Nel borgo di Celleno, nella Tuscia viterbese, nasce il culto della Madonna delle Ciliegie: un dipinto a gessetti di Mariangela Cappa trasforma l’arte madonnara effimera in icona sacra permanente.
Venerdì 29 maggio 2026 il borgo di Celleno, nella Tuscia viterbese, inaugura ufficialmente il culto della Madonna delle Ciliegie, una nuova devozione mariana che intreccia tradizione iconografica e sperimentazione tecnica contemporanea. Al centro di questo rito c’è il dipinto realizzato da Mariangela Cappa, tra le più note interpreti dell’arte madonnara, custodito nella cappella dedicata della chiesa di San Donato.
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L’opera nasce come dono giubilare del Comune di Ceresara (MN) al Comune di Celleno (VT), sigillando un gemellaggio che riconosce nella ciliegia un simbolo identitario condiviso. Nel frutto rosso si condensano rimandi teologici precisi: rosso come il sangue della Passione, dolce come la promessa di redenzione e anticipo della gioia del Paradiso, secondo una simbologia che attraversa secoli di storia dell’arte sacra.

Processione serale e Festa delle Ciliegie
Il culto prenderà avvio venerdì 29 maggio 2026, alle ore 21:00, con una processione serale che partirà dalla chiesa di San Donato e attraverserà il centro medievale di Celleno. Il corteo passerà davanti alle edicole mariane storiche, restituendo alla dimensione comunitaria un itinerario di fede che si radica nello spazio urbano e nel paesaggio del borgo, noto anche come «il borgo fantasma» per il suo nucleo storico abbandonato.
Il momento di preghiera davanti alla Madonna delle Ciliegie è pensato come cuore spirituale della storica Festa delle Ciliegie, in programma dal 5 al 7 giugno. Come sottolinea il parroco di Celleno, don Giusto Neri, il quadro è un dono che arricchisce la cappella e rinsalda il legame tra le due comunità, invocando la benedizione della Vergine sugli alberi, sulle famiglie e su chi sceglierà di condividere la festa.
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L’arte madonnara che si fa eterna
La Madonna delle Ciliegie firmata da Mariangela Cappa è un unicum nell’arte sacra contemporanea. L’artista, Maestro Madonnaro di Ceresara e tre volte vincitrice dell’Incontro Nazionale dei Madonnari di Grazie di Curtatone (2007, 2011, 2016), ha scelto di lavorare con gessetti colorati su tavola di legno, trattati con uno speciale fissatore. Il medium tipicamente effimero dei disegni sui sagrati, esposti alle intemperie e al passaggio, viene così trasformato in un’immagine stabile, destinata al culto come un vero quadro d’altare.
Questa metamorfosi dall’opera votata alla sparizione all’icona permanente porta con sé una riflessione sul rapporto tra tempo, memoria e devozione: l’arte effimera che si fa eterna. Dal sagrato, spazio pubblico e popolare, l’immagine approda all’altare, luogo sacro e durevole, in un percorso che è insieme estetico e teologico.
Dai Vangeli apocrifi a Barocci: una tradizione che continua
La figura della Madonna delle Ciliegie affonda le sue radici nel Vangelo apocrifo dello Pseudo-Matteo, dove Gesù Bambino piega miracolosamente i rami di un albero perché Maria possa coglierne i frutti. Il rosso delle ciliegie richiama il sangue della Passione, mentre la loro dolcezza rimanda ai frutti del Paradiso e alla speranza di redenzione, intrecciando incarnazione, sacrificio e promessa escatologica.
Nel corso dei secoli il tema ha ispirato grandi maestri europei. Tiziano ne propose una celebre versione attorno al 1516–1518, oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Federico Barocci ne offrì una delle interpretazioni più alte in una tela commissionata nel 1570 e completata nel 1573, con la Sacra Famiglia in sosta durante la fuga in Egitto e San Giuseppe che porge un ramoscello di ciliegie al Bambino Gesù, oggi alla Pinacoteca Vaticana. Il dipinto di Cappa si inserisce consapevolmente in questa tradizione plurisecolare, riportandola nel presente con una sensibilità legata ai linguaggi dei madonnari.
Collocata nel centro medievale di Celleno e pensata per un evento in esterna, di sera, la nuova immagine mariana dialoga con l’atmosfera sospesa del borgo, trasformando il rito processionale in un’esperienza visiva e spirituale immersa nell’architettura storica della Tuscia.
Foto: Ufficio Stampa
