I potenti nei quadri sacri: quando arte e potere si incontravano nel Rinascimento

La presenza dei potenti nei quadri sacri non è un’invenzione moderna. Tra Quattrocento e Cinquecento artisti come Piero della Francesca, Botticelli e Benozzo Gozzoli inserivano committenti e governanti dentro scene religiose, trasformando l’arte in uno strumento di rappresentazione del potere.

Ai giorni nostri, La comparsa del volto di Giorgia Meloni al posto di quello di un angelo, dopo il restauro della Cappella del Crocefisso in San Lorenzo in Lucina, ha creato scompiglio negli ambiti politici ed ecclesiastici: l’iniziativa sembra essere stata quella del tutto personale di un restauratore volontario e dopo alcuni giorni di fuoco, durante i quali la Cappella era stata presa d’assalto da turisti e curiosi, l’angelo-Meloni è scomparso, cancellato per volere del Vaticano.

Le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria“, queste le parole lapidarie di Mons. Baldo Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano dal 2024.

Potenti nei quadri sacri, perchè?

In tempi molto lontani era invece uso comune, da parte di artisti anche importanti, inserire nelle loro opere i committenti (quindi chi li aveva pagati) o i potenti dell’epoca, di solito in ruoli storici o biblici: una captatio benevolentiae che faceva parte dello spirito del tempo e che ci ha regalato comunque capolavori immortali.

La Pala di Brera

E’ il caso ad esempio de La Pala di Brera, di Piero della Francesca, risalente al 1472: il pittore inserisce qui, inginocchiato davanti alla Madonna, l’inconfondibile profilo di Federico da Montefeltro, duca di Urbino e committente dell’opera. Il potente in quest caso si è guadagnato la scena dentro una rappresentazione sacra, accanto alla Vergine Maria: un modo per legittimare politicamente il proprio potere attraverso la religione.

La Pala di Brera, Piero della Francesca (Pubblico dominio)

La Cappella dei Magi

Fa ancora meglio Benozzo Gozzoli, pittore toscano del ‘400 noto per i suoi affreschi ricchi di figure e dettagli: negli affreschi che dipinge a Palazzo Medici Riccardi, fa sfilare i Medici – Lorenzo il Magnifico, seguito da suo padre Piero e suo nonno Cosimo il Vecchioe la loro corte travestiti da Re Magi (e inserisce anche sè stesso, in una autoritratto). È uno dei massimi esempi di propaganda rinascimentale: il potere politico si mette letteralmente in scena.

La Cappella dei Magi, Benozzo Gozzoli (Pubblico Dominio)

Adorazione dei Magi

Anche Sandro Botticelli trasforma i Medici,  Cosimo e i suoi figli Piero il Gottoso (col mantello rosso foderato d’ermellino) e Giovanni, in Re Magi: lo fa nell’Adorazione dei Magi del 1475, conservata agli Uffizi. Compaiono anche Lorenzo de’ Medici, figlio di Piero, con una lunga veste bianca e una berretta come cappello e suo fratello minore Giuliano (che perì pochi anni dopo nella Congiura dei Pazzi). Botticelli inserisce anche sè stesso e il committente dell’opera, il banchiere Gaspare di Zanobi del Lama. Quest’opera è considerata anche molto importante nella storia dell’arte, poichè Botticelli aveva rivoluzionato il tradizionale tema dell’Adorazione, che era orizzontale, trasformandolo in una scena frontale, triangolare e prospettica, molto più dinamica.

Adorazione dei Magi, Sandro Botticelli (Pubblico Dominio)

Anche per l’epoca dare ad una entità celeste il volto di un politico o di un potente dell’epoca sarebbe stato “troppo”, una blasfemia: per questo i committenti o i potenti erano inseriti nella scena come figuranti (o al massimo Re Magi). In molte altre opere d’arte immortali, come gli affreschi della Cappella Sistina, gli artisti si sono divertiti ad inserire personaggi noti dell’epoca nelle vesti di penitenti e giudicati, una sorta di versione visuale della Divina Commedia di Dante Alighieri (ma pensiamo anche alla Scuola di Atene di Raffaello). Arte, politica e potere sono stati per tanto tempo facce di una stessa medaglia: se oggi si può dire ufficialmente che non sia più così, l’equilibrio conquistato è molto più fragile che in passato.