Alla Galleria Continua l’artista belga ripercorre quasi quarant’anni di ricerca sul corpo, tra gabbie, coperte, angeli e memoria.
Negli antichi spazi di Galleria Continua a San Gimignano – tra le pareti scolorite dal tempo e le alte finestre che affacciano sulla piazza principale – le opere di Berlinde De Bruyckere prendono vita, dando una nuova anima alle stanze. Il titolo della mostra – visitabile fino al 19 aprile – è Same Old, Same Old: la solita solfa, per dirla semplicemente, che diventa però una dichiarazione programmatica capace di racchiudere l’intera produzione artistica della De Bruyckere o, come lei stessa la definisce, «una sintesi» del proprio lavoro. A San Gimignano in mostra si trovano infatti disegni e alcune sculture risalenti agli esordi della sua pratica artistica, spaziando dal 1987 a oggi.
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«Per me era molto importante tornare indietro nel passato per rivedere i miei primi lavori. Non era questo il piano. – scherza l’artista ai nostri microfoni – Ho fatto una mostra a Freising, al Museo Diocesano: in quell’occasione ho realizzato un enorme Arcangelo per lo spazio del museo e mi hanno chiesto di mostrare altre opere. Non mi era chiaro cosa affiancare a questo Arcangelo, così mi sono tuffata nel mio archivio».
La mostra Same Old, Same Old alla Galleria Continua
Per Berlinde De Bruyckere – proprio come per chi visiterà la mostra a San Gimignano – scavare nel proprio archivio è stato come individuare un fil rouge non invisibile, ma certamente poco manifesto. «Ho ritrovato vecchi disegni con l’Angelo della morte, ho ritrovato le gabbie e ho pensato che fosse ciò che volevo mostrare accanto al mio lavoro recente, perché lo spiega. – racconta – Qui abbiamo sculture e disegni l’uno accanto all’altro. Ci sono materiali diversi: la gabbia, il ferro, le rose e il piombo, gli animali di peluche, le coperte… Tutti questi materiali ritornano nei trent’anni del mio lavoro da artista e da scultrice. È stata una ricerca davvero importante per creare un collegamento anche con le opere più recenti».
In questo senso, Same Old, Same Old rivela una ciclicità dolorosa che nella De Bruyckere si manifesta nel tempo attraverso materiali differenti. Dai disegni alle sculture, l’artista esplora costantemente l’esperienza umana nella sua complessità. Tornano alcuni motivi visivi – dalle gabbie di ferro alle coperte colorate dei primi lavori – ma la ricerca che li sottende resta invariata, suggerendo come molte delle grandi narrazioni di crisi, violenza e spostamenti forzati siano ormai radicate nella nostra esperienza quotidiana. Il titolo diventa così una constatazione: Same Old, Same Old, sempre la stessa storia.

Il corpo come materia fragile e politica
Lo si comprende osservando le opere Zonder Titel I e Zonder Titel II, realizzate con legno e coperte. «In questi lavori – spiega l’artista – ci sono animali di peluche fatti di coperte. Se però guardi la loro forma, sono molto umani: si riconosce un corpo, elementi appesi, frammenti di braccia e teste. Eppure restano astratti, e questo ti permette di riflettere, perché non sono perfettamente modellati. La coperta è un materiale che usavo già nei disegni e nelle gabbie. La prima volta non l’ho utilizzata per gli animali di peluche, ma per le gabbie, che erano più concettuali: fatte di acciaio e specchi. Ho aggiunto la coperta all’interno per trasmettere una sensazione calda e piacevole, mentre all’esterno era fredda».
C’è poi un altro elemento imprescindibile per Berlinde De Bruyckere: «La coperta è un materiale con uno scopo, con una memoria e con una storia. Da allora, nel mio mondo, è diventata molto importante accanto alla cera, al piombo e al ferro. È una storia in corso».
Le opere in mostra: gabbie, coperte e angeli
In mostra si trovano così alcune delle opere più emblematiche della sua ricerca, in cui il corpo – umano o animale – appare come organismo fragile, incompiuto e in continua trasformazione. In Spreken (1999), due figure umane celate sotto pesanti coperte si fronteggiano in uno spazio intimo, dove l’espressività non passa dal volto ma dalla postura e dalla materia. I Never Promised You a Rose Garden (1992) riflette invece sul rapporto tra promessa e disillusione attraverso cesti di vimini colmi di rose piegate da sottili fogli di piombo, trasformando il simbolo tradizionale dell’amore in un oggetto freddo e immobile. L’opera dialoga con l’installazione monumentale omonima conservata allo SMAK di Gent, concepita come un archivio di memoria e desiderio congelato nel tempo.

