‘Interregnum’, Adrian Paci riflette sui rituali del potere nella mostra di Foligno

Gli spazi dell’ex Chiesa della SS. Trinità in Annunziata a Foligno ospitano, fino al 16 aprile, la mostra Interregnum, personale di Adrian Paci, a cura di Italo Tomassoni. La proposta culturale dell’artista indaga il rapporto tra memoria e potere, concentrandosi sui meccanismi attraverso cui i regimi politici costruiscono – e, quindi, trasmettono – un immaginario collettivo del passato. Fulcro del percorso è l’omonima opera video del 2017, composta da materiali d’archivio e filmati televisivi ufficiali provenienti da Albania, Cina, Corea del Nord, Unione Sovietica e Jugoslavia.

Il montaggio attraversa decenni – dagli anni Venti agli anni Ottanta – e restituisce una scenografia transnazionale del lutto di Stato, centrata sulle cerimonie funebri dei leader comunisti del Novecento. Paci elimina ogni riferimento diretto ai capi defunti: nessuna bara, nessun simbolo esplicito del potere. Quel che rimane è il popolo, con i suoi gesti ripetuti, le posture codificate, le lacrime e le espressioni collettive che oscillano tra partecipazione autentica e rappresentazione rituale.

Dalla biografia alla storia

Nato a Scutari nel 1969, Paci ha vissuto in prima persona il passaggio traumatico seguito alla morte di Enver Hoxha e al crollo del regime comunista albanese. E Interregnum si inserisce proprio in questa traiettoria biografica aprendo una riflessione più ampia sui dispositivi della memoria collettiva e sul ruolo dei media nella loro costruzione e manipolazione.

Adrian Paci, Interregnum Foligno

La scelta di comprimere il suono in un brusio indistinto accentua la dimensione performativa del lutto. In questo modo le voci individuali si dissolvono in un coro anonimo, mentre i corpi diventano veicoli di una memoria condivisa, al tempo stesso esperienza comunitaria e strumento di potere.

Il titolo richiama il concetto di “interregno”, evocato da Antonio Gramsci e ripreso nel pensiero contemporaneo, ovvero una fase di sospensione in cui il vecchio ordine si dissolve senza che il nuovo sia ancora nato. In questo spazio fragile e instabile, la memoria diventa terreno di conflitto, controllo e possibilità di trasformazione.

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Come sottolinea Tomassoni in catalogo, dietro quei “reperti liturgici” si muove un’energia primordiale. È la memoria non come nostalgia, ma come forza capace di interrogare il passato e proiettarlo verso una costruzione futura. L’opera di Paci non si limita a una lettura storica dei totalitarismi del Novecento, ma si estende alla società contemporanea, attraversata da nuove forme di nazionalismo e dalla pervasività dei media digitali.

Immagini da Ufficio Stampa