I premi alla carriera del 39° Bolzano Film Festival Bozen celebrano nel 2026 due figure centrali del cinema e del teatro europei: la regista e artista visiva tedesca Ulrike Ottinger e l’attrice italiana Ottavia Piccolo. Dal 10 al 19 aprile 2026, il festival altoatesino mette al centro le loro traiettorie artistiche, segnate da autonomia espressiva, rigore e impegno civile.
A guidare questa scelta è la volontà di riconoscere due percorsi distinti ma accomunati da una forte coerenza etica e creativa. Come sottolinea il direttore artistico Vincenzo Bugno, le due artiste sono rimaste fedeli a se stesse, sostenendo un’apertura mentale e valori umanistici che oggi vengono spesso messi in discussione.
Ulrike Ottinger, uno sguardo eretico tra cinema e arti visive
Cresciuta a Costanza, Ulrike Ottinger ha vissuto a lungo a Parigi, dove ha lavorato come artista visiva, si è formata nell’atelier di Johnny Friedlaender e ha frequentato i corsi del Collège de France. Rientrata in Germania, nel 1969 ha fondato a Costanza il “filmclub visuell” e dagli inizi degli anni Settanta si è dedicata al cinema, sviluppando uno stile cinematografico inconfondibile.
Tra i suoi film di finzione spiccano Madame X – Una sovrana assoluta (1977), Freak Orlando (1981) e Dorian Gray nello specchio della stampa scandalistica (1984). Accanto a questi, ha realizzato numerosi documentari come China. Le arti – La vita quotidiana (1985), Johanna d’Arc of Mongolia (1989), Chamissos Schatten (2016) e il film-saggio Paris Calligrammes (2020). Il suo più recente lavoro, Die Blutgräfin, ha avuto la prima mondiale nel 2026 alla Berlinale.
Il festival omaggia questa ricerca con la proiezione di Paris Calligrammes e Johanna d’Arc of Mongolia, inserendoli in un percorso che ripercorre una carriera già riconosciuta da istituzioni come il Museum of Modern Art e il Centre Pompidou, e premiata con la Berlinale Kamera e il Premio d’Onore del Deutscher Dokumentarfilmpreis.
Ottavia Piccolo, tra palcoscenico, set e impegno civile
Ottavia Piccolo esordisce a teatro a soli undici anni in Anna dei miracoli, diretta da Luigi Squarzina accanto ad Anna Proclemer, e da allora attraversa con continuità teatro, cinema e televisione. Nel 1963 debutta sul grande schermo con Il Gattopardo di Luchino Visconti, che la sceglie per il ruolo di una delle figlie del Principe di Salina, mentre la consacrazione internazionale arriva nel 1970 con Metello di Mauro Bolognini, che le vale il premio come migliore attrice al Festival di Cannes.
Nel corso degli anni lavora con registi come Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Claude Sautet, Pierre Granier-Deferre, Pietro Germi, Ettore Scola e Luigi Magni, mantenendo un legame costante con il teatro. Negli ultimi vent’anni, il sodalizio con il drammaturgo e regista Stefano Massini ha dato vita a spettacoli come Donna non rieducabile, Processo a Dio, 7 minuti, Enigma, Occident Express, Cosa nostra spiegata ai bambini e Matteotti (Anatomia di un fascismo), quest’ultimo realizzato con l’Orchestra Multietnica di Arezzo.
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Al Bolzano Film Festival Bozen questo percorso viene raccontato anche attraverso le immagini: durante la rassegna saranno proiettati Metello di Mauro Bolognini e 7 minuti di Michele Placido, opere che intrecciano il lavoro dell’attrice con temi sociali e politici a lei particolarmente cari.
Il premio alla carriera a Ottavia Piccolo riconosce una voce che, come ricorda Vincenzo Bugno, va ben oltre i confini del palcoscenico e dello schermo, grazie alla sensibilità per i temi sociali e all’impegno a favore di valori artistici e democratici. Allo stesso modo, l’omaggio a Ulrike Ottinger sottolinea il coraggio di perseguire con coerenza una visione personale, capace di invitare il pubblico a guardare il mondo con occhi nuovi e con un affascinante spirito eretico.
I riconoscimenti saranno consegnati nel corso del festival, realizzato in collaborazione con l’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano, confermando il ruolo della manifestazione come spazio di dialogo tra cinema, memoria e impegno civile.
Foto: Ufficio Stampa