Alla preview della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno organizzato una camminata simbolica in solidarietà con l’Ucraina, i suoi artisti e il suo patrimonio culturale.
Venezia diventa ancora una volta spazio di presa di posizione collettiva. Ieri, 6 maggio 2026, durante la preview della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, i padiglioni di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno organizzato una camminata in solidarietà con l’Ucraina, il suo popolo, la sua cultura e i suoi artisti.
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La camminata, nata all’interno del contesto della Biennale, è stata dedicata in particolare agli operatori culturali ucraini che continuano a creare e a rappresentare il proprio Paese in condizioni di guerra, ma anche a coloro che hanno perso la vita a causa della violenza in corso. Un gesto che richiama l’attenzione sul patrimonio culturale ucraino, sistematicamente danneggiato e cancellato, e sulla necessità di una sua tutela urgente.
Una linea simbolica tra i padiglioni baltici
Il percorso ha preso avvio dal Padiglione Lituania, ha attraversato l’Arsenale, sede del Padiglione Lettonia, per concludersi al Padiglione Estonia. Questa traiettoria traccia una linea simbolica di connessione tra i tre Paesi baltici, segnando un impegno condiviso a restare uniti di fronte all’ingiustizia e ribadendo il ruolo della cultura come spazio di resilienza, memoria e libertà.
Per Lituania, Lettonia ed Estonia il gesto assume una risonanza storica precisa. Oltre tre decenni fa, dopo un lungo periodo di occupazione sovietica, i cittadini dei tre Paesi si unirono nella Via Baltica, una catena umana lunga 675 chilometri, simbolo pacifico di unità e determinazione contro l’oppressione. La camminata alla Biennale riecheggia oggi quella azione, riaffermando una continuità di valori fondata sulla solidarietà e sui principi democratici.
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Le voci dei commissari: arte, responsabilità e guerra
«La solidarietà e il sostegno all’Ucraina devono continuare, affinché i suoi monumenti distrutti e la sua creatività contemporanea possano rinascere in qualcosa di nuovo. Insieme, cerchiamo di unire le persone e di trasformare questo impegno in un’azione di raccolta fondi che contribuisca a questa causa», sottolinea Lolita Jablonskienė, commissaria del Padiglione Lituania.
La dimensione politica e istituzionale emerge con forza nelle parole di Solvita Krese, commissaria del Padiglione Lettonia, che richiama il contesto geopolitico attuale e la scelta della Biennale di consentire la partecipazione della Russia. Attraverso l’azione Death in Venice, emblema creato dall’artista lettone Kriss Salmanis, il padiglione lettone insiste perché l’arte resti uno spazio di pensiero critico, solidarietà e sostegno all’Ucraina.
Maria Arusoo, commissaria del Padiglione Estonia, ricorda come questa processione sia anche un promemoria del fatto che la guerra persiste in Europa. Non si può restare in silenzio, afferma, quando Paesi che si presentano come nazioni fraterne commettono crimini di guerra, esprimendo solidarietà a tutti gli Stati indipendenti minacciati da aggressori di natura coloniale.
Un gesto collettivo per non distogliere lo sguardo
La camminata dei padiglioni baltici non pretende di essere un atto risolutivo, ma un gesto modesto e collettivo che ribadisce vicinanza al popolo ucraino e al valore duraturo della cultura nei momenti di crisi profonda. La distruzione dei siti culturali, lo sfollamento delle comunità e la perdita di vite umane richiedono attenzione costante e azione da parte della comunità culturale internazionale.
Camminare insieme, da un padiglione all’altro, diventa così un modo per riconoscere e testimoniare esperienze storiche condivise e un impegno attuale: difendere il diritto di vivere, creare ed esistere liberamente, anche e soprattutto quando la guerra sembra allontanare queste possibilità.

Foto: Andrej Vasilenko