Nel cuore di Aarschot, in Belgio, C+S Architects firma lo Snake Building: un volume sinuoso in mattoni che trasforma un ex sito industriale in spazio pubblico, residenze e nuova identità urbana.
Ad Aarschot, nel centro del Belgio, lo studio C+S ARCHITECTS completa lo Snake Building, un edificio residenziale e commerciale che diventa fulcro del masterplan De Torens, progetto di rigenerazione urbana di un ex sito industriale nel cuore della città. L’intervento, sviluppato in collaborazione con lo studio belga a2o Architekten, trasforma un’area produttiva dismessa in un nuovo frammento di città fatto di abitazioni, negozi e spazio pubblico.
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Guidati dalla loro idea di Future Heritage, Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini lavorano sull’identità della comunità attraverso il disegno urbano, l’architettura e il dettaglio costruttivo. In un contesto come quello fiammingo, dove il valore dell’artigianalità resta un sapere vivo, il progetto punta a riconnettere la città storica con il nuovo quartiere, restituendo alla collettività uno spazio pubblico più ampio e riconoscibile.
Una nuova piazza come bene comune
Il lotto affidato a C+S si trova sul bordo tra la città storica e il nuovo insediamento, all’ingresso del quartiere De Torens. Invece di confermare il blocco compatto previsto dal brief del cliente, lo studio sceglie di erodere il volume costruito: arretra l’edificio, amplia la piazza, prolunga la Leuvenstraat – spina dorsale urbana di Aarschot – all’interno dell’area. Questa manipolazione dei pieni e dei vuoti permette a un albero di attraversare il parcheggio interrato, riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina e migliora i flussi pedonali.
In sezione, le terrazze incidono la copertura evocando la danza irregolare dei tetti tipica delle città fiamminghe. Ciò che a prima vista appare come un monolite in mattoni si rivela così un volume scavato dal cielo e dalla vita quotidiana, dove lo spazio pubblico diventa la vera spina dorsale del progetto, pensato come nuova forma di bene comune e luogo di scambio, memoria e socialità.
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Mattone, legno e artigianato per una scultura abitata
Nello Snake Building l’architettura si fa cornice per l’abitare: le profonde logge sono scandite da telai lignei, perché nel punto in cui l’edificio incontra il corpo umano la materia cambia e la solidità del mattone lascia spazio al tatto. Le aperture di facciata non seguono una griglia rigida ma si disseminano come tracce di possibili trasformazioni future, incorniciando dall’interno scorci sempre diversi sul paesaggio urbano e sulle colline circostanti.
I dettagli costruttivi diventano protagonisti: giunti arretrati, pieghe continue del mattone che penetrano nelle logge, bow-window che risalgono fino alla linea di colmo. Non esistono scorciatoie prefabbricate per ottenere la fusione quasi impercettibile tra muro e copertura o per quelle finestre che tagliano il tetto come un pensiero che interrompe una frase. Ogni soluzione nasce da una fedeltà radicale al luogo e al sapere degli artigiani locali, capaci di leggere il comportamento di una muratura fiamminga in inverno o il modo in cui un giunto raccoglie l’ombra.
Future Heritage e identità di comunità
La scelta del mattone, sottolinea Maria Alessandra Segantini, non è un vezzo estetico ma una presa di posizione: materiale durevole, specifico, legato a una tradizione costruttiva sedimentata nel tempo. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate stratificate e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali significa abitare il passato e trasformarlo, non celebrarlo nostalgicamente. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio è pensata come una negoziazione continua con il tessuto urbano, i materiali e il tempo lungo del cantiere.
Il legno, introdotto nei punti in cui la struttura si apre e si lascia abitare, introduce una dimensione domestica e calda, senza addolcire la forza del volume: ricorda che ogni architettura deve tenere insieme tradizione e trasformazione, durata e vita quotidiana. Così lo Snake Building emerge come una sorta di scultura abitata in mattoni, dove finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea – materiali riciclabili al 100% – raccontano una storia di mani, tempo e luogo, fino al punto in cui quella storia incontra la vita e diventa, semplicemente, casa.
Foto: Ufficio Stampa
