A Palazzo Leopardi torna alla luce un ciclo pittorico tra Cinque e Seicento: nasce la Sala degli Antichi, nuovo ambiente visitabile della Biblioteca dove Giacomo Leopardi si formò.
Un ciclo pittorico rimasto nascosto per secoli torna a raccontare la storia della Biblioteca di Palazzo Leopardi a Recanati. Sotto strati di intonaco e ridipinture ottocentesche sono emersi infatti gli affreschi di una sala oggi ribattezzata Sala degli Antichi, un ambiente che arricchisce il percorso di visita della dimora dove si formò il genio di Giacomo Leopardi.
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Il ritrovamento restituisce alla Biblioteca uno spazio dalla forte identità storica e artistica, riportato alla sua configurazione tardo cinquecentesca grazie a un lungo intervento di restauro. Le decorazioni, ora nuovamente leggibili, intrecciano storia sacra e profana in un articolato apparato illusionistico che dialoga con la memoria del Poeta e con la vita quotidiana della famiglia Leopardi.
La scoperta della Sala degli Antichi
La nuova Sala degli Antichi nasce da un cantiere di consolidamento murario avviato nel 2024 in uno degli ambienti della Biblioteca di Palazzo Leopardi. Come racconta la contessa Olimpia Leopardi, l’intervento era stato pensato per restituire dignità alla cosiddetta Sala dei manoscritti, allestita nel 1898 dal nipote omonimo di Giacomo. I saggi preliminari sulle pareti hanno invece rivelato colori brillanti e inattesi, spingendo a proseguire con estrema cautela la scopritura.

Sotto tre strati di intonaco di epoche diverse sono affiorati due livelli decorativi a mezzo fresco. Il più antico, databile agli inizi del Cinquecento, imita un tessuto damascato su fondo arancione; il più recente, collocabile fra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, presenta un elaborato impianto illusionistico eseguito da un’equipe di pittori locali. L’intervento, durato circa due anni, ha dovuto affrontare numerose picconature storiche che avevano compromesso l’intonaco originario.
La decorazione tardo cinquecentesca si sviluppa in un gioco di finte specchiature marmoree, cariatidi in bronzo dorato e nicchie figurate con sculture allegoriche della Carità e di una Sibilla. Al centro sopravvive una mutila Cacciata di Adamo dal Paradiso Terrestre, mentre nel registro superiore compaiono scene di caccia, di pellegrinaggio in un paesaggio appenninico e una veduta marina con nave e motto biblico IN TE CONFIDO, sormontata da un’Allegoria della Fortuna Marina.
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Restauro, iconografia e il possibile sguardo di Leopardi
Lo studio condotto dal prof. Stefano Papetti, curatore delle collezioni comunali di Ascoli Piceno, mette in relazione la Sala degli Antichi con i grandi cantieri decorativi romani e lauretani fra Cinque e Seicento. I colori chiari e luminosi della Cacciata dal Paradiso Terrestre richiamano i modelli di Raffaello e trovano affinità con le opere del maceratese Gaspare Gasparini nel Palazzo Apostolico di Loreto, mentre le scene di caccia rimandano alle acqueforti di Antonio Tempesta pubblicate nel 1609.

La restauratrice Federica Camilletti ha seguito un protocollo rigoroso: rimozione meccanica degli intonaci sovrapposti con bisturi, scalpelli e microfrese, consolidamento tramite iniezioni di malte a base di calce, fermature puntuali con canapa e resine acriliche, puliture progressive e integrazioni pittoriche ad acquerello con cromie neutre. Un lavoro lento, fatto di tempi di posa e asciugatura, che ha permesso di recuperare la leggibilità del ciclo senza alterarne la materia originale.

La cronologia degli interventi ottocenteschi aggiunge un elemento suggestivo: Monaldo Leopardi annota nel 1841 il restauro della piccola sala annessa alla Biblioteca, data che segna la copertura degli affreschi ritrovati. Poiché il Poeta era già scomparso, è plausibile che in gioventù abbia potuto vedere questi dipinti ancora scoperti, leggendo il loro complesso apparato iconografico alla luce della sua vastissima cultura.
Oggi la Sala degli Antichi, dedicata al conte Vanni Leopardi, diventa dunque un nuovo tassello nella conoscenza di Casa Leopardi e un ulteriore motivo di interesse per studiosi, visitatori e appassionati. Il ritrovamento rinnova il dialogo tra memoria, arte e identità in uno dei luoghi più emblematici della cultura italiana, affiancando alla celebre Biblioteca e al Museo Leopardi un ambiente che racconta cinque secoli di storia familiare e figurativa.
Per informazioni sul percorso di visita di Casa Leopardi e sulla Biblioteca: www.giacomoleopardi.it.
Foto: Ufficio Stampa
