L’autore del dipinto è Thomas Maria Madawaska Hemy (1852-1937), pittore britannico nato in Australia e specializzato soprattutto in scene marine. Celebre per le sue rappresentazioni di navi e tempeste, Hemy dedicò solo occasionalmente la propria attenzione allo sport. Proprio per questo il quadro assume un valore particolare: non si limita a documentare una partita, ma immortala uno dei momenti in cui il calcio stava iniziando a diventare parte integrante della cultura popolare moderna. Ancora oggi l’opera è conservata dal Sunderland AFC ed è esposta all’ingresso dello Stadium of Light, dove continua a ricordare le origini di una passione che avrebbe conquistato il mondo.
Quando il calcio diventa modernità: Dinamismo di un calciatore (1913)
Se il dipinto di Thomas Hemy raccontava il calcio come spettacolo sportivo, pochi anni dopo Umberto Boccioni ne avrebbe offerto una visione completamente diversa. In Dinamismo di un calciatore, realizzato nel 1913 e oggi conservato al Museum of Modern Art di New York, non troviamo una partita, uno stadio o una folla di tifosi. Al centro dell’opera c’è invece il movimento stesso. Tra i protagonisti del Futurismo, Boccioni era affascinato dalla velocità, dall’energia e dalle trasformazioni della società moderna. Nel suo dipinto il corpo del giocatore sembra dissolversi in una successione di forme, colori e linee che si espandono nello spazio. L’unico elemento ancora chiaramente riconoscibile è il polpaccio, mentre il resto della figura si smaterializza in un’atmosfera luminosa e vibrante.

L’opera traduce in immagini alcuni dei principi espressi nel Manifesto tecnico della pittura futurista del 1910, firmato dallo stesso Boccioni insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini. Per i futuristi il compito dell’artista non era riprodurre fedelmente una figura, ma rappresentarne l’energia, il movimento e l’atmosfera. Non a caso scrivevano che «il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi». Realizzato ben diciassette anni prima del primo Mondiale FIFA del 1930, Dinamismo di un calciatore dimostra come le avanguardie artistiche avessero già intuito il potenziale simbolico del calcio. Per Boccioni il giocatore non è soltanto un atleta: è l’incarnazione di una nuova idea di uomo, veloce, dinamico e proiettato verso il futuro. Il calcio smette così di essere una semplice disciplina sportiva e diventa uno dei simboli della modernità del Novecento.
Il calcio come rito collettivo: Going to the Match (1953)
Se Umberto Boccioni aveva trasformato il calciatore in un simbolo di velocità e modernità, il pittore britannico L. S. Lowry scelse di spostare lo sguardo altrove. In realtà Going to the Match non è il titolo di un’unica opera, ma di una serie di dipinti realizzati nel corso della sua carriera, tutti dedicati a folle di spettatori in cammino verso un impianto sportivo. Una prima versione del 1928 raffigura sostenitori diretti a una partita di rugby, una seconda del 1946 mostra un generico pubblico sportivo, mentre la più celebre è quella del 1953, dedicata ai tifosi che si dirigono verso il Burnden Park, storico stadio del Bolton Wanderers.
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È proprio quest’ultima versione a essere diventata una delle immagini più iconiche della cultura calcistica britannica. Nel dipinto migliaia di persone avanzano verso lo stadio attraversando un paesaggio fatto di case popolari, fabbriche e ciminiere fumanti. In lontananza si intravedono già le tribune gremite, mentre la folla continua ad affluire come un fiume umano. Lowry, tifoso del Manchester City e profondo osservatore delle comunità industriali inglesi, comprese che il calcio era molto più di uno sport. Era un momento di aggregazione capace di interrompere la routine del lavoro e di offrire un’occasione di condivisione a intere comunità. Per questo nel quadro non troviamo campioni o azioni spettacolari: il vero protagonista è il pubblico.
Il senso di comunità del calcio
Originariamente l’opera del 1953 portava il titolo The Football Match, ma venne successivamente ribattezzata Going to the Match. Una scelta significativa, perché sposta l’attenzione dalla partita all’esperienza collettiva che la precede. Per Lowry il calcio non è soltanto ciò che accade sul campo, ma anche il percorso verso lo stadio, l’attesa, l’appartenenza e il senso di comunità. Considerato da molti il più importante dipinto dedicato al calcio del Novecento, Going to the Match è diventato un simbolo della cultura sportiva britannica. Nel 2022 è stato acquistato dal museo The Lowry di Salford per 7,8 milioni di sterline, confermando il suo status di capolavoro assoluto nell’incontro tra arte e sport.
Quando il calciatore diventa una celebrità globale: Pelé di Andy Warhol (1977-1978)
Se per Lowry il protagonista era il pubblico, con Andy Warhol il centro della scena diventa il campione. Il suo ritratto di Pelé, realizzato tra il 1977 e il 1978, segna infatti un passaggio fondamentale nella storia del rapporto tra calcio e arte: per la prima volta un calciatore viene trattato come una vera e propria icona della cultura pop, al pari delle celebrità che avevano reso celebre la Pop Art. L’opera fa parte della serie Athletes, commissionata dal collezionista Richard Weisman e dedicata ad alcuni dei più grandi sportivi del Novecento, tra cui Muhammad Ali, Kareem Abdul-Jabbar, Dorothy Hamill e O.J. Simpson. L’obiettivo era dimostrare che il mondo dello sport e quello dell’arte potevano dialogare tra loro. Warhol raccolse la sfida trasformando i volti degli atleti in immagini dai colori accesi e artificiali, ottenute attraverso il suo celebre procedimento serigrafico.
La scelta di Pelé non fu casuale. Nato nel 1940 in una famiglia poverissima del Brasile, il campione aveva iniziato a giocare utilizzando pompelmi o palline improvvisate fatte di stracci. Nel giro di pochi anni sarebbe diventato il volto più riconoscibile del calcio mondiale, vincendo tre Coppe del Mondo con il Brasile e contribuendo a trasformare il calcio in un fenomeno realmente globale. Ancora oggi è considerato uno dei più grandi giocatori della storia.
Dal gioco al fenomeno di costume
Il ritratto di Warhol racconta proprio questa trasformazione. Pelé non appare più soltanto come un atleta, ma come un simbolo culturale capace di superare i confini dello sport. Come Marilyn Monroe o Mick Jagger nelle celebri opere dell’artista americano, anche il campione brasiliano viene elevato a icona universale. Se Hemy aveva immortalato una partita e Lowry una folla di tifosi, Warhol celebra invece il volto stesso del calcio. Non è un caso che il gioco venga spesso definito The Beautiful Game, espressione che molti attribuiscono proprio a Pelé. Attraverso i colori vibranti della Pop Art, Warhol trasforma quella bellezza in immagine, sancendo definitivamente l’ingresso del calcio nell’universo della cultura di massa globale.
Il calciatore come opera d’arte: Zidane, A 21st Century Portrait (2006)
Nel XXI secolo il calcio entra definitivamente nei musei grazie a Zidane, A 21st Century Portrait, l’opera realizzata nel 2006 dagli artisti Douglas Gordon e Philippe Parreno. Il lavoro nasce da un’idea tanto semplice quanto radicale: seguire un solo giocatore per l’intera durata di una partita. Il 23 aprile 2005, durante l’incontro di Liga tra Real Madrid e Villarreal allo stadio Santiago Bernabéu, diciassette telecamere sincronizzate vengono puntate esclusivamente su Zinédine Zidane. Per novanta minuti gli artisti ignorano il normale racconto sportivo della partita e osservano soltanto lui.

Il risultato è un ritratto contemporaneo che ha poco a che vedere con le tradizionali immagini sportive. Zidane viene ripreso da vicino e da lontano, mentre corre, cammina, attende il pallone o semplicemente osserva il gioco svilupparsi attorno a lui. Anche quando l’azione si sposta in un’altra zona del campo, la telecamera continua a restare fedele al suo soggetto. Lo spettatore finisce così per cogliere dettagli normalmente invisibili durante una trasmissione televisiva: la concentrazione, la tensione, la fatica e persino i momenti di apparente inattività.
Un ritratto pittorico contemporaneo
Gordon e Parreno concepirono il progetto come una sorta di ritratto pittorico contemporaneo, ispirandosi alla tradizione dei grandi maestri come Velázquez e Goya, ma anche ai celebri film-ritratto in tempo reale di Andy Warhol. Allo stesso tempo inserirono immagini tratte dalla diretta televisiva dell’incontro, sottolineando come il calcio moderno sia ormai un fenomeno mediatico globale costruito attraverso molteplici livelli di rappresentazione. Con Zidane, A 21st Century Portrait il calcio compie un ultimo salto nella storia dell’arte. Non è più soltanto una partita, un movimento, una folla o una celebrità: diventa un’indagine sull’individuo. A oltre un secolo dal dipinto di Thomas Hemy che immortalava una partita inglese di fine Ottocento, il protagonista non è più il gioco, ma l’uomo che lo interpreta. E forse è proprio questa la trasformazione più significativa raccontata dall’arte: quella che ha portato il calciatore da semplice atleta a figura simbolica del nostro tempo.
Il calcio nell’arte oltre i Musei
Dalle partite immortalate sui campi inglesi di fine Ottocento alle installazioni video dedicate a Zidane, il calcio ha attraversato oltre un secolo di storia dell’arte cambiando continuamente significato. È stato competizione sportiva, simbolo della modernità, rito collettivo e fenomeno mediatico globale. Oggi il dialogo tra arte e calcio continua ben oltre i musei: i volti di Pelé, Maradona, Messi o Cristiano Ronaldo compaiono nei murales di città di tutto il mondo, mentre artisti di fama internazionale hanno realizzato manifesti ufficiali per i Mondiali. Tra questi anche Joan Miró, autore del manifesto per la Coppa del Mondo FIFA del 1982 in Spagna, una delle immagini più celebri mai associate al torneo. Segno che il calcio, molto più di altri sport, continua a essere una fonte inesauribile di ispirazione artistica e un linguaggio capace di parlare a milioni di persone attraverso culture, generazioni e confini diversi.
