Alla Giudecca una mostra-evento intreccia intelligenza artificiale, bioacustica e spiritualità per riflettere sulla crisi ecologica e sul rapporto tra esseri umani e oceano.
Alla Giudecca, dentro un ex convento del XV secolo diventato prima fabbrica tessile e poi incubatore di innovazione, l’oceano entra a Venezia come presenza viva, sonora e spirituale. Con As Above, So Below, evento collaterale della 61ª Biennale di Venezia promosso da One Ocean Foundation e ZEITGEIST19, l’ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano si trasforma infatti in uno spazio immersivo dove arte contemporanea, scienza e tecnologia dialogano attorno alla crisi ecologica del presente.
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Curata da Elizabeth Zhivkova e Farah Piriye Coene, la mostra riunisce artisti, ricercatori, sound designer e collettivi internazionali come Marshmallow Laser Feast, Antoine Bertin, Yoko Shimizu, Andrea Crespi, Elnara Nasirli e Orkhan Mammadov. Un percorso che attraversa immagini in movimento, intelligenza artificiale, bioacustica e installazioni sensoriali per interrogare il rapporto tra essere umano e ambiente naturale.

«Abbiamo selezionato artisti multidisciplinari che vanno oltre l’arte. – ci racconta Elizabeth Zhivkova – Molti di loro sono biotecnologi, ingegneri del suono, ricercatori. In ZEITGEIST19 crediamo profondamente nelle collaborazioni intersettoriali capaci di generare cambiamento reale».
Un’ex chiesa trasformata in spazio di guarigione contemporaneo
Il titolo della mostra prende ispirazione dal principio ermetico As Above, So Below, secondo cui esiste una corrispondenza invisibile tra cosmo e Terra, tra ciò che accade sopra di noi e ciò che si muove negli abissi. Un concetto che nella mostra si traduce in un ambiente costruito attraverso suono, luce e sistemi computazionali, dove il visitatore è invitato non semplicemente a osservare, ma ad ascoltare diversamente. «Speriamo di ricordare alle persone che la natura è una grande parte di noi. – spiega Zhivkova – Ma stiamo uscendo dalla natura, invece di vivere dentro di essa. Con questa mostra invitiamo il pubblico a sintonizzarsi sopra, sotto e dentro se stesso, per riflettere sulla nostra esistenza e sull’interconnessione tra tutte le cose».

La stessa architettura dell’ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano diventa parte integrante della narrazione. «È uno spazio incredibile perché racchiude molte vite diverse. – continua la curatrice – Era un convento del XV secolo, poi è diventato una fabbrica tessile e oggi è un luogo dedicato all’innovazione. Abbiamo voluto fondere tutti questi mondi all’interno della mostra».
Arte, oceano e tecnologia alla Biennale di Venezia 2026
In alcune opere emergono infatti elementi legati all’innovazione tecnologica e all’intelligenza artificiale, mentre altre recuperano simbolicamente il tema della tessitura e del filo come metafora di connessione e storytelling. Tra le installazioni più suggestive c’è Seeing Echoes in the Mind of the Whale del collettivo Marshmallow Laser Feast, lavoro audiovisivo costruito a partire dalle vocalizzazioni delle balene e da ricerche bioacustiche che permettono al pubblico di entrare nel mondo percettivo dei cetacei.

Antoine Bertin presenta invece Fish String Theory, progetto sonoro nato tra la laguna veneziana e le ricerche dell’Auckland University of Technology, mentre Yoko Shimizu sviluppa un’indagine sulla bioluminescenza e sul plancton come fragile indicatore dell’equilibrio planetario. «Parliamo sempre separatamente di arte, scienza e oceano. – riflette Zhivkova – Ma perché dividerli? Perché costruire muri? Questo è il concetto stesso di As Above, So Below: unire tutto. L’oceano è uno, noi siamo parte di tutto».
La spiritualità come forma di ecologia
La dimensione spirituale attraversa l’intero progetto. Non in senso religioso tradizionale, ma come esperienza di contemplazione e ascolto. «Questo luogo conserva ancora qualcosa di sacro. – racconta la co-curatrice – È uno spazio dove meditare, riflettere, vivere una forma diversa di spiritualità. Quasi un luogo di guarigione». Zhivkova ricorda anche alcuni dettagli nascosti dell’edificio: «All’interno c’è un affresco di Giacomo Pellegrini in cui compaiono soltanto figure femminili, una cosa molto insolita. E all’ingresso ci sono Cosma e Damiano, santi medici che curavano gratuitamente le persone. È come attraversare una soglia verso uno spazio di guarigione».

Per la curatrice, l’arte contemporanea — soprattutto il cinema e le immagini in movimento — rappresenta oggi uno degli strumenti più potenti per affrontare la crisi ecologica globale. «L’arte può comunicare profondamente tutto questo. – conclude – Dalla crisi ambientale fino alle possibili soluzioni. Tutto è energia, tutto è frequenza, tutto è intrecciato molto più di quanto immaginiamo».