Il curatore ripercorre l’arrivo delle opere dal Giappone e il successo delle mostre italiane dedicate a Keita Miyazaki.

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Quando le opere di Keita Miyazaki partirono dal Giappone per raggiungere l’Italia, impiegarono 62 giorni di navigazione prima di arrivare al porto di Roma. Un viaggio lento, quasi rituale, che oggi appare come il simbolo perfetto del percorso compiuto dall’artista giapponese nel nostro Paese. Dalle sale del MARV di Gradara all’archeologia del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, fino a Imola e infine a Venezia, le sue sculture hanno attraversato l’Italia costruendo un dialogo sempre diverso tra contemporaneità, storia e artigianato.

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«Mi ricordo un anno fa quando una barca impiegò 62 giorni per venire dal Giappone al porto di Roma con le opere di Keita. – racconta il curatore Riccardo Freddo – C’è stata una vera sfida nel portare tutte le opere in Italia per le varie mostre. Il primo appuntamento è stato al MARV di Gradara, poi abbiamo avuto la possibilità di realizzare un’installazione al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e successivamente la più grande mostra di Keita Miyazaki mai realizzata al Museo di Palazzo Tozzoni di Imola».

Perché Venezia è la tappa naturale di From Water To Form

L’ultima tappa di questo percorso è oggi Venezia, dove fino al 13 settembre il Museo d’Arte Orientale di Ca’ Pesaro ospita From Water To Form, mostra curata da Riccardo Freddo, Pier Paolo Scelsi e Ilaria Cera in collaborazione con la Galleria Rosenfeld di Londra. L’esposizione nasce dall’idea di mettere in dialogo la ricerca contemporanea di Miyazaki con una delle più importanti collezioni al mondo di arte giapponese del periodo Edo conservate fuori dal Giappone.

«Abbiamo deciso di celebrare la collezione permanente del museo includendo un artista contemporaneo come Keita Miyazaki. – spiega Freddo – Questa è una delle collezioni di arte del periodo Edo più importanti al mondo al di fuori del Giappone e ci sembrava naturale creare un confronto tra il Giappone storico e quello contemporaneo».

Il dialogo tra arte contemporanea e collezione Edo

Il dialogo tra passato e presente è del resto uno degli elementi centrali dell’intero progetto espositivo. Le opere di Miyazaki, realizzate attraverso l’accostamento di materiali apparentemente inconciliabili come il ferro e la carta, instaurano un confronto diretto con gli oggetti della collezione permanente, creando una riflessione sul valore dell’artigianato, della trasformazione e della memoria. «Dal punto di vista scultoreo Keita ha un linguaggio unico. – sottolinea il curatore – Nessun altro artista contemporaneo accosta un materiale pesante come il ferro a uno delicato come la carta. Il pubblico italiano ha dimostrato una grande curiosità verso il suo lavoro e abbiamo ricevuto riscontri straordinari in tutte le sedi espositive».

Una delle tappe più significative è stata quella romana. Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Miyazaki è diventato infatti il primo artista nella storia dell’istituzione a realizzare un intervento site-specific nel Ninfeo. Un’esperienza che oggi trova una naturale prosecuzione a Venezia, città costruita sull’acqua e da sempre crocevia tra culture differenti.

Riccardo Freddo: «Italia e Giappone condividono l’artigianalità»

Secondo Freddo, il successo delle mostre italiane dedicate all’artista nasce anche da una vicinanza culturale spesso sottovalutata. «L’Italia e il Giappone sembrano molto differenti, ma in realtà sono nazioni che condividono una forte idea di artigianalità. – commenta – È proprio questo elemento che ha permesso a Keita di adattarsi così bene al territorio italiano e al pubblico italiano».

In From Water To Form l’acqua diventa il filo conduttore di questo incontro tra mondi lontani. Elemento capace di distruggere e rigenerare, di erodere e creare nuove forme, l’acqua attraversa tanto la cultura giapponese quanto l’identità stessa di Venezia, trasformandosi nel simbolo di una ricerca artistica che continua a interrogarsi sul rapporto tra materia, memoria e trasformazione.

Foto di Olivia Rainaldi

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