Sotheby’s porta all’asta due paesaggi di Claude Monet mai più visti da quasi 115 anni. Dipinti a vent’anni e a venti chilometri di distanza, raccontano l’evoluzione del pittore lungo la Senna.

Nel centenario della morte di Claude Monet, due suoi paesaggi scomparsi da decenni riemergono dal silenzio delle collezioni private francesi. Il 16 aprile guideranno la Art Moderne et Contemporain Evening Auction di Sotheby’s a Parigi. Da una parte Les Îles de Port-Villez del 1883, mai più visto in pubblico da oltre 115 anni e, dall’altra, Vétheuil, effet du matin del 1901, assente dal 1928.

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Più che due opere, sembrano una capsula del tempo. Separate da vent’anni e da circa venti chilometri lungo la Senna, oggi si ritrovano una accanto all’altra e raccontano due momenti decisivi della carriera di Monet: la scoperta di Giverny e il ritorno, ormai maturo, ai paesaggi di Vétheuil. Sotheby’s le definisce una visione 20/20 del percorso del pittore, perché viste insieme mostrano come il suo sguardo si sia trasformato tra luce, riflessi e atmosfera.

Les Îles de Port-Villez e la scoperta di Giverny

Les Îles de Port-Villez è stimato tra i 3 e i 5 milioni di euro ed è una delle riscoperte più importanti degli ultimi anni legate a Monet. L’opera era nota soltanto attraverso fotografie in bianco e nero e ora viene mostrata a colori per la prima volta dal momento della sua esecuzione. Monet la dipinse poche settimane dopo essersi trasferito a Giverny, nella primavera del 1883, quando trovò lungo la Senna il paesaggio destinato a influenzare il resto della sua vita.

Il dipinto raffigura il fiume a Port-Villez, piccolo villaggio di fronte a Giverny, vicino alla confluenza con l’Epte. Monet osserva le isolette alberate immerse nell’acqua da una prospettiva insolita, quella della sua celebre barca-atelier, costruita per dipingere direttamente sul fiume. È qui che iniziano a emergere alcuni dei temi che diventeranno centrali nella sua pittura: i riflessi, la vibrazione della luce sull’acqua, la dissoluzione del paesaggio nella superficie del fiume.

La composizione è sorprendentemente moderna. L’orizzonte è molto alto, la Senna occupa quasi tutta la tela e le piccole isole sembrano galleggiare in una trama di blu e verde. La prospettiva tradizionale lascia spazio a una pittura fatta di luce e materia, quasi un’anticipazione di quello che Monet farà decenni dopo con le Ninfee.

Vétheuil, effet du matin e il Monet della maturità

Ancora più prezioso è Vétheuil, effet du matin, stimato tra i 6 e gli 8 milioni di euro e destinato a diventare il Monet più importante mai offerto all’asta in Francia. L’opera non compariva in pubblico da 98 anni e appartiene a una serie di vedute realizzate nel 1901, quando Monet lasciò temporaneamente Giverny per trasferirsi a Lavacourt, sull’altra sponda della Senna.

Da un balcone affacciato sul villaggio di Vétheuil, Monet dipinse una quindicina di tele dedicate allo stesso paesaggio in condizioni atmosferiche diverse. In Vétheuil, effet du matin il villaggio, dominato dalla chiesa di Notre-Dame, emerge sullo sfondo, mentre il fiume invade il primo piano. Una piccola barca attraversa la scena, ma è l’acqua la vera protagonista: la superficie della Senna si scompone in rapide pennellate orizzontali blu, verdi e violacee, trasformando il paesaggio in pura luce.

Perché queste opere anticipano le Ninfee

Quando queste opere furono esposte per la prima volta nel 1902, la critica parlò subito della straordinaria capacità di Monet di dipingere l’atmosfera. Oggi molte tele della serie si trovano in collezioni come il Musée d’Orsay, l’Art Institute of Chicago e il Pushkin Museum, rendendo rarissimi gli esempi ancora in mani private.

Secondo Marianne Mathieu, ex direttrice del Musée Marmottan Monet, queste due opere segnano una tappa fondamentale nel percorso che porterà Monet alle Ninfee. Nei due dipinti il pittore distingue ancora il paesaggio dall’acqua, ma è già quest’ultima ad attirare tutta l’attenzione, grazie alla sua ricchezza cromatica e materica. Col tempo Monet finirà per dipingere quasi soltanto l’acqua, fino a trasformarla in un frammento astratto e contemporaneo.

È forse questo l’aspetto più sorprendente di queste due riscoperte: non mostrano soltanto un Monet ritrovato, ma un Monet che stava già dipingendo il futuro.

Foto: Sotheby’s

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