All’Abbazia di Pomposa si conclude il restauro degli affreschi delle navate laterali della Chiesa di Santa Maria, tassello chiave di un programma pluriennale di manutenzione programmata e tutela del complesso.

All’Abbazia di Pomposa, nel territorio di Codigoro, si sono conclusi i lavori di restauro agli affreschi delle navate laterali della Chiesa di Santa Maria di Pomposa. L’intervento, che interessa in particolare l’ultima campata della navata destra e la penultima della navata sinistra, rappresenta una nuova tappa di un programma pluriennale di manutenzione avviato nel 2010 e proseguito con diverse campagne fino al 2022.

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Gli ultimi lavori chiudono il restauro dell’intero fianco sinistro della chiesa, esposto a settentrione e un tempo segnato da un avanzato stato di degrado. La presentazione al pubblico del cantiere concluso è prevista per giovedì 18 giugno alle ore 12, negli spazi della chiesa, offrendo ai visitatori l’occasione di riscoprire la decorazione pittorica in condizioni di leggibilità e conservazione profondamente migliorate.

Mappatura degli affreschi restaurati nelle navate laterali dell'Abbazia di Pomposa

Manutenzione programmata e approccio sistematico al restauro

Il progetto si inserisce in una strategia di lungo periodo avviata già nel 2010 con un primo cantiere pilota, pensato per superare la logica dell’intervento d’emergenza e impostare una manutenzione programmata degli affreschi. I successivi cantieri, tra il 2012 e il 2014, e quelli del 2022 sugli affreschi dell’ultima campata della navata sinistra e sul crocifisso ligneo hanno progressivamente costruito un percorso metodologico coerente, oggi ulteriormente consolidato.

«Questo intervento – sottolinea Luigi Gallo, Direttore dei Musei nazionali di Bologna – conferma la validità di una strategia fondata sulla manutenzione programmata e sulla continuità operativa, già avviata nei precedenti cantieri. A Pomposa non si è scelto di intervenire solo in emergenza, ma di costruire nel tempo un percorso metodologico capace di coniugare tutela, conoscenza e sostenibilità». Un approccio sistematico e pluriennale che ha permesso non solo di arrestare i fenomeni di degrado, ma anche di restituire piena leggibilità alle superfici dipinte.

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Secondo la metodologia già sperimentata nei cantieri precedenti, si è intervenuti in base alle diverse casistiche di degrado con operazioni mirate di pulitura, descialbatura, consolidamento della pellicola pittorica, integrazioni e velature dove necessario. L’accurata analisi delle superfici ha permesso di calibrare le tecniche su ogni porzione di affresco, rispettando le tracce originali e gli interventi storici già stratificati nel tempo.

Ortomosaico della parete nord della navata sinistra dell'Abbazia di Pomposa dopo il restauro

Un cantiere che rafforza il legame con il patrimonio

«Il cantiere rappresenta un ulteriore passo avanti nella cura complessiva del complesso di Pomposa – afferma Serena Ciliani, direttrice del sito Patrimonio Unesco – un luogo di straordinario valore storico e artistico che richiede attenzione costante e interventi mirati». La direttrice sottolinea come la qualità delle operazioni di pulitura e consolidamento abbia reso gli spazi più leggibili e accoglienti per il pubblico, rafforzando il legame tra il sito e la comunità e promuovendo una fruizione più consapevole.

Il cantiere ha coinvolto un articolato gruppo di lavoro: l’architetta Maria Lucia Masciopinto come responsabile unica del procedimento, l’architetta Serena Ciliani in qualità di progettista e direttrice dei lavori, l’architetto Keoma Ambrogio della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna come direttore operativo per gli interventi sulle superfici, insieme a funzionari e assistenti dei Musei nazionali di Bologna. L’esecuzione materiale è stata affidata al Laboratorio di Restauro Ottorino Nonfarmale, diretto dal restauratore Giovanni Giannelli.

Chiostro dell'Abbazia di Pomposa, complesso monumentale a Codigoro

Fino a cinque operatrici specializzate in restauro hanno lavorato sulle campate interessate, affiancate da una sistematica documentazione fotografica dello stato di conservazione e da una campagna di fotogrammetria dedicata alle due campate. I dati raccolti consentono di leggere e conservare le informazioni relative alla stratigrafia del palinsesto decorativo, materiale prezioso per futuri studi e approfondimenti.

«Questi lavori – conclude la direttrice Ciliani – oltre ad assicurare la buona conservazione, ci hanno dato la possibilità di aumentare la nostra conoscenza e hanno portato allo svelamento di brani di palinsesto decorativo che erano da tempo celati sotto strati di finitura incongrua. Ogni intervento è l’occasione di riconnettersi con il patrimonio, con le varie fasi storiche delle trasformazioni della fabbrica e anche con gli interventi di restauro che si sono susseguiti negli anni».

Foto: Ufficio Stampa

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