Rigaff presenta ‘Olimpiccato’ e ‘Aeternae Pietas’, due nuovi interventi urbani a Milano alla vigilia delle Olimpiadi.

Rigaff – al secolo Riccardo Gaffuri – affida ai muri di Milano due nuovi lavori che, pur diversi per immaginario e costruzione, condividono una stessa urgenza. Ovvero, guardare in faccia la violenza del nostro tempo senza rinunciare alla speranza. Alla vigilia dei Giochi Olimpici sono, infatti, comparsi in città Olimpiccato, opera appartenente alla collezione Politic POP, ed Aeternae Pietas, lavoro più intimo e stratificato, in cui il dolore individuale si fa simbolo universale. Due interventi che trovano compimento nello spazio urbano come occasione di riflessione.

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La provocazione di Olimpiccato

Olimpiccato – la cui riproduzione è apparsa in Piazzale Loreto, sulla piccola costruzione bianca all’imbocco di via Andrea Costa – è caratterizzata da una linearità visiva che esprime tutta la crudezza della rappresentazione.  Cinque corpi anonimi pendono da altrettante corde, legate ai cinque cerchi olimpici. Un’immagine certamente destabilizza che costringe a interrogarsi sui suoi risvolti politici e morali. La domanda sorge, infatti, spontanea: perché associare l’impiccagione a un simbolo universale di sport, pace e fratellanza?

È lo stesso artista a fornire la propria risposta, chiarendo anche il senso dell’opera senza smorzarne l’impatto. «La mia non è una visione negativa delle Olimpiadi, anzi. In quest’opera lo scopo è quello di esaltare il senso di unione, fratellanza e pace che scaturisce dalla bandiera olimpica. I 5 cerchi simboleggiano i 5 continenti e sappiamo perfettamente che in ognuno di essi si nasconde il male, la sopraffazione, la mancanza di libertà. Ovviamente in maniera differente, chi più e chi meno deve fare i conti con i propri scheletri nell’armadio.

Rigaff, Politic POP N. 13 Olimpiccato by Rigaff (Gennaio 2026 – Olio su metallo)

Attraverso quest’opera, ho voluto simboleggiare le forze del bene, custodite dai cerchi, che contaminano, con il loro colori di armonia e pace, le forze del male rappresentate dai corpi penzolanti verso il basso. Corpi senza nome, corpi anonimi ma che ognuno di noi può immaginare nella propria mente».

Nonostante l’impatto cruento, dunque, la lettura finale è tutt’altro che nichilista: nei cerchi olimpici risiede una forza etica che sa di riscatto collettivo.

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Aeternae Pietas: il dolore che attraversa il tempo

Se Olimpiccato lavora sul contrasto e sulla provocazione, Aeternae Pietas scava invece nella dimensione del dolore eterno, mettendo in dialogo la storia dell’arte con l’attualità più feroce. Il riferimento alla Pietà di Michelangelo è esplicito e struggente nella figura della madre che sorregge il corpo del figlio, simbolo universale di tutte le madri colpite dalla guerra, dalla violenza, dalla distruzione.

Eppure, anche qui, Rigaff non cede alla disperazione. Accanto al dolore emerge un grido collettivo, quello di milioni di persone che continuano a scrivere sui muri, a gridare NO WAR, a usare linguaggi diversi per dire una sola parola: pace.

Dal punto di vista tecnico, l’opera segna un’evoluzione significativa nel percorso dell’artista. Non è più solo la street art a uscire nello spazio urbano, ma è la strada stessa a entrare nel quadro. Lo sfondo è infatti un muro ideale fatto di colori sovrapposti, scritte, carta strappata, segni lasciati dal tempo e dal passaggio umano. La riproduzione di Aeternae Pietas è visibile in via Palestro 12 a Milano, nelle immediate vicinanze di altre due opere di Rigaff dedicate ai temi dell’antimafia e della legalità.Immagini da Ufficio Stampa

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