Nel ciclo Kooi, le gabbie diventano metafora di strutture di controllo che delimitano e disciplinano il corpo, spesso evocato più per assenza che per presenza. Nei disegni, come in De vrouw ontvangt de vleugels van de zoon, la trasformazione assume una dimensione simbolica legata alla figura dell’angelo. Il percorso si chiude con Slaapzaal IV (2000), un letto vuoto e sovraccarico che allude alla latenza del corpo e alla tensione tra intimità e violazione, rendendo l’assenza stessa il fulcro emotivo dell’opera.
Il dialogo con lo spazio storico di San Gimignano
È sorprendente come ciascuna opera sembri trovare la propria cornice ideale nel palazzo storico di San Gimignano. Non si tratta però di una nuova sede per De Bruyckere, che aveva già esposto qui nel 2019 con opere site-specific. «Questa volta siamo partiti dalle opere disponibili tra la fine degli anni Ottanta e il 2000. – racconta – Eppure, vedendo come dialogano con lo spazio, tutto appare naturale, perché nel mio lavoro continuo sempre a scrivere sulla storia di qualcun altro. Tutti i disegni che realizzo non sono mai su carta nuova: sono vecchi atlanti, vecchie mappe, fogli sul cui retro magari c’è una lettera d’amore. È come girare pagina e continuare a leggere».
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«Anche le vecchie coperte arrivano da qualche parte, dalle case in cui hanno vissuto con le persone, quindi non c’è solo l’elemento tessile. – continua – È ciò che accade anche qui: entriamo in uno spazio dove qualcuno ha sovrapposto strati di carta da parati per generazioni. Questo vuoto, per me, non è vuoto: è pieno di ricordi e di senso».
Il catalogo e la lettura critica della mostra
Ad accompagnare la mostra c’è anche il catalogo Berlinde De Bruyckere (Gli Ori, 2025), realizzato in occasione di Frieze Masters e presentato il giorno dell’inaugurazione da Valentino Catricalà, Carlo Falciani e dall’artista stessa. Il volume si configura come uno strumento critico fondamentale per leggere la sua ricerca nella dimensione politica ed esistenziale, indagando il corpo come luogo di tensione tra presenza e assenza, stabilità e metamorfosi. Attraverso testi teorici e un’ampia documentazione visiva, il catalogo approfondisce il concetto di informe in senso batailliano come chiave interpretativa del presente, restituendo la complessità di una pratica che smantella le categorie tradizionali dell’umano per immaginare nuove forme di corporeità e nuovi corpi sociali.
Bellezza e orrore
«Nei miei lavori ritornano diversi motivi: il fiore, la gabbia, il letto. – conclude Berlinde – Credo che ognuno si leghi all’immagine che lo ha colpito di più. Quando guardo la piccola stanza con il letto sorretto da gambe sottili e fragili, e poi la scultura composta da tanti strati bucati, come se un parassita li stesse divorando, penso a un’intimità sopraffatta da qualcosa di violento. Non riguarda i nostri letti, ma l’idea che ciò che è intimo possa essere invaso e distrutto. Allo stesso tempo, però, ci sono la bellezza dei motivi, i colori, i cuscini: da un lato qualcosa di molto positivo, dall’altro qualcosa di profondamente negativo».

«È una condizione che viviamo ancora oggi. – riflette l’artista – C’è molta bellezza, molto amore, ma anche molto orrore e molta guerra intorno a noi. Per me quest’opera è una sintesi di come percepisco la nostra vita quotidiana. Anche se è stata realizzata nel 2000, resta attuale nei suoi temi, e continuo a sentirmi creativa rispetto a ciò che accade intorno a me, nel tentativo di offrire delle risposte e mostrare alle persone che non sono sole con le loro domande».
Foto Preview: Berlinde De Bruyckere, Same Old, Same Old, 2025. Veduta della mostra Galleria Continua, San Gimignano, Courtesy: l’artista e GALLERIA CONTINUA, Foto: Ela Bialkowska, OKNO Studio.