Il 17 giugno 2026 il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo inaugura il cortile monumentale restaurato di Palazzo Bruni-Ciocchi, restituendo alla città uno spazio chiave del percorso museale.
Arezzo si prepara a festeggiare la riapertura del cortile monumentale del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, cuore di Palazzo Bruni-Ciocchi, dopo un importante intervento di restauro. L’inaugurazione è in programma mercoledì 17 giugno 2026, ore 17, con ingresso libero fino a esaurimento posti.
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Il restauro del cortile, promosso dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, rappresenta un tassello fondamentale nella valorizzazione di uno degli spazi più rappresentativi del museo e restituisce alla città un luogo identitario, dove storia architettonica e percorso espositivo dialogano in continuità.
Un restauro tra ricerca, rilievi 3D e storia della città
La presentazione del progetto sarà aperta dai saluti istituzionali del Prefetto di Arezzo Clemente di Nuzzo, del Soprintendente SABAP Siena-Grosseto-Arezzo Gabriele Nannetti, della Direttrice regionale Musei nazionali Toscana Carlotta Paola Brovadan e della Direttrice del Museo Luisa Beretti. Rossella Sileno e Raffaele Fuschino introdurranno i lavori, mentre l’architetto Angela Savalli illustrerà le fasi di conoscenza, analisi e progettazione che hanno guidato il restauro conservativo.
Il restauratore Andrea Vigna approfondirà gli interventi sull’apparato lapideo e sugli intonaci, resi possibili da un accurato rilievo tridimensionale con tecnologia laser scanner. Le indagini hanno evidenziato un discreto stato di conservazione generale, ma anche fenomeni di degrado tipici della pietra serena, dovuti ad agenti atmosferici e umidità. I lavori hanno consentito il risanamento degli intonaci, la manutenzione delle coperture, il restauro degli elementi lapidei e l’ottimizzazione dei sistemi di smaltimento delle acque, garantendo maggiore durabilità alle superfici del cortile.
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Fulcro del palazzo, il cortile è tradizionalmente attribuito a Bernardo Rossellino e presenta un modulo di chiara ispirazione brunelleschiana, completato al primo piano da un giardino pensile di impianto rinascimentale. Questo spazio introduce un percorso museale cronologico che si sviluppa su tre livelli, dall’alto Medioevo fino all’Ottocento, mettendo in relazione architettura, scultura e pittura.

Sculture, protomi leonine e capolavori da Margarito a Vasari
Il restauro restituisce piena leggibilità ai manufatti esposti nel cortile, tra cui frammenti lapidei civili e religiosi e capitelli duecenteschi provenienti dall’abside della Pieve di Santa Maria. Particolare rilievo assumono le sculture manieriste a derivazione classica, come la protome leonina e le due protomi equine rinvenute negli anni Trenta durante i lavori all’acquedotto di Arezzo, infrastruttura medicea tradizionalmente legata a un disegno di Giorgio Vasari.

Originariamente collocate all’aperto presso la Godiola, queste protomi regolavano, con un sistema di vasi comunicanti, il deflusso delle acque provenienti dall’alpe di Poti e dirette verso Piazza Grande. I rimandi al mondo classico proseguono in una ulteriore protome minore inserita nella fontana del cortile, mentre lo scalone monumentale conserva la grande tela secentesca del Girelli, che documenta visivamente la storica opera idraulica e il legame tra il palazzo e le infrastrutture civiche del passato.

I piani superiori e la storia del Palazzo
Nei piani superiori del museo, la forte impronta vasariana si riflette nella ricca collezione di maioliche, tra le più importanti in Italia, e in un nucleo di capolavori pittorici: dalle tavole duecentesche di Margarito d’Arezzo alle opere di Spinello Aretino, Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli, fino al monumentale Convito per le nozze di Ester e Assuero di Vasari e alla rassegna ottocentesca di dipinti macchiaioli.
La storia di Palazzo Bruni-Ciocchi, noto anche come Palazzo della Dogana per il periodo in cui ospitò i Monopoli di Stato, inizia nel 1445 per volontà della famiglia Bruni, la stessa dell’umanista Leonardo, inglobando preesistenze trecentesche e proprietà della famiglia ghibellina degli Accolti. Passato poi ai Ciocchi del Monte e ai conti Barbolani di Montauto, l’edificio ha visto stratificarsi funzioni e destinazioni fino alla trasformazione in deposito governativo nell’Ottocento e alla definitiva assegnazione, dal 1958, a sede del museo.
Oggi il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna custodisce un patrimonio di straordinaria ricchezza, frutto delle soppressioni degli ordini religiosi dopo l’Unità d’Italia, del collezionismo erudito di Bartolini, Funghini e Fossombroni, delle raccolte della Fraternita dei Laici, dei depositi delle Gallerie fiorentine e della donazione dello storico dell’arte Mario Salmi. L’inaugurazione del cortile restaurato ne rafforza il ruolo di riferimento per la storia artistica del territorio aretino.
Foto: Ufficio Stampa
