Parma celebra Claude Monet nel centenario della morte con ‘Impressionisti: 100 anni di riflessi’ a Palazzo Tarasconi. Il curatore Stefano Oliviero: “La mostra del 1874 inaugurò una nuova fase nella storia dell’arte”.
La notizia in breve. A cento anni della morte di Claude Monet, Parma celebra l’Impressionismo con la mostra Impressionisti: 100 anni di riflessi. Da Monet a Bonnard, in corso a Palazzo Tarasconi fino al 31 maggio 2026. L’esposizione riunisce oltre 70 opere di più di 30 artisti, provenienti da collezioni private italiane e francesi, ripercorrendo la nascita e l’evoluzione del movimento.
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Nel centenario della scomparsa di Claude Monet (1840–1926), Parma dedica un ampio progetto espositivo alla rivoluzione impressionista. Fino al 31 maggio 2026, infatti, Palazzo Tarasconi ospita Impressionisti: 100 anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard, mostra prodotta da Navigare S.r.l. con il patrocinio della Provincia di Parma e curata dallo storico dell’arte Stefano Oliviero.
Oltre 70 opere di più di 30 artisti, provenienti da collezioni private italiane e francesi, ricostruiscono il percorso che, dalla metà dell’Ottocento, ha cambiato per sempre il modo di guardare e rappresentare la realtà. Al centro, due dipinti di Monet – un’opera giovanile e una della maturità – messi in dialogo per raccontare l’evoluzione della sua poetica e il cuore pulsante dell’Impressionismo: la luce.

«La mostra impressionista del 1874 inaugura sicuramente una nuova fase nella storia dell’arte. L’evento non rappresenta un’immissione improvvisa ma è più che altro un punto di arrivo di un lento e lungo percorso». Le parole del curatore Stefano Oliviero collocano la nascita del movimento non come rottura improvvisa, ma come esito di una tensione maturata negli anni precedenti. Così, l’Impressionismo affonda le radici nei vent’anni che precedono l’esposizione del 1874, tra l’eredità dei maestri e il rifiuto delle convenzioni accademiche.
È in questo contesto che emerge la figura di Monet, già quindicenne caricaturista a Le Havre, poi allievo di Eugène Boudin. «Monet, grazie a Boudin, imparò a capire la natura e contemporaneamente ad amarla perché il suo maestro non era né un dottrinario né un teorico e tutto quello che sapeva l’aveva appreso con gli occhi e con il cuore», prosegue il curatore.
Il percorso espositivo di Parma parte proprio da qui: dalla conquista di uno sguardo nuovo sulla natura e sulla vita contemporanea. La mostra dedica un focus particolare al 1874, anno della celebre esposizione nello studio del fotografo Nadar a Parigi. Fu lì che il dipinto di Monet Impression. Soleil levant diede involontariamente il nome al movimento.
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Oliviero ricorda: «Monet racconterà in seguito che una delle opere scelte per l’esposizione fu un dipinto fatto a Le Havre dalla finestra: il sole che traspare dai vapori di nebbia e in primo piano l’alberatura di alcuni battelli. (…) “Metta Impressione”. E così il dipinto fu catalogato Impression. Soleil levant». Quella parola, inizialmente usata in tono ironico dal critico Louis Leroy, diventerà l’etichetta di una delle stagioni più fertili dell’arte occidentale.
Quattro sezioni per raccontare una rivoluzione
L’allestimento si articola in quattro aree narrative che accompagnano il visitatore lungo un secolo di trasformazioni.
- Verso il cambiamento ricostruisce il clima della prima metà dell’Ottocento, tra accademismo e sperimentazioni en plein air della Scuola di Barbizon. Con opere di Théodore Rousseau, Jean-François Millet, Charles-François Daubigny e altri protagonisti.
- Tra natura osservata e natura percepita mette in luce il passaggio dall’osservazione oggettiva alla percezione soggettiva: la luce diventa variabile, instabile, viva.
- La pittura come esperienza del momento è il cuore impressionista. Eugène Boudin, Alfred Sisley, Berthe Morisot, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir raccontano la Belle Époque come esperienza visiva immediata. La pennellata si frammenta, il colore si libera, la vita moderna entra in scena.
- Infine, Oltre l’impressione apre al Novecento con artisti come Pierre Bonnard, in cui il colore si fa più interiore, emotivo, simbolico.

Uno degli aspetti centrali della mostra è l’analisi tecnica e materica della pittura impressionista. «Riducendo il modellato o a volte eliminandolo del tutto, gli Impressionisti si liberarono gradualmente della pennellata guidata dal volume degli oggetti», spiega Oliviero.
La superficie della tela diventa protagonista: il tocco è visibile, la materia pittorica vibra. I tronchi si costruiscono con pennellate piatte, il mare con tratti orizzontali, le nuvole con chiazze tondeggianti. È un nuovo modo di vedere e di dipingere, che segna l’inizio della pittura moderna.
Non a caso, sottolinea il curatore, «quattro fondamentali tratti estetici e tecnici dell’Impressionismo (…) appaiono in molti dei più avanzati tipi di pittura della prima metà del XX secolo, ponendo così le basi della pittura moderna».

La mostra di Parma non è solo un omaggio celebrativo nel centenario di Monet, ma una riflessione sulla forza collettiva di un movimento. «La perfezione è opera collettiva», scrisse Boudin. E Oliviero conclude: «Ciò valse per questo gruppo di pittori che insieme apprendevano, lottavano, soffrirono ed esposero le loro opere. (…) la loro opera dimostrò, forse meglio delle loro azioni, come lottarono per conquistare una visione nuova. Sia in maniera individuale che in maniera collettiva».
Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati / In copertina: CLAUDE MONET, Tempesta a Sainte-Adresse Olio su tela 1857 ca. 32 x 59,5 cm. Collezione privata, Italia