Dalla collaborazione con Jacopo Di Cera alla Biennale di Venezia fino ai monitor recuperati dalle discariche elettroniche: Tim Maiwald di So Much (Trash) Studio racconta l’installazione ‘Ciclica’ e il rapporto tra arte, consumo e cambiamento climatico.
Alla Biennale di Venezia, tra i progetti del Padiglione Nazionale della Sierra Leone, Ciclica di Jacopo Di Cera trasforma il cambiamento climatico in un’esperienza immersiva fatta di immagini, corpo e tecnologia recuperata. Un’opera costruita insieme a Tim Maiwald e al suo So Much (Trash) Studio, realtà che da anni lavora con display elettronici dismessi, sottratti al ciclo dei rifiuti.
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«La scintilla è nata circa due anni fa ad Art Dubai. – racconta Maiwald – Avevamo creato un video wall monumentale con cavi che scorrevano sull’opera di Jacopo. Il tema era un ghiacciaio che si stava sciogliendo e quei cavi avevano perfettamente quella forma». Da lì nasce il dialogo che porterà a Ciclica. «Mi ha parlato della sua idea per la Biennale: raccontare il collasso, il modo in cui il mondo sta andando verso il basso in diverse aree. Gli ho detto subito: Certo che voglio lavorare con te. – continua – Perché è esattamente ciò di cui parlo anch’io con il mio lavoro».
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L’installazione, presentata nel progetto curatoriale Mondi Presenti / Worlds of Today, utilizza 36 schermi upcycled suddivisi nei tre nuclei narrativi di nascita, vita e morte di Gea. Per Maiwald però il materiale stesso dell’opera è già un messaggio politico. «La gente butta via questi dispositivi sapendo che funzionano ancora. – commenta – È una cosa stupida e folle. Vengono cancellati dai registri economici, quindi per il sistema non hanno più valore. Ma continuano a funzionare».
Gli schermi recuperati dalle discariche
Il cuore del lavoro di So Much (Trash) Studio sta proprio nel recupero di monitor e display provenienti da uffici, aziende e circuiti di smaltimento elettronico. Una pratica che Maiwald descrive come una forma di resistenza culturale oltre che artistica. «Quando oggi vedi un video wall, è tutto elegante, pulito, perfetto. – ci dice – Noi facciamo l’opposto: utilizziamo solo materiale recuperato dalle discariche. Vogliamo mostrare apertamente da dove arriva tutto questo».

Secondo Maiwald, il problema non è soltanto tecnologico, ma profondamente economico e sociale: «Le aziende comprano continuamente dispositivi nuovi e pagano persino società di riciclo per ritirare quelli vecchi. Ma spesso questa roba viene semplicemente spedita in Africa e accumulata in enormi discariche elettroniche». Ed è proprio lì che nasce la riflessione dietro il progetto. «Ci sono numeri brutalmente onesti nei report delle Nazioni Unite sui rifiuti elettronici. – dice Maiwald – Solo nel 2022 sono stati buttati via 5,9 milioni di tonnellate di monitor e display. La maggior parte senza alcun vero processo di riciclo».
«Forse non abbiamo bisogno di comprare un nuovo telefono ogni anno»
Per Maiwald, il punto centrale è rendere visibile ciò che normalmente sparisce dallo sguardo del consumatore: «Quando butti via un telefono, semplicemente non lo vedi più. Ma è ancora lì. E la verità è che spesso non puoi davvero riciclarlo, perché è costruito con centinaia di materiali diversi incollati insieme».
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La missione di So Much (Trash) Studio nasce proprio da questa consapevolezza. «Cinque anni fa mi sono trovato anch’io con vecchi display inutilizzati. Ho provato a venderli, ma il mercato era completamente saturo. – ricorda Maiwald – Nessuno li voleva. E allora mi sono chiesto: perché continuiamo a comprare nuovi schermi se quelli vecchi funzionano ancora?». Da quella domanda nasce lo studio e la decisione di lavorare attraverso l’arte: «Puoi muovere le persone con l’arte. Puoi evidenziare il tuo pensiero e la tua visione del mondo. È questo che facciamo».

In Ciclica, questa riflessione si intreccia con la crisi climatica raccontata da Jacopo Di Cera e dalla performer Lidia Carew, sospesa tra immagini di fenomeni ambientali e monitor recuperati. Una tecnologia che smette di essere invisibile e torna a mostrarsi per ciò che è: materia, consumo, scarto. «Dovremmo pensarci due volte prima di comprare qualcosa di nuovo. – conclude Maiwald – Forse non abbiamo davvero bisogno di un nuovo telefono ogni anno. Possiamo ancora usare ciò che abbiamo. E possiamo persino costruire qualcosa di bello, come questa installazione. Non è spazzatura. Funziona ancora».