L’artista italiano Andrea Crespi debutta ufficialmente alla Biennale di Venezia con ‘Thetis’, installazione olografica che unisce tecnologia, mito e riflessioni sugli ecosistemi marini.
Tra biologia marina, tecnologia olografica e mitologia antica, Andrea Crespi arriva alla 61ª Biennale di Venezia con Thetis, un’opera site specific che trasforma una medusa in simbolo di connessione tra uomo, oceani e dimensione invisibile del vivente. L’installazione sarà presentata dal 9 maggio all’8 giugno 2026 negli spazi della Fabbrica H3, ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano alla Giudecca, all’interno di As Above, So Below, progetto promosso da One Ocean Foundation e ZEITGEIST19.
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Per Crespi si tratta di un momento particolarmente significativo: «È la prima Biennale a cui sono stato ufficialmente invitato. È una grande opportunità, ma è bello anche poter condividere questa esposizione con artisti internazionali che, con poetiche molto differenti, affrontano comunque il rapporto tra tecnologia e contemporaneità».
Andrea Crespi debutta alla Biennale di Venezia 2026
Unico artista italiano selezionato dal progetto, Crespi porta a Venezia una ricerca che da anni unisce arte digitale, illusioni ottiche e riflessioni sulla percezione. In Thetis questa sperimentazione si traduce in una teca olografica che custodisce una medusa sospesa tra materia e immaterialità. «Sperimentando moltissimo la tecnologia, è diventata parte integrante della mia ricerca. – commenta ai nostri microfoni – Quello che ho voluto portare era un’opera che potesse avere al suo interno questa sperimentazione tecnologica e l’ho fatta attraverso l’utilizzo di una teca olografica che riproduce questa medusa, che poi diventa un archetipo di connessione con il mondo degli oceani».

La figura marina dialoga con la poetica visiva che ha reso riconoscibile il lavoro di Crespi: linee, volti e forme che sembrano emergere e dissolversi nello spazio. «La mia identità si rappresenta spesso attraverso questa poetica delle linee, visibile nella parte superiore della medusa con questo ritratto, questa figurazione della Tetis, figura che incarna la trasformazione e l’abisso profondo, estremamente connessa anche alla tematica del mare», precisa.
Thetis: la medusa olografica tra mito e tecnologia
L’opera nasce infatti come riflessione sul rapporto tra essere umano, tecnologia e natura, all’interno di una mostra che riunisce artisti internazionali chiamati a confrontarsi con l’oceano come archivio di memoria, ecosistema fragile e spazio di interdipendenza tra umano e più-che-umano. Per Crespi l’arte può diventare uno strumento diretto di sensibilizzazione ambientale: «Credo che l’arte sia uno degli strumenti più forti di comunicazione. Così come può sensibilizzare su moltissime tematiche, anche quella ambientale e della tutela degli oceani. È sicuramente un tema che l’arte può affrontare e fare arrivare alle persone».

La scelta della medusa non è casuale. Nell’immaginario dell’artista rappresenta una presenza antichissima, fragile e ipnotica, capace di sopravvivere da milioni di anni nonostante la sua apparente vulnerabilità. «La medusa rappresenta quella figura primordiale, fragile, effimera, alle volte anche invisibile. – dice Andrea Crespi – In un dialogo di contemplazione, anche attraverso questi movimenti molto lenti, poteva essere la giusta metafora per raccontare questo tipo di relazione». E ancora: «La scelta della medusa ricade sul fatto che è una figura antica, misteriosa, quasi senza tempo e, nonostante il suo essere fragile, sopravvive da milioni di anni. Questa dimensione quasi sospesa, ipnotica, incarna anche il concetto di invisibilità che ricorre molto spesso nella mia poetica».
La medusa come simbolo fragile e primordiale
In Thetis il mare non viene rappresentato in modo descrittivo, ma evocato come dimensione archetipica e mentale. La creatura olografica diventa così un organismo sospeso tra scienza e mito, presenza biologica e apparizione digitale, perfettamente coerente con il percorso di Crespi e con il taglio transdisciplinare di As Above, So Below, evento collaterale ufficiale della Biennale Arte 2026.