Alla Giudecca la co-curatrice Farah Piriye Coene trasforma la Biennale di Venezia in un laboratorio immersivo dove balene, plancton e tecnologia diventano strumenti per ripensare il rapporto con il pianeta.

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Non solo una mostra, ma uno spazio in cui discipline diverse smettono di essere compartimenti stagni. Alla Biennale di Venezia 2026, As Above, So Below trasforma infatti l’ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano alla Giudecca in un ecosistema immersivo dove arte contemporanea, scienza, tecnologia e spiritualità dialogano attorno alla crisi ecologica del presente. Promosso da One Ocean Foundation e ZEITGEIST19, l’evento collaterale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nasce da un’idea sviluppata dalle co-curatrici Elizabeth Zhivkova e Farah Piriye Coene: creare un luogo dove conoscenza scientifica, immaginazione artistica e sensibilità emotiva possano convivere nella stessa esperienza.

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As Above So Below Venezia

«Quando abbiamo fondato ZEITGEIST19 non volevamo semplicemente osservare lo spirito del nostro tempo. – racconta Farah Piriye Coene a Revenews Arts – Volevamo contribuire a modellarlo. Abbiamo cercato di creare spazi in cui le categorie si dissolvono, dove arte, scienza, tecnologia, mitologia, conoscenza ancestrale e pensiero contemporaneo possano far parte della stessa conversazione».

Dall’oceano al corpo umano: tutto è connesso

Il titolo della mostra deriva dal principio ermetico As Above, So Below, ma secondo la curatrice il significato va oltre la semplice opposizione tra ciò che sta sopra e ciò che si trova negli abissi. «Non si tratta soltanto di alto e basso. – spiega – Parla di come tutto si muove su questi piani, verticalmente ma anche orizzontalmente. Il suolo, l’atmosfera, il mare e il corpo umano fanno parte dello stesso campo relazionale. Non sono mondi separati».

Questa idea attraversa tutto il percorso espositivo, costruito come un ambiente di risonanza composto da suono, luce, immagini in movimento e sistemi computazionali. L’obiettivo non è soltanto mostrare la crisi ambientale, ma renderla percepibile emotivamente. «Oggi possediamo più dati ambientali che mai, eppure la crisi continua ad accelerare. – riflette Coene – Forse c’è qualcosa che non funziona nel modo in cui queste informazioni arrivano alle persone. La crisi ecologica può sembrare astratta, statistica, travolgente. Speriamo che l’arte riesca a colmare quella distanza».

Arte, tecnologia e spiritualità alla Biennale di Venezia 2026

Uno degli aspetti centrali di As Above, So Below riguarda il rapporto ambiguo tra natura e tecnologia. La mostra non propone una visione semplicemente apocalittica dell’innovazione, ma invita il pubblico a interrogarsi sul ruolo che gli strumenti tecnologici possono avere nel futuro del pianeta. «Ci interessa capire se la tecnologia possa diventare un mezzo per avvicinarci alla natura – spiega la curatrice – oppure se finirà per distruggere tutto. È una domanda aperta che vogliamo lasciare ai visitatori».

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La mostra riunisce artisti e collettivi internazionali come Marshmallow Laser Feast, Yoko Shimizu, Antoine Bertin, Andrea Crespi, Elnara Nasirli e Orkhan Mammadov, attraverso opere che spaziano dalla bioacustica all’intelligenza artificiale. Tra le installazioni più suggestive c’è Seeing Echoes in the Mind of the Whale di Marshmallow Laser Feast, esperienza audiovisiva costruita sulle vocalizzazioni delle balene, mentre Fish String Theory di Antoine Bertin esplora le forme di comunicazione marina attraverso i paesaggi sonori della laguna veneziana e il misterioso suono prodotto dal pesce pietra del Mediterraneo.

«L’arte può aprire porte che i dati da soli non aprono»

Per Farah Piriye Coene, il cuore del progetto resta però la capacità dell’arte di generare una trasformazione emotiva. «L’arte può muovere le persone. – conclude – E quando riesci a muoverle emotivamente, allora il cambiamento può davvero iniziare». La speranza delle curatrici è che il pubblico esca dalla mostra con una nuova percezione di ciò che viene considerato conoscenza.

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«Se dopo questa esperienza una persona inizia a pensare in modo diverso alla conoscenza di una balena, di un albero, di una medusa, di uno specchio d’acqua o del plancton – conclude Coene – allora significa che la mostra ha aperto la porta che speravamo aprisse».

Revenews