‘The Materiality of Judy Chicago’ attraversa sessant’anni di ricerca tra opere storiche e nuovi lavori presentati per la prima volta.
In concomitanza con la Biennale di Venezia 2026, la Galleria Alberta Pane dedica una grande mostra personale a Judy Chicago, tra le figure più influenti dell’arte contemporanea e pioniera dell’arte femminista. L’esposizione The Materiality of Judy Chicago, a cura di Allison Raddock, aprirà al pubblico l’8 maggio 2026 nella sede veneziana della galleria e resterà visitabile fino al 22 novembre.
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Il progetto propone un percorso che attraversa oltre sessant’anni di ricerca dell’artista americana, mettendo in dialogo opere storiche e un nuovo corpus di lavori presentato per la prima volta al pubblico. Il focus è dedicato ai materiali e alle tecniche che hanno caratterizzato la pratica di Chicago nel corso della sua carriera, permettendo di immergersi in un universo creativo complesso e stratificato.
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Oltre il mito di The Dinner Party
Judy Chicago è stata a lungo associata soprattutto alla sua opera più celebre, The Dinner Party (1974–1979), una monumentale installazione che ha segnato la storia dell’arte femminista ed è oggi parte della collezione permanente del Brooklyn Museum. Tuttavia il lavoro dell’artista si estende ben oltre questo progetto iconico.

Negli ultimi anni la ricezione critica della sua produzione ha conosciuto una profonda trasformazione, che ha contribuito a far emergere la ricchezza e la varietà dei temi affrontati lungo tutto il suo percorso. La mostra veneziana si inserisce proprio in questa rilettura più ampia, evidenziando la complessità di una pratica artistica che attraversa media, tecniche e immaginari differenti.
Nel corso della sua carriera Chicago ha utilizzato una vasta gamma di materiali – dai cofani di automobili dipinti con bombolette spray alla porcellana, dai tessuti ricamati al vetro – mettendo in discussione le gerarchie tradizionali tra arti maggiori e tecniche considerate artigianali. Elementi spesso marginalizzati nella storia dell’arte vengono così trasformati in strumenti centrali di una ricerca artistica e concettuale.
Il nuovo ciclo Lilies/Goddesses
Cuore della mostra è la presentazione di Lilies/Goddesses, una nuova serie di opere che include sculture in vetro, bronzo e alluminio realizzate grazie a collaborazioni con importanti istituzioni e laboratori internazionali. Questo corpus di lavori sarà esposto per la prima volta a livello mondiale proprio negli spazi della galleria veneziana.
Le sculture prendono forma da un progetto recente sviluppato ad Arles e si ispirano a immagini di ninfee e forme floreali, evocando un dialogo con la tradizione impressionista. Le opere sono concepite per adattarsi a contesti diversi, dagli spazi interni ai giardini o agli specchi d’acqua, con dimensioni variabili che possono arrivare a configurazioni monumentali.
Accanto a queste nuove produzioni, la mostra riunisce lavori che attraversano le principali fasi della carriera dell’artista: disegni e sculture minimaliste degli anni Sessanta, materiali legati a The Dinner Party, tessuti e disegni del Birth Project degli anni Ottanta e dipinti della serie PowerPlay.
Arte, ambiente e trasformazione sociale
Attraverso il dialogo tra opere storiche e nuovi lavori, The Materiality of Judy Chicago mette in luce la coerenza concettuale della ricerca dell’artista lungo l’intero arco della sua carriera. Negli ultimi anni il suo lavoro ha affrontato in modo sempre più esplicito temi legati alla fragilità del pianeta e alle conseguenze del cambiamento climatico, portando al centro della riflessione il rapporto tra umanità e natura.
Artista, scrittrice e docente, Judy Chicago ha dedicato decenni della sua attività alla promozione di una visione più inclusiva dell’arte e alla ridefinizione del ruolo dell’artista nella società. La sua pratica si fonda sulla convinzione che l’arte possa diventare uno strumento di trasformazione intellettuale e cambiamento sociale, capace di mettere in discussione strutture culturali consolidate e aprire nuovi orizzonti di pensiero.
La mostra veneziana offre così l’occasione di ripercorrere la traiettoria di una figura centrale della cultura contemporanea, il cui lavoro continua a interrogare il presente e a ridefinire i confini dell’esperienza artistica.