Epstein Files: lo scandalo che travolge anche il mondo dell’arte

La notizia in breve. Tra i file sull’indagine Epstein rilasciati dal Dipartimento di Giustizia USA, anche mail e contatti con esponenti importanti dell’arte mondiale: nessun reato ma la prova di un rapporto contiguo e opaco, che oltre a politica e spettacolo non ha risparmiato il mondo della cultura, del collezionismo e dell’arte vera e propria.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha iniziato a pubblicare la cosiddetta Epstein Library (o Epstein Files), un archivio di circa tre milioni di documenti e duemila video, tutti estrapolati dalle indagini su Jeffrey Espstein, l’influente finanziere americano che per decenni ha gestito una vasta rete internazionale di traffico sessuale di minorenni: in questi documenti emergono contatti e relazioni con ogni ramo del potere e della cultura, non solo americani, coinvolgendo élite politiche, finanziarie e social.

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Un terremoto che non ha risparmiato il mondo dell’arte: fra le mail e i contatti di Epstein figurano anche importanti collezionisti e artisti e anche se gli scambi noti non prefigurano reati, parlano comunque di una contiguità opaca e poco lunsighiera.

Epstein, archivio esplosivo tra potere, finanza e cultura

Alcuni nomi, come Leon Black, ex presidente del MoMA e uomo d’affari, non sono una sospresa: altri, come Steve TischJean Pigozzi, sono invece delle new entry. Tisch si è pubblicamente pentito dei contatti con Epstein, mentre Pigozzi ha ribadito di non aver mai avuto nulla a che fare con Epstein e di non ricordare le mail.

Tra le mail saltano fuori anche contatti (non compromettenti) con Jeff Koons e Woody Allen, ma anche con l’artista e designer Neri Oxman, i cui contatti con Epstein per questioni di mecenatismo erano già noti e che si è già scusata diverse volte.

Epstein infatti, oltre che facilitatore era anche un finanziatore e piuttosto attivo nel mondo dell’arte: dal 1987 al 1994 è stato membro del consiglio della New York Academy of Art (negli anni ’90 una studentessa ha denunciato gli abusi subiti) ed è stato anche finanziatore del MIT Media Lab, contribuendo indirettamente a progetti che intrecciavano tecnologia, arte e design.

La lista dei nomi coinvolti, a diverso titolo, si sta allungando e più di qualche polso, a New York e dintorni, comincerà a tremare.