Il direttore del MARV Luca Baroni racconta come la mostra di Bongsu Park si inserisca nel progetto che da anni porta artisti internazionali a Gradara, creando un dialogo tra contemporaneità, natura e tradizioni locali.

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Non capita spesso che un piccolo borgo medievale diventi il primo approdo italiano per artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo. Eppure è proprio questa la direzione intrapresa dal MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin di Gradara, che con la mostra I fiori della memoria dell’artista coreana Bongsu Park consolida un percorso iniziato tre anni fa insieme alla Rosenfeld Gallery di Londra. A raccontarlo è Luca Baroni, direttore del MARV e della Rete Museale Marche Nord, che vede nell’esposizione dedicata a Bongsu Park molto più di una semplice mostra temporanea.

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«La mostra I fiori della memoria ha un ruolo strategico all’interno della programmazione del MARV. – spiega Baroni – Segna infatti il terzo episodio di una collaborazione ormai triennale che il museo ha stretto con la Rosenfeld Gallery di Londra. Ogni anno la galleria seleziona per noi un artista della scena internazionale che viene portato alla sua prima mostra personale in Italia». Prima di Bongsu Park erano arrivati a Gradara Araminta Blue e Keita Miyazaki. Una scelta che, secondo il direttore, sta contribuendo a definire l’identità del museo: «Il MARV è molto orgoglioso di avere questo ruolo di spazio di atterraggio della grande arte internazionale in un luogo così bello, così piccolo, ma anche così carico di storia».

Gradara Contemporanea, un ponte tra territorio e scena internazionale

La mostra dedicata all’artista coreana si inserisce infatti all’interno di Gradara Contemporanea, la rassegna che nel 2026 raggiunge la sua sesta edizione e che prova a mettere in dialogo linguaggi, provenienze e sensibilità differenti. «La rassegna raccoglie il meglio della produzione internazionale, nazionale e locale. – spiega Baroni – Riesce a fondere il territorio e gli artisti di questi luoghi con la grande arte internazionale. Negli ultimi tre anni il MARV ha iniziato a qualificarsi come uno dei luoghi di riferimento per l’arte internazionale in Italia».

Una dichiarazione ambiziosa, ma che trova conferma nella capacità del museo di costruire ponti tra il patrimonio culturale delle Marche e la ricerca artistica contemporanea. È proprio qui che, secondo Baroni, emerge uno degli aspetti più interessanti dell’opera di Bongsu Park. L’artista coreana lavora infatti con fiori e piante raccolti, pressati e lasciati depositare il proprio pigmento naturale sulle tele. Successivamente gli stessi elementi vegetali vengono trasformati in essenze profumate, dando vita a opere che coinvolgono vista, tatto e olfatto. Un processo che trova sorprendenti punti di contatto con la storia del territorio marchigiano.

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La connessione tra Marche e Bongsu Park: il lavoro di Gherardo Cibo

«C’è una connessione speciale tra l’arte di Bongsu Park e queste terre. – racconta Baroni – Nel Medioevo e nel Rinascimento la parte settentrionale delle Marche era uno dei luoghi di produzione del guado, il materiale utilizzato per tingere tessuti e carte e per creare pigmenti destinati ai grandi dipinti e alle pale d’altare». Una tradizione che affonda le radici nella storia dell’arte locale e che trova una figura emblematica in Gherardo Cibo, artista e botanico del Cinquecento considerato tra i pionieri degli erbari illustrati.

Bongsu Park

«Ospitare l’opera di Bongsu Park – continua Luca Baroni – significa riattivare quel cortocircuito tra arte e natura che è alla base del suo lavoro e che si rispecchia meravigliosamente nella tradizione di Gradara e delle Marche». È proprio questo dialogo tra memoria, materia e territorio a rendere particolarmente significativa la presenza dell’artista coreana al MARV. Le opere della serie Janhyang, parola che in coreano indica insieme il profumo persistente e l’eco di qualcosa che continua a risuonare nel tempo, trasformano infatti la memoria in esperienza sensoriale.

Gli artisti al centro

Per Baroni, però, il valore di Gradara Contemporanea va oltre le singole esposizioni. «Quando abbiamo pensato di chiamare a raccolta il meglio degli artisti contemporanei nazionali e internazionali qui a Gradara, l’idea era molto semplice: riattivare un luogo antico, carico di bellezza e di storia, utilizzando l’arte ma soprattutto gli artisti», commenta. Una visione che mette al centro non soltanto le opere, ma le persone che le realizzano.

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«Gradara Contemporanea non è solo una mostra. – continua – È un appuntamento che riunisce in questo luogo una selezione dei migliori artisti italiani e internazionali. Grazie alla presenza di questi esseri umani meravigliosi che sono gli artisti, Gradara è tornata a vivere e a produrre arte come faceva nel Medioevo e nel Rinascimento».

In questa prospettiva, I fiori della memoria diventa qualcosa di più di una mostra dedicata alla memoria e ai sensi. Diventa il simbolo di un progetto culturale più ampio, capace di mettere in relazione una piccola realtà marchigiana con la scena artistica internazionale, dimostrando come anche un borgo di dimensioni contenute possa diventare un luogo di sperimentazione, incontro e produzione culturale contemporanea.

